Pensione anticipata subito o attendere: cosa conviene economicamente?

Lorenzo Rubini

3 Maggio 2021 - 11:09

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Per chi ha raggiunto i requisiti di accesso alla pensione anticipata conviene maggiormente accedere o continuare a lavorare per qualche altro anno?

Pensione anticipata subito o attendere: cosa conviene economicamente?

Al raggiungimento dei requisiti per accedere alla pensione anticipata il lavoratore può decidere anche di continuare a lavorare per aumentare l’importo dell’assegno previdenziale spettante.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Salve, nel 2021 ho compiuto a febbraio 61 anni. Ho maturato più di 43 anni di contributi. Volevo sapere se per avere una pensione «onesta» di un lavoratore che ha lavorato da ragazzino con i pantaloncini corti, cosa mi conviene fare? : continuare a lavorare ancora per un po’ oppure andare in pensione dall’ 1.1.2022?”

Pensione anticipata

Sicuramente con 43 anni di contributi un lavoratore non solo si è guadagnato il diritto a smettere di lavorare per accedere alla pensione, ma anche il diritto ad un assegno previdenziale di tutto rispetto.

Fermo restando che la convenienza di un pensionamento dal 1 gennaio prossimo o del permanere al lavoro ancora qualche anno deve valutarlo solo e soltanto lei; potrebbe sapere già da subito l’importo della pensione spettante grazie al servizio messo a disposizione dall’INPS (La mia pensione futura), in cui si simula non solo la data del pensionamento ma anche l’importo spettante al momento della quiescenza.

E’ ovvio pensare che lavorando, per esempio, fino ai 67 anni (nel suo caso di parlerebbe di 5 anni di contributi in più) l’importo della pensione sarà più alto sia per i maggiori contributi versati che per il diverso coefficiente di trasformazione applicato nel calcolo dell’assegno. Ma è doveroso fare un bilancio dei pro e dei contro di rimanere al lavoro. Dopo 43 anni di contributi, infatti, si avrebbe anche tutto il diritto di dire «sono stanco».

Per un lavoratore con retribuzione media di 30mila euro l’anno (si parla, quindi, di 9900 euro di contributi versati ogni anno) un anno di contribuzione ai fini previdenziali porta ad un aumento dell’assegno spettante di circa 35/38 euro al mese: questo significa che 5 anni di contributi in più (escludendo l’incremento portato dal coefficiente di trasformazione applicato) porterebbero la pensione a salire di circa 175/190 euro al mese. L’incremento sarebbe anche maggiore, ovviamente, se la retribuzione nel corso dei 5 anni salisse: oltre ad incrementare la parte contributiva della pensione, infatti, si troverebbero effetti positivi anche nella parte retributiva.

Analizzando tutto questo, simulando la pensione che le spetterebbe ora e che le spetterebbe se continuasse a lavorare per altri tot anni nel servizio messo a disposizione dall’INPS per valutare se continuare a lavorare o accedere al pensionamento già dal 1 gennaio 2022.

«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email chiediloamoney@money.it»

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