Pensione Forze Armate e di Polizia: possibile taglio delle agevolazioni, cosa può cambiare

Simone Micocci

8 Febbraio 2022 - 16:22

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Pensione Forze dell’Ordine: alcune agevolazioni potrebbero venir meno dal prossimo anno. Ecco cosa potrebbe cambiare.

Pensione Forze Armate e di Polizia: possibile taglio delle agevolazioni, cosa può cambiare

Dal prossimo anno potrebbero cambiare i requisiti per l’accesso alla pensione delle Forze dell’Ordine. D’altronde, per Forze Armate e di Polizia, vista la specificità del ruolo, non si applicano le regole per il pensionamento come modificate dalla riforma Fornero del 2011: tant’è che il personale in divisa va in pensione molto prima rispetto alla generalità dei lavoratori.

Ad esempio per la pensione di vecchiaia c’è un limite di età ordinamentale che a seconda del grado e della qualifica va da 61 a 66 anni (così come risultato dall’ultimo aggiornamento del 1° gennaio 2019 in base alla variazione delle aspettative di vita), scendendo persino a 59 anni per i colonnelli collocati in soprannumero. Per quanto riguarda la pensione anticipata, invece, le opzioni di pensionamento sono diverse:

  • 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica;
  • età anagrafica 58 anni e aver maturato almeno 35 anni di contributi;
  • età anagrafica 54 anni se entro il 31 dicembre del 2011 è stata raggiunta la massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%.

A questi, dunque, va molto meglio rispetto ai 67 anni di età richiesti alla generalità dei lavoratori per l’accesso alla pensione di vecchiaia, come pure dei 42 anni e 10 mesi di contributi - o 41 anni e 10 mesi nel caso delle donne - della pensione anticipata.

Tuttavia, almeno secondo quanto riportato da Il Giornale, sembra ci sia la possibilità che alcune delle agevolazioni previste per il personale delle Forze dell’Ordine possano essere cancellate dal 1° gennaio 2023. Vediamo cosa potrebbe succedere.

Pensione Forze Armate e Polizia: cosa può succedere il prossimo anno

In queste settimane i rappresentanti del Governo si stanno incontrando con i sindacati per discutere della riforma delle pensioni che potrebbe vedere luce dal 1° gennaio 2023. Obiettivo condiviso è quello di rendere maggiormente flessibile l’accesso alla pensione ma garantendo sostenibilità al sistema.

Ma oltre alla riforma che negli obiettivi dovrà rivedere quanto deciso dalla Fornero nel 2011, potrebbero esserci interventi anche sulla pensione dei militari. Ad esempio, spiega Il Giornale, potrebbe essere cancellata l’opzione suddetta che consente l’accesso alla pensione anticipata una volta che si soddisfano entrambi i seguenti requisiti:

  • contributi: 35 anni;
  • età anagrafica: 58 anni.

Ma non solo: l’abolizione potrebbe interessare tutte le opzioni di pensionamento anticipato per le Forze Armate e di Polizia, quindi anche quella che consente di accedere alla pensione con 41 anni di contributi e indipendentemente dall’età (una sorta di Quota 41 come quella oggi riservata ai soli lavoratori precoci), oppure quella per coloro che alla data del 31 dicembre 2011 hanno raggiunto la massima anzianità contributiva - corrispondente all’aliquota dell’80% - e hanno compiuto almeno i 54 anni di età.

Resterebbe dunque la sola possibilità della pensione di vecchiaia, con la cessazione del servizio possibile solo una volta raggiunto il limite di età.

Pensione militari e adeguamento con le aspettative di vita

Limite che dovrà essere adeguato per tutti in base alle variazioni della speranza di vita: non come oggi, visto che per alcuni militari e poliziotti non è così. Possono accedere alla pensione di vecchiaia al netto degli adeguamenti con le aspettative di vita, infatti, coloro che hanno un’anzianità contributiva di 35 anni e non di 20 anni come richiesto dalla pensione di vecchiaia.

Diversamente, lo stacco tra le agevolazioni riconosciute al personale delle Forze dell’Ordine e quanto succede per la generalità dei lavoratori diventerebbe sempre più ampio.

Se per i primi il limite di età resta sempre compreso tra i 60 e i 65 anni (a patto che i contributi maturati siano almeno 35 anni), questi non subiranno gli effetti degli adeguamenti con le speranze di vita, cosa che invece interessa la platea degli altri lavoratori, per i quali dunque il requisito anagrafico è destinato ad aumentare negli anni.

Dovrà essere così anche per le Forze dell’Ordine: per questo motivo il Governo sta riflettendo - oltre alla possibilità suddetta di eliminare le opzioni di pensionamento anticipato - sulla cancellazione dell’agevolazione che evita l’adeguamento dei requisiti a coloro che hanno 35 anni di contributi.

In tal caso, dunque, il limite di età per l’accesso alla pensione di vecchiaia tornerebbe ad essere tra i 61 e i 66 anni (requisito aggiornato dal 1° gennaio 2019) sia per coloro che hanno 20 anni di contributi che per chi arriva a 35 anni.

E il requisito anagrafico sarebbe anche soggetto ai prossimi adeguamenti, il cui prossimo è previsto per il 1° gennaio 2023 (quando comunque non dovrebbe esserci alcun rialzo visto che il Covid ha abbassato le aspettative di vita).

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