Pagamenti digitali: non è (ancora) la fine del contante, ecco perché

Con il digitale che avanza il mondo dei pagamenti stimola il dibattito Contante vs Denaro elettronico. La banconota è destinata a sparire? Esaminiamo vantaggi e svantaggi di una società sulla via del cashless.

Pagamenti digitali: non è (ancora) la fine del contante, ecco perché

“Il contante, che per millenni ha avuto un ruolo fondamentale per l’umanità, è destinato a scomparire nel corso dei prossimi quindici anni”. L’Economist, una delle testate economiche più influenti al mondo, scriveva così in un editoriale pubblicato nel febbraio del 2007 e intitolato con veemenza “La fine dell’era del contante”. E se un articolo del 1988 potrebbe essere stato profetico, annunciando l’avvento del Bitcoin ben trent’anni prima, questa previsione invece non si è avverata.

Dodici anni fa, la crescita delle carte di pagamento elettronico sembrava inarrestabile e destinata a stravolgere l’uso di banconote e monete, il sistema che gli esseri umani usano per pagare tutti i beni e servizi da ormai tre millenni.

L’Europa preferisce il contante

I dati ufficiali indicano che nella zona Euro la stragrande maggioranza dei pagamenti che si sono realizzati nel 2016 sono stati fatti in contanti nell’80% dei casi. La maggior parte di queste transazioni sono di piccolo importo (la media è di poco superiore ai 12 euro), ragion per cui il volume di denaro che viene cambiato in contanti si ferma al 54%. I pagamenti con carte, che sono solitamente di importo più elevato, si aggirano mediamente intorno ai 40 euro.

All’interno dell’Unione Europea, però, ci sono molte differenze tra i diversi Paesi e le loro abitudini per quanto riguarda l’uso del contante. Nell’ultimo rapporto della Community Cashless Society prodotto da The European House - Ambrosetti, l’Italia ha fatto registrare alcuni avanzamenti sul fronte dell’ecosistema dei pagamenti elettronici, ma ancora insufficienti per consentire un miglioramento rispetto alle altre nazioni europee. Sempre all’interno del report, si legge che grazie alla rapida diffusione della tecnologia contactless e del canale mobile, le transazioni pro-capite con carta di pagamento sono salite da 27 nel 2012 a 43 nel 2016, sebbene questo livello sia ancora lontano dalla media europea di 117.

Anche nel caso dei paesi scandinavi, dove ci sono più strutture che permettono il pagamento con carte, non è prevista la totale scomparsa del contante. L’abitudine di portare soldi in tasca, nonostante le molteplici opzioni di pagamento con denaro elettronico disponibili sul mercato, presenta ancora dei vantaggi.

Contante VS denaro elettronico: pro e contro

Se sia meglio il contante o il denaro elettronico è uno di quegli interrogativi che hanno a che fare con la tecnologia e in grado di sollevare una serie di domande quasi filosofiche.

Chi auspica la scomparsa del contante lo fa perché convinto del fatto che sarebbe un metodo efficace per combattere la criminalità organizzata (solo nel nostro Paese, le agromafie nel 2017 hanno generato un volume d’affari di 22 miliardi di Euro) e un importante segnale nella lotta all’economia sommersa. Senza banconote, per esempio, sarebbe molto più difficile non pagare l’IVA, e lo Stato vedrebbe aumentare le proprie entrate e avrebbe più risorse da poter impiegare per i servizi che eroga ai propri cittadini.

Dal 27 gennaio 2019, la Banca Centrale Europea ha smesso di emettere banconote da 500 euro per evitarne un uso fraudolento all’interno dell’economia reale. L’idea è che il contante dovrebbe essere usato per piccole operazioni ma non per grandi transazioni. Nonostante queste convinzioni, negli ultimi anni è stato dimostrato come la criminalità organizzata abbia una grande capacità di adattamento, e sia capace di operare ad alti livelli in contesti digitali e utilizzando, per i propri affari, anche le nuove tecnologie finanziarie, in primis le criptovalute.

Dall’altra parte, i pro-contante sostengono che se i cittadini non avessero più la possibilità di pagare in contanti perderebbero completamente qualsiasi tipo di diritto alla privacy, poiché tutte le operazioni finanziarie sarebbero completamente tracciabili. Inoltre, dal momento della nascita, tutti sarebbero obbligati ad avere un conto in banca, limitando una libertà che possiamo considerare di base come quella di “tenere i soldi sotto il materasso”.

Il risultato finale sembra tendere verso un equilibrio in cui diversi fattori, da quello puramente economico a quello culturale, si sovrappongono, ma che sembrano garantire la sopravvivenza del contante ancora per molti anni. Spetta a ogni consumatore decidere in qualsiasi momento quale opzione di pagamento scegliere e quali informazioni vuole condividere. Al momento, come esseri umani, sembra che non vogliamo rinunciare a far passare le punta delle dita sulle banconote o giocherellare con le monete in tasca.

Perchè la fine del contante è ancora lontana

“Gli studi che pronosticavano la fine del contante erano chiaramente sproporzionati” ha concluso in uno studio recente John Williams, presidente della Federal Reserve di San Francisco. Sulla base dei dati diffusi dal Fondo Monetario Internazionale, si giunge infatti alla conclusione che nel mondo solo due Paesi hanno visto diminuire, negli ultimi dieci anni, la quantità di contante in circolazione: Svezia e Norvegia.
Nonostante i dati e le cifre, gli argomenti contro il contante sono potenti. Kenneth Saul Rogoff, uno dei più brillanti economisti della sua generazione ed ex capo economista alla testa del Fondo Monetario Internazionale, ha pubblicato un libro tre anni fa (“La fine dei soldi. Una proposta per limitare e danneggiare denaro contante”) in cui auspica la riduzione del contante in circolazione per combattere la criminalità organizzata, la corruzione, il terrorismo e l’economia sommersa, uno dei grandi mali della nostra economia.

In effetti, una delle proposte di Rogoff, ossia iniziare a eliminare le banconote di grosso taglio lasciando in circolazione solo quelle di taglio minore, sembra essere stata accolta dalla BCE.

Uno degli argomenti principali è che uno dei grandi difetti del contante è anche la sua più grande virtù: i pagamenti in cash sono anonimi. Questo può essere un deterrente perché i criminali effettuano pagamenti senza lasciare tracce, ma anche perché i cittadini possono spendere i loro soldi senza dover fornire spiegazioni a nessuno. Una società senza contante sarebbe una società in cui il cittadino non avrebbe alcun anonimato. Diventa quindi un dibattito ideologico e che riguarda le libertà personali di ciascuno di noi.

Per risolvere questo problema, la proposta di Rogoff è che i cittadini possano continuare a fare acquisti in contanti per un importo ragionevole (per operazioni di piccole dimensioni) e, d’altra parte, proibire le operazioni in contanti per importi significativi. Questo è il motivo per cui suppongo che la “piccola evasione”, che consente, per esempio, di non dichiarare l’IVA quando facciamo un piccolo miglioramento domestico, continuerà a persistere.

C’è sempre più contante in circolazione

Infatti, secondo un rapporto della Banca dei regolamenti internazionali, il contante in circolazione continua a crescere anno dopo anno, probabilmente anche grazie al fatto che ci sono sempre più cittadini che considerano più sicuro tenere denaro in casa che presso la propria banca (specialmente in un momento in cui i tassi di interesse sono ai minimi storici e nel quale, pertanto, c’è poca differenza tra conservare il denaro tra le mura domestiche o in un deposito bancario visto che i rendimenti che generano sono identici: zero).

Ma se il contante dovesse scomparire e i cittadini non potessero ottenere denaro dalle banche, si ritroverebbero senza alternative. In una situazione di questo tipo, inoltre, il settore finanziario avrebbe il monopolio esclusivo di un bene, la valuta, che da secoli è in mani pubbliche.

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