Oro e petrolio, crollo dei prezzi: a rischio il rialzo dei tassi USA?

Il crollo dei prezzi del petrolio e dell’oro potrebbe dissuadere ancora la Federal Reserve nel rialzare i tassi di interesse? Pressione deflazionistica all’orizzonte.

Un ampio calo dei prezzi delle commodities - in particolare dell’oro e del petrolio - e la forza rinnovata del dollaro indicano una nuova pressione deflazionistica all’orizzonte che indebolisce le possibilità di un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti nel breve termine, a quanto riferiscono alcuni analisti.

In questa settimana il prezzo dell’oro ha toccato i minimi di cinque anni e il prezzo del petrolio greggio degli Stati Uniti è sceso sotto quota 50 dollari al barile per la prima volta da aprile, con i prezzi ora in via di stabilizzazione.

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«Dato che i prezzi più bassi delle materie prime rischiano di portare ad un effetto disinflazionistico, è difficile anche solo pensare come la Fed stia prendendo in considerazione un rialzo dei tassi in un contesto così debole, elemento che i mercati sembrano non prendere in considerazione al momento,»

commenta Michael Hewson, capo analista presso CMC Markets UK.

La Federal Reserve aspetta ad aumentare i tassi di interesse fino a quando i prezzi inizieranno a salire. I dati pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato che l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti (CPI) è salito dello 0,3 per cento nel mese di giugno, dopo un aumento dello 0,4 per cento a maggio, spingendo il CPI annualizzato in territorio positivo per la prima volta da dicembre.

Ma il calo dei prezzi di oro e petrolio potrebbe causare l’allentamento delle pressioni sui prezzi, dicono gli analisti.
Il Thomson Reuters Core Commodity CRB Index, che tiene traccia di 19 materie prime, è sceso di quasi l’8 per cento quest’anno e di quasi il 30 per cento dal livello in cui si trovava lo scorso luglio.

I prezzi delle materie prime, in generale, stanno soffrendo della domanda debole e dell’aumento del dollaro. La maggior parte delle commodities ha il prezzo espresso in dollari, quindi un aumento della valuta rende il petrolio e l’oro più costosi per i titolari di altre valute.

L’indice del dollaro ha colpito il massimo di tre mesi contro un paniere di altre valute importanti martedì, tra le aspettative di un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti nei prossimi mesi.

«E’ tutto un ragionamento ciclico, il dollaro aumenta di valore e questo indebolisce la crescita e la Fed deve aspettare ancora per rialzare i tassi. Ma poi la crescita rallenta e il dollaro scende,»

commenta Jonathan Mackay, della Morgan Stanley Wealth Management alla CNBC.

Rialzo dei tassi Fed a settembre a rischio?
Le forti aspettative per un rialzo dei tassi di interesse a settembre sono frutto delle ultime dichiarazioni dei membri della Federal Reserve.
Il presidente Janet Yellen ha riferito la settimana scorsa che i tassi probabilmente aumenteranno quest’anno in dipendenza dei dati, mentre il presidente della Fed di St. Louis Fed, James Bullard, lunedì ha dichiarato chec’è una possibilità più alta del 50 per cento che l’aumento dei tassi avvenga nel mese di settembre.

«I tassi di interesse prima o poi devono salire, ma chi pensa che i tassi aumenteranno a settembre sono nel torto»,

riferisce Mark Sebastian, fondatore di OptionPit.Com.

«L’unica ragione per cui la Fed potrebbe alzare i tassi nel mese di settembre è perché ha detto che l’avrebbero fatto.»

Commodities, crollo dei prezzi: gli effetti positivi
Altri invece mostrano un altro modo di guardare al selloff dei prezzi delle commodities. Il calo del petrolio, per esempio, permette il risparmio dei consumatori e delle imprese, il che aiuta a rafforzare la crescita e a reflazionare l’economia nel lungo termine.

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