Nutriscore: come si legge, come si calcola e perché l’Italia non lo vuole

17 Novembre 2021 - 22:13

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Nutriscore è un nuovo sistema di etichettatura (made in Francia) che potrebbe arrivare anche in Italia. Ma perché è tanto criticato? Ecco gli aspetti negativi che minano alla dieta mediterranea.

Nutriscore: come si legge, come si calcola e perché l'Italia non lo vuole

Potrebbe arrivare anche in Italia un nuovo sistema di etichettatura a semaforo per la classificazione dei prodotti. Si chiama Nutriscore e da alcuni anni sta facendo tremare il sistema agroalimentare italiano.

Il Nutriscore, così come è stato pensato, rischia infatti di peggiorare l’impatto che i prodotti italiani hanno sul mercato europeo. Il funzionamento dell’etichettatura non è chiaro e presenta alcuni aspetti problematici.

Dopo l’addio alle etichette per il grano 100% italiano, l’ingresso nel mercato di pomodoro proveniente dall’estero, il Nutriscore sarebbe l’ennesimo colpo alla qualità made in Italy.

Che cos’è il Nutriscore?

Il Nutriscore, in poche parole, è un nuovo sistema di etichettatura per i prodotti alimentari. È stato sviluppato da un équipe di epidemiologia nutrizionale per il Ministero della Salute francese, utilizzando le tabelle della Food Standard Agency del Regno Unito.

Al momento è un sistema di etichettatura volontario che le aziende possono decidere di adottare e che è disponibile in Francia, Belgio, Germania e Portogallo, ma presto potrebbe arrivare anche in Italia.

Come si legge e come funziona il Nutriscore?

Visivamente il Nutriscore si presenta come un semaforo, ma in realtà ha una doppia lettura, quella dei colori (dal rosso al verde) e quella delle lettere (dalla E alla A). Ovviamente un prodotto “sano” corrisponde alla lettera A o al colore verde, mentre uno considerato “meno sano” al colore rosso o alla lettera E. Le virgolette su “sano” sono d’obbligo e in seguito si capirà il perché.

Il sistema si basa su 100 grammi di prodotto e serve per confrontare due alimenti della stessa categoria. Aspetto, questo, non facile da comprendere a una prima occhiata e che rischia di creare ancora più confusione.

Facciamo un esempio con valutazioni reali:

L’olio d’oliva è nella categoria di prodotti poco salutari, nella lettera D (rossa), mentre la Coca Cola zero è all’interno della categoria B (verde chiaro).

Perché questo assurdo risultato? Perché il sistema a semaforo francese si basa su 100 grammi di prodotto e ovviamente 100 grammi di olio sono considerabili “peggiori” per la salute di 100 grammi di una bevanda gassata. Ma non è in questo modo che andrebbe letta l’etichetta, infatti il sistema prevede un confronto tra alimenti della stessa categoria.

Proviamo con un altro esempio:

100 grammi di Coca Cola zero sono nella categoria B (verde chiaro), mentre 100 grammi di Coca Cola normale sono nella categoria E (rosso scuro).

Aspetti positivi e aspetti negativi del Nutriscore

Il Nutriscore presenta aspetti positivi da non sottovalutare. Infatti prendendo a campione dei clienti è stato possibile riscontrare che le etichette sono più semplici da leggere rispetto a quelle con i valori nutrizionali. Ma, come abbiamo visto con gli esempi, possono anche presentare alcune criticità.

Aspetti positivi del Nutriscore:

  • sistema intuitivo
  • migliora gli acquisti in senso più salutare se si confrontano due alimenti della stessa categoria

Aspetti negativi del Nutriscore:

  • non spiega il contenuto del prodotto
  • crea confusione tra alimenti di diverse categorie

L’Italia schierata contro il Nutriscore: perché?

Il progetto francese per l’etichettatura del cibo è improntato sulla semplicità, infatti intervistati in merito i creatori del Nutriscore hanno dichiarato che le etichette con i valori nutrizionali sono “troppo complesse da capire” per chi acquista un prodotto.

Questa classificazione però rischia di punire i prodotti italiani, come formaggio, prosciutto e olio d’oliva, perché i loro valori nutrizionali non sono presi in considerazione all’interno di una dieta equilibrata.

Un ulteriore rischio è quello relativo alla confusione dell’acquirente che, messo davanti a un etichetta che segna in rosso (cioè non sano) una mozzarella, potrebbe decidere di non acquistarla.

Il Ministro dell’agricoltura, Stefano Patuanelli, ha già espresso la sua contrarietà all’introduzione di un sistema di etichettatura a semaforo e porterà questa istanza in sede europea. Non c’è in gioco solo la salute del cittadino, ricorda Patuanelli sottolineando gli aspetti negativi del Nutriscore, ma anche il commercio dei prodotti made in Italy.

A ben vedere sono tutti i prodotti naturali e poco trattati a rischio. Infatti per il Nutriscore sono più “sani” 100 grammi di patatine fritte congelate che 100 grammi di prosciutto crudo. Un aspetto poco considerato tra le critiche al Nutriscore è che questo sistema penalizza tutti i produttori europei.

Patuanelli inoltre parla di “sistema di condizionamento del mercato”, sottolineando come l’etichetta a semaforo non abbia valore scientifico per l’apporto nutrizionale, ma risponde invece molto bene a un’idea di mercato: verde sì, rosso no.

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