Nuovo DPCM, chiusura Regioni: chi rischia e come saranno decisi i lockdown

Giuseppe Conte nell’annunciare il nuovo DPCM ha anticipato come potranno avvenire le chiusure delle Regioni: ci sarà un meccanismo a tre livelli, in base ai risultati di 21 parametri ogni settimana potranno essere decisi, o revocati, dei lockdown locali o altre misure restrittive.

Nuovo DPCM, chiusura Regioni: chi rischia e come saranno decisi i lockdown

Se la gestione dell’emergenza coronavirus in Italia finora è stata più che complessa, dopo le novità annunciate da Giuseppe Conte nel suo intervento alla Camera c’è il rischio che il tutto diventi cervellotico e molto più ingarbugliato.

Con il nuovo DPCM, il terzo nel giro di neanche venti giorni e che sarà licenziato probabilmente nella giornata di martedì 3 novembre, per un mese le Regioni saranno ogni settimana valutate in base a tre livelli di rischio.

Sarà così il Ministero della Salute a giudicare settimanalmente ogni singola Regione, classificandola in maniera automatica in uno dei tre livelli in base a 21 criteri, probabilmente quelli già delineati la scorsa primavera per determinare i coefficienti di rischio.

Oltre all’ormai famoso indice Rt, tra i parametri che saranno presi in considerazione ci dovrebbero essere voci come il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, la percentuale di tamponi positivi, il numero di nuovi focolai e l’occupazione dei posti letto in rapporto con la disponibilità.

Ancora è da capire quali saranno le soglie in base a cui le Regioni saranno classificate, con i dettagli che dovrebbero essere forniti a breve quando saranno illustrati in maniera ufficiale i dettami del nuovo DPCM.

Nuovo DPCM: cosa cambia con i livelli di rischio

L’unica cosa che appare certa è che il livello più basso di rischio comporterà l’applicazione dei provvedimenti a carattere nazionale. Oltre a quelli già in vigore, con il prossimo DPCM scatterà anche il coprifuoco serale, la didattica a distanza per le superiori e la chiusura dei centri commerciali durante i fine settimana eccezion fatta per le farmacie, i tabaccai, i supermercati e le edicole presenti all’interno delle strutture.

Ogni venerdì l’ISS valuta in maniera complessiva i dati della settimana per quanto riguarda questa emergenza coronavirus. Da adesso quando il rapporto arriverà al Ministero della Salute, il dicastero classificherà ogni singola Regione.

Nel suo intervento il premier Conte ha anche parlato di un Paese che starebbe scivolando verso lo Scenario 4, ovvero il livello più a rischio di uno studio elaborato di recente dal Comitato Tecnico Scientifico.

In questo dossier i vari “scenari” venivano catalogati in base all’indice Rt delle varie Regioni: sopra un Rt 1,5 scattava lo Scenario 3, mentre oltrepassando un Rt 2 si arrivava alla situazione molto grave di uno Scenario 4.

Le Regioni a rischio lockdown

Al momento, come scrive il Corriere in Italia sono due le Regioni con un Rt superiore a 2: Lombardia (2,09) e Piemonte (2,16). Sopra invece a un Rt 1,5 ci sarebbero: Calabria (1,66), Emilia Romagna (1,63), Friuli Venezia Giulia (1,5), Lazio (1,51), Liguria (1,54), Molise (1,86), Provincia di Bolzano (1,96), Provincia di Trento (1,5), Puglia (1,65), Umbria (1,67) e Valle d’Aosta (1,89).

Cosa può succedere alle Regioni che superano i due livelli di rischio annunciati da Conte? Si andrebbe da un blocco degli spostamenti da e verso quel determinato territorio, alla chiusura di attività (negozi, bar e ristoranti) fino a un possibile lockdown.

Come detto l’indice Rt sarà solo uno dei parametri che saranno presi in considerazione, oltre al fatto che peserà anche il da quanto tempo una Regione supera determinate soglie.

Per capire al meglio come funzionerà questo meccanismo si dovrà aspettare l’annuncio ufficiale del nuovo DPCM, dove sarà fatta chiarezza sulle soglie e sulle eventuali misure restrittive da applicare.

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