Non solo trimestrali: ecco i 2 fattori che spingono in alto i titoli

Pierandrea Ferrari

5 Maggio 2021 - 10:36

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I mercati sembrano ormai assuefatti alle trimestrali da favola, al punto che al boom degli utili (spesso) non segue più una cavalcata dei titoli. Cosa detta, allora, gli strappi verso l’alto dell’azionario? Per gli analisti 2 fattori: dividendi ed ETF.

Non solo trimestrali: ecco i 2 fattori che spingono in alto i titoli

Le trimestrali sono state a lungo una sorta di bussola per i mercati, ma le pieghe del tempo iniziano ad intravedersi. I primi conti 2021 hanno visto la differenza tra gli utili annunciati dalle società quotate e quelli attesi dagli analisti ai massimi storici negli USA e al picco di quattordici anni in Europa, eppure le Borse non sembrano festeggiare. Gli investitori, nella stagione pandemica (ed euforica) 2020-2021, si sono assuefatti al boom dei profitti?

Ad un interrogativo del genere non può seguire una risposta tranchant, visto il mare magnum dell’azionario e le specificità dei listini e delle società quotate, ma è chiaro che dopo mesi di record e conti da favola le trimestrali potrebbero aver perso parte della loro attrattività. Per questo, gli analisti guardano in misura crescente ad altri 2 fattori per spiegare le fortune dell’azionario: i dividendi e gli Exchange-traded fund (ETF).

1. Il ritorno dei dividendi

Lo scorso anno, come noto, la BCE e la Fed avevano introdotto alcune misure – in via precauzionale – per affrontare gli scossoni della pandemia. Tra queste, il taglio o la sospensione dei dividendi riconosciuti agli azionisti dalle banche per mantenere livelli adeguati di liquidità. Una decisione che aveva finito per contagiare anche venti società quotate dell’indice benchmark USA S&P500, e a cascata gli altri listini e le Borse europee.

Un anno dopo, e precisamente lo scorso aprile, si è assistito alla più classica delle inversioni ad U: le aperture della BCE e della Fed sui dividendi e sui buyback per le banche, previste in misura graduale nel corso di quest’anno, hanno ridato forza alle remunerazioni delle società, in particolar modo negli Stati Uniti. Lo scorso mese 33 big cap dell’S&P500 hanno aumentato i dividendi, e nessuna ha annunciato una riduzione o una sospensione. Inoltre, altre 10 – da Marathon Oil a TJX – che avevano bloccato le remunerazioni nel 2020 le hanno di fatto ripristinate, spesso con ritocchi al rialzo.

Un trend destinato a durare, gonfiando le tasche degli azionisti e le quotazioni delle società? Secondo Howard Silverblatt, analista di S&P Global Indices, il volume dei dividendi dell’indice benchmark USA aumenterà del 5% nel corso dell’anno, passando da 483 a 515 miliardi di dollari.

2. Il successo degli ETF

Oltre al ritorno in pompa magna dei dividendi, a premiare l’azionario ci pensano anche gli ETF. Il boom di questi fondi d’investimento è nei numeri: secondo i dati pubblicati da ETF Trends, gli investitori hanno piazzato fino a 55 miliardi di dollari lo scorso mese, portando il volume d’affari dei replicanti a 258 miliardi su base year-to-date.

Un successo che potrebbe essere spiegato dalla graduale conversione dei trader retail, sempre meno attratti da titoli individuali e ormai in prima linea sui prodotti finanziari che promettono una esposizione verso i sottostanti, come gli indici azionari o panieri di titoli selezionati.

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