Hedge fund scatenati. Ecco l’azione più bersagliata del 2026

Redazione Money Premium

7 Marzo 2026 - 07:00

Fuga dal software, semiconduttori in ascesa: cosa stanno facendo davvero gli hedge fund?

Hedge fund scatenati. Ecco l’azione più bersagliata del 2026

Negli ultimi mesi lo short selling ha conosciuto una fase di rinnovato vigore.

Dopo anni di mercati in forte ascesa, durante i quali molte posizioni ribassiste sono state travolte da dolorosi short squeeze, l’interesse per le vendite allo scoperto è tornato a crescere.

L’interesse short mediano sui titoli dello S&P 500 si è attestato intorno al 2,7 per cento, uno dei livelli più elevati dell’ultimo decennio. Tuttavia, ciò che colpisce non è solo l’aumento quantitativo, ma la trasformazione qualitativa dei bersagli.

Se in passato nel mirino degli hedge fund figuravano società legate alle utility o proxy dell’intelligenza artificiale, con nomi come Bloom Energy, Charter o Reddit ai vertici delle classifiche per percentuale di capitalizzazione venduta allo scoperto, oggi il primato spetta a un’azienda simbolo della finanza ibridata con il mondo cripto: Strategy, la società precedentemente nota come MicroStrategy.

Appena un anno fa Strategy non compariva nemmeno tra i primi cinquanta titoli più shortati negli Stati Uniti. Una circostanza coerente con il contesto di allora, caratterizzato da un rally travolgente del Bitcoin e dalla narrativa secondo cui la società rappresentava “il primo veicolo di credito digitale al mondo”. In una fase di euforia, vendere allo scoperto un titolo così fortemente correlato alla criptovaluta dominante avrebbe significato esporsi a rischi potenzialmente devastanti. Del resto, una delle regole non scritte dello short selling è colpire ciò che sta già scendendo, non ciò che sta volando.

Il picco del Bitcoin contro le valute fiat tradizionali si è registrato in ottobre. Strategy aveva però iniziato a perdere terreno già prima, anticipando in parte l’inversione del sentiment. A novembre il titolo era balzato al terzo posto tra le azioni statunitensi più shortate; oggi ha conquistato il primo posto tra le società con capitalizzazione superiore ai 25 miliardi di dollari. In altre parole, è diventata il titolo “più odiato” d’America, almeno secondo la metrica dell’interesse short.

Le ragioni di questo primato sono almeno due. La prima è di natura finanziaria. Strategy è una costruzione complessa, fondata su un mix di leva, esposizione massiccia al Bitcoin e ingegneria finanziaria. La sua traiettoria ascendente è stata alimentata dalla convinzione che detenere enormi quantità di criptovaluta potesse trasformare la società in una sorta di proxy azionario del mondo cripto. Ma quando la narrativa si incrina e i prezzi scendono, la leva amplifica il movimento al ribasso con la stessa forza con cui aveva amplificato quello al rialzo. Sebbene il primo vero stress di liquidità significativo sia atteso solo nel 2027, il mercato tende ad anticipare i rischi, e gli operatori ribassisti non aspettano che le tensioni si materializzino.

La seconda ragione è più simbolica e culturale. In modo quasi caricaturale, Strategy incarna lo spirito di un’epoca in cui confini tra tecnologia, finanza e storytelling si sono fatti porosi. Il suo amministratore delegato, Michael Saylor, è stato uno dei più ferventi evangelisti del Bitcoin, contribuendo a costruire un’immagine epica dell’investimento in criptovalute. Quando l’epica si trasforma in vulnerabilità, il mercato reagisce con altrettanta intensità. La concentrazione di posizioni corte diventa così anche un giudizio collettivo sulla sostenibilità di una certa narrazione.

È importante osservare che i dati sull’interesse short risalgono alla fine di gennaio e precedono la recente fase di turbolenza che ha colpito in particolare i titoli software. Già prima di questo scossone, tuttavia, diversi hedge fund avevano iniziato a ribilanciare i portafogli. Molti avevano ridotto l’esposizione netta verso il software, spostandosi verso comparti considerati più “hard tech”, come i semiconduttori, o addirittura verso settori della cosiddetta old economy. Aziende come Norfolk Southern nel trasporto ferroviario e ITT Inc. nella produzione di macchinari hanno beneficiato di questo riposizionamento.

All’interno del settore tecnologico si è assistito a una rotazione marcata: meno software, più semiconduttori. Titoli come Applied Materials, ASML e TSMC sono entrati nelle liste dei preferiti dagli hedge fund, insieme a nomi quali Micron Technology, Nvidia e Teradyne. Al contrario, società software come Salesforce e DocuSign hanno registrato un calo significativo dell’interesse da parte dei fondi.

Nonostante ciò, molte grandi capitalizzazioni sono rimaste fortemente presenti nei portafogli long dei gestori all’inizio dell’anno. Colossi come Microsoft, Visa, Mastercard, Amazon e Capital One erano ancora tra le partecipazioni più diffuse, salvo poi subire pressioni rilevanti nelle settimane successive. Questo solleva interrogativi interessanti sulle performance future dei fondi e sulla tenuta delle strategie adottate in un contesto di volatilità crescente.

Il caso Strategy rappresenta dunque qualcosa di più di una semplice classifica di short interest. È il riflesso di un mercato che, dopo anni di entusiasmo quasi ininterrotto, torna a interrogarsi sulla solidità delle fondamenta sottostanti certe valutazioni. È anche la dimostrazione che, in un’epoca dominata da narrativa, tecnologia e finanza creativa, la fiducia può cambiare direzione rapidamente. E quando lo fa, gli speculatori ribassisti non esitano a trasformare l’ex beniamino in bersaglio privilegiato.