Cassazione: IRAP non dovuta se mancano dipendenti con contratto di lavoro subordinato

Manuela Margilio

8 Febbraio 2014 - 14:03

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In mancanza di dipendenti assunti con contratto di lavoro subordinato non sussiste il requisito dell’autonoma organizzazione rilevante ai fini del versamento dell’Imposta regionale sulle attività produttive.

E’ quanto stabilito dalla Cassazione Tributaria con ordinanza 5 febbraio 2014 n. 2520.
Il caso. La Commissione Tributaria Regionale del Veneto (Mestre) confermava la sentenza di primo grado che riteneva legittimo l’assoggettamento a IRAP dei redditi professionali di un dottore commercialista per gli anni 2003 e 2004.

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso presentato dal professionista sostenendo che la sentenza impugnata aveva rilevato “la presenza di una forte componente organizzativa”, senza considerare che nello studio del commercialista operavano solo dei praticanti e non personale dipendente.

Con l’ordinanza in esame la Suprema Corte ha contribuito a definire il concetto di autonoma organizzazione, confermando l’orientamento secondo cui la presenza di praticanti in uno studio professionale non è elemento sufficiente per ravvisare la stabile organizzazione richiesta dalla legge ai fini del prelievo dell’IRAP.

La questione era già stata affrontata con un precedente lo scorso anno sempre dalla Corte Suprema.

In particolare, facendo riferimento a quanto statuito dalle sentenze n. 17920 del 2013 e n. 8834 del 2009, l’utilizzo di un praticante non può ravvisare un principio di organizzazione, in quanto il tirocinante sta completando il suo iter formativo senza contribuire alla formazione del reddito in modo autonomo.

A quanto premesso fa eccezione il caso in cui l’entità dei compensi corrisposti al praticante consenta di affermare che quest’ultimo abbia svolto, di fatto, la funzione di personale dipendente (si veda Cass. n. 17920/13 cit.).

Anche l’Agenzia delle Entrate con circolare 45/E del 2008 aveva accolto la stessa interpretazione riconoscendo al tirocinio la funzione di formare il praticante. Di fatto poi tale interpretazione veniva disattesa e ora la Cassazione ha cercato di mettere chiarezza risolvendo le contese che ne sono conseguite.

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