Mps torna a far paura: conversione forzata bond subordinati?

Mps torna a far paura: pesa il caos ai vertici e l’incertezza per il prossimo aumento di capitale. Al momento si pensa a una conversione forzata (e non più volontaria) dei bond subordinati.

Crisi senza fine per il titolo Mps, che nell’ultima seduta di venerdì 16 settembre ha ceduto il 9,3% (mentre adesso viaggia a +3%) sprofondando a 20 centesimi, nuovo minimo storico lontano anni luce dagli 1,17 euro dell’ultimo aumento di capitale risalente a giugno 2015.

In una giornata disastrosa per tutte le Borse Ue, affossate dall’effetto Francoforte e dall’incertezza sui tassi americani, Mps ha pagato il terremoto al vertice causato dalle dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, seguite da quelle del presidente Massimo Tononi.

Il nuovo Ceo dell’istituto senese, Marco Morelli, è già al lavoro sul maxi aumento di capitale da 5 miliardi: una cifra mostruosa, pari a 8 otto volte e mezzo l’attuale valore di Mps, che ormai capitalizza 592 milioni di euro.

Per questo motivo il nuovo management di Rocca Salmbeni si sta muovendo per ridurre l’entità della ricapitalizzazione, convertendo in azioni i bond subordinati (su base volontaria o coattiva? Questo il nodo da sciogliere) e cercando uno o più anchor investor disposti a scommettere sul futuro della banca.

Mps: il parere di Banca Imi e Davide Serra

Secondo gli analisti di Banca Imi continuano a ritenere che “la conversione dei bond subordinati sia cruciale per aumentare la fattibilità del piano sul capitale di Mps”.

Secondo il finanziere Davide Serra, numero uno del fondo Algebris, sarà sufficiente un aumento di capitale da 3 miliardi, visto che almeno due dei 5 e passa iniziali dovrebbero essere convertiti.

Ad ogni modo, i contenuti del nuovo piano industriale potrebbero essere svelati non prima della fine di settembre.

Sempre gli analisti di Banca Imi si aspettano che

“il prezzo dell’azione resti penalizzato dalle incertezze relative alla strategia della banca e che per l’esecuzione del piano sul capitale possa servire anche più tempo di quanto stimato”.

Prima di procedere all’aumento di capitale (che potrebbe slittare anche a febbraio 2017), il Monte dei Paschi dovrà affrontare il capitolo sofferenze, dando il via alla cartolarizzazione di 27 miliardi di crediti deteriorati lordi, operazione sulla quale sono al lavoro gli advisor di Mps e il fondo Atlante, che ha ancora delle risorse residue da investire nell’istituto senese.

Mps e il referendum costituzionale

L’incognita principale che incombe sul futuro di Mps è il referendum costituzionale di fine novembre-inizio dicembre.

Ma sono in tanti a ritenere - come sottolinea l’ultimo report della società indipendente di ricerca londinese RedBurn - che il Monte dei Paschi di Siena faticherà a completare la ricapitalizzazione anche in caso di vittoria del Sì, auspicata dalle banche coinvolte nel consorzio di garanzia per l’aumento.

Mps: la partita per il dopo Tononi

Intanto entra nel vivo la partita per la successione a Massimo Tononi al vertice di Mps. I nomi circolati con più insistenza sono quelli di Fabrizio Saccomanni, Vittorio Grilli e Lorenzo Bini Smaghi. Ma non vanno sottovalutate altre opzioni come gli interni Roberto Isolani e Antonino Turicchi.

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