Michele Boldrin: i No Euro? Vanno solo fischiati (VIDEO)

Uscire dall’Euro? Una follia, ma non un rischio imminente. I No Euro? Andrebbero solo fischiati. Parola di Michele Boldrin, docente della Washington University in St. Louis, nella 4^ puntata di “Testa o Croce”, il format di Money.it in cui sfilano autorevoli voci pro o contro la moneta unica e le istituzioni europee.

L’ospite della quarta puntata di Testa o Croce, il format di Money.it dedicato al dibattito su Euro sì o no, è Michele Boldrin, famoso economista e professore universitario. Intervistato dal conduttore e giornalista Fabio Frabetti (il video dell’intervento integrale è disponibile in testa all’articolo), Boldrin ha usato parole molto dure contro l’uscita dall’Euro e gli euroscettici, estendendo la sua riflessione sulla spesa pubblica italiana, Quota 100 e reddito di cittadinanza. Ecco che cosa ha detto.

Boldrin su euroscettici: sono da fischiare

’’I sentimenti confusi nei confronti dell’Europa non sono una cosa nuova, da quello che ci dicono i risultati elettorali e i personaggi mandati in Parlamento. La maggioranza degli italiani vuole la moglie ubriaca e la botte piena. Sono stati eletti una serie di inutili avventurieri e personaggi improbabili che urlano continuamente di Europa cattiva, del temibile Juncker, dei vincoli di Bruxelles e di tante altre cose inventate.

Marco Rizzo a Testa o Croce: una rivoluzione dei popoli per uscire dall’Euro

Più che sfiducia nell’Europa c’è un infantilismo politico-culturale. Una fetta di Paese non ha voglia di mettersi a lavorare, di tirarsi su le maniche, e se la prende un po’ con tutti, come quei figli che tirano calci ai genitori ma allo stesso tempo stringono loro la mano perché hanno paura. Nessuno ha offerto un ragionamento razionale del perché la Francia, la Spagna o l’Olanda possano essere responsabili del sottosviluppo del meridione, dell’inefficienza del sistema giudiziario italiano, dello sfacelo del sistema scolastico ed universitario.

È una bugia infantile, siamo di fronte a un problema psichiatrico quando si attribuisce all’Europa la responsabilità dei nostri disastri. Senza Euro l’Italia sarebbe mal ridotta, senza quell’iniezione di fiducia verso il debito italiano avremmo rischiato il default. E gli italiani che lo avevano acquistato avrebbero perso il 30% di quanto investito.

Anche secondo Filippo Taddei sarebbe una follia uscire dall’Euro, ndr. Guarda la sua intervista a Testa o Croce qui

Come avrebbe reagito il corpo sociale italiano? Gli economisti anti-euro come Borghi o Bagnai sono incompetenti e irresponsabili. La colpa è anche della televisione che ha saputo trasformarli in eroi trattandoli alla pari di persone come me o Taddei. Quando Bagnai, per sua insistenza, ha voluto confrontarsi con me non ha detto nessuna falsità di quelle che solitamente dice. Il mondo economico dovrebbe rendersene conto e fischiarli ogni volta che appaiono.

Borghi è un personaggio non qualificabile, Bagnai è un mediocre economo di provincia. Si è inventato una propaganda che ha fatto presa su persone deboli e spaventate, una crociata di panzane pro domo sua che ha cambiato nemico ed obiettivo negli anni. Il successo di pubblico non corrisponde alla verità. L’uscita dall’euro è una follia della quale non riesco neanche a discutere’’.

Senza follie l’adesione all’euro non è a rischio

’’I nostri partner si stanno comportando in modo rilassato con noi, nonostante le provocazioni soprattutto di marca leghista, volte ad ottenere consensi in vista delle elezioni europee e facendo danni al Paese. Se nessuno fa follie l’Italia non esce dall’Euro: ci vorrebbero atti irresponsabili da parte nostra in grado di scatenare agitazione nei mercati.

Lo spread d’altronde non è il vero problema, quando scende non abbiamo risolto niente. Tutti i nostri atavici mali rimangono intatti. Lo spread segnala solo che i risparmiatori italiani e internazionali considerano i comportamenti del governo irresponsabili. La gente si spaventa per molto poco’’.

Tagliare la spesa è la vera emergenza

’’I debiti vanno controllati, si ripagano quando si può. I tedeschi lo hanno fatto, ma solo come conseguenza dovuta agli anni di crescita, non come obiettivo assillante.

Il vero problema italiano è la spesa pubblica altissima e distribuita in modo folle. Soprattutto nelle pensioni e negli altri comparti, c’è un intero sistema assistenziale. Si danno stipendi a persone a cui in molti casi non è richiesto di dare in cambio servizi, manca il controllo.

E dove invece i servizi servirebbero, abbiamo tagliato la spesa pubblica. Mi riferisco all’istruzione e alla sanità. Il vero problema non è tagliare il debito, ma smettere di farlo crescere. Gli investitori si tranquillizzerebbero con un Def in cui si dice che nel prossimo triennio arriveremo a deficit zero, dedicandoci così a razionalizzare la spesa pubblica.
Questo non produrrebbe alcun costo sociale. Lavorare a 63 anni è un costo sociale? Perché mandare in pensione persone che hanno ancora 30 anni di vita davanti? Siamo il paese dei lamenti, a tutti piacerebbe vivere senza lavorare, ma per farlo ci vuole qualcuno che paghi.

Quota 100 è una follia: arriviamo a spendere 14 miliardi in più all’anno, andando a prenderli dalle tasche di chi lavora e produce. Lo stesso vale per il reddito di cittadinanza, un incentivo per rimanere dove il lavoro non c’è e con cui vivacchiare facendo finta di andare ai corsi di formazione. In questo tipo di politica di spesa ci sono i veri costi sociali. Avessimo seguito le raccomandazioni di alcuni pseudo economisti avremmo ancora più spesa per interessi. Non dobbiamo dimenticare come lo Stato italiano stia consumando malamente le cose che ha comprato con i soldi presi in prestito’’.

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