Meta: Zuckerberg pronto a chiudere Facebook e Instagram in Europa?

Riccardo Lozzi

07/02/2022

07/02/2022 - 13:11

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Nell’ultimo rapporto alla SEC, i vertici Meta hanno paventato la chiusura di Facebook e Instagram in Europa se non potranno gestire i dati su propri server USA.

Meta: Zuckerberg pronto a chiudere Facebook e Instagram in Europa?

Si fanno sempre più tesi i rapporti tra Meta e l’Unione Europea, a causa delle nuove regolamentazioni che la Commissione vuole introdurre per la difesa dei dati dei cittadini del continente.

Nel rapporto annuale presentato dalla società di Mark Zuckerberg alla Security and Exchange Commission (SEC), l’istituzione statunitense di vigilanza per la borsa, si può leggere un passaggio particolarmente duro ed esplicito sulla minaccia di chiudere Facebook e Instagram in Europa.

La netta presa di posizione da parte dei vertici di Meta riguarda il trasferimento dei dati degli utenti europei su server collocati negli States, insieme alla loro archiviazione e il trattamento. Una possibilità, questa, garantita in passato dal cosiddetto Privacy Shield, il quale è stato però invalidato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 16 luglio 2020.

Per Zuckerberg, quindi, la capacità di elaborare i dati degli utenti presso la propria sede è fondamentale nel poter offrire i suoi prodotti e servizi, soprattutto per quanto riguarda la targettizzazione degli annunci pubblicitari, una delle principali attività di guadagno di Facebook e Instagram.

Zuckerberg pronto a chiudere Facebook e Instagram in Europa?

Non è sicuramente un momento semplice per Meta, che lo scorso 3 febbraio ha registrato uno storico crollo del valore delle proprie azioni, con un -26,39% che ha portato a una contrazione di capitalizzazione di 232 miliardi di dollari.

Un tonfo strettamente legato anche alla notizia che, per la prima volta dalla sua creazione, Facebook ha visto diminuire il numero degli iscritti tra il terzo e il quarto trimestre del 2021. Una doccia gelata per gli investitori, poiché ad oggi Facebook continua a rappresentare la prima fonte di guadagno di Meta Inc.

Nonostante Zuckerberg sembra essere pronto a puntare tutto sullo sviluppo del Metaverso, per il momento deve ancora fare affidamento agli introiti derivanti dalla pubblicità garantita sui social.

Motivo per cui ha deciso di utilizzare questo genere di toni, minacciando il ritiro delle piattaforme se l’UE si opponesse alle condizioni di poter immagazzinare i dati sui server presenti sul suolo americano.

Meta minaccia l’Unione Europea?

La strategia di Meta sembra essere quella di provare a fare pressione sugli organi di garanzia europea anche attraverso le piccole e medie imprese presenti in UE, le quali, tramite la pubblicità garantita da questi social, più accessibile rispetto a quella su media tradizionali come la TV, riescono a raggiungere i clienti per la vendita dei propri prodotti.

Un’intera area economica senza questi social rischierebbe così di essere tagliata fuori dai sistemi di connessione internazionale garantiti da Facebook e Instagram.

Non è la prima volta che Meta si dice pronta a chiudere i suoi principali servizi in Europa. Già nel settembre 2020 la società di Menlo Park aveva paventato uno scenario del genere. Vedremo quindi se questa rimarrà solamente una minaccia, oppure si arriverà a un vero e proprio scontro con l’Unione Europea.

AGGIORNAMENTO
Un portavoce dell’azienda - raggiunto dalla redazione di Money.it - ha dichiarato: “Non abbiamo assolutamente alcun desiderio e alcun piano di ritirarci dall’Europa, semplicemente Meta, come molte altre aziende, organizzazioni e servizi, si basa sul trasferimento di dati tra l’UE e gli Stati Uniti per poter offrire servizi globali. Come altre aziende, per fornire un servizio globale, seguiamo le regole europee e ci basiamo sulle Clausole Contrattuali Tipo (Standard Contractual Clauses) e su adeguate misure di protezione dei dati. Le aziende, fondamentalmente, hanno bisogno di regole chiare e globali per proteggere a lungo termine i flussi di dati tra Stati Uniti ed UE, e come più di 70 altre aziende in una vasta gamma di settori, mano mano che la situazione si evolve, stiamo monitorando da vicino il potenziale impatto sulle nostre operazioni europee”.

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