Mentre i cittadini sono oberati dalle tasse, i parlamentari si tagliano l’aliquota

Vittoria Patanè

10 Febbraio 2014 - 15:04

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Aliquota media Irpef pari 18,7% per deputati e senatori. Ecco come la Casta si riduce le tasse, mentre i contribuenti continuano a pagare

Gli argomenti più dibattuti nel corso dell’ultimo periodo sono essenzialmente due: il futuro del Governo e la pressione fiscale. Nei bar, per strada, negli uffici, in metropolitana, non si sente parlare d’altro. E mentre ministero delle Finanze e CIA litigano sul peso delle tasse sui cittadini (i primi sostengono che sia al 44,3%, i secondi al 53,3%), la Casta ci regala un altro, l’ennesimo, scherzetto.

Perché se i normali cittadini continuano a combattere ogni giorni per arrivare a fine mese, vivendo nell’onestà e pagando tutto ciò che lo Stato chiede loro, i parlamentari si garantiscono un trattamento fiscale privilegiato, dimezzando l’aliquota sulla loro busta paga ( e parliamo sia dei deputati che dei senatori) al 18,7%.

(Fonte L’Espresso)

Più volte si è parlato dei “privilegi della Casta”, dei benefici che il loro status di parlamentari garantisce loro su stipendi e pensioni. Poco invece si sa sui loro contributi e su quanto ogni anno venga sottratto di tasse dai loro stipendi d’oro.
Ebbene il grafico riportato sopra dimostra come l’aliquota media Irpef di chi siede negli scranni del Parlamento italiano sia pari al 18,7%.

Facendo un rapido calcolo, un deputato che mensilmente riceve un’indennità di 10.435 euro (124.220 euro l’anno) subisce una ritenuta previdenziale pari a 784 euro al mese, che si trasformano in 9.410 euro l’anno, per l’assegno di fine mandato. Assegno totalmente esentasse.

All’indennità parlamentare vengono sottratti poi 918 euro mensili (11.019 annuali) per il trattamento pensionistico e 526 euro al mese (6.320 l’anno) per finanziare l’assistenza sanitaria integrativa.

Nonostante queste detrazioni, ogni onorevole riceve mensilmente ben quattro benefit che risultano totalmente esentasse: la diaria (3.503 euro al mese); il rimborso per l’esercizio del mandato (3.690 euro al mese) le tessere per gli spostamenti (voli, treni, navi) e un ulteriore rimborso per le spese di trasporto (3.995 euro ogni tre mesi). In ultimo troviamo un rimborso di 258 euro al mese per le spese telefoniche.

In totale, la somma ammonta a 235.615 euro al mese che, al netto delle ritenute previdenziali e dei rimborsi documentati scendono a 189.431 euro.
Su questi 189 mila euro, la base imponibile ai fini IRPEF è però pari a 98.471 euro, soggetti a un’aliquota del 18,7%. Il che significa che le tasse corrisponderanno a 35.512 euro. Chiunque non sia parlamentare, sulla stessa cifra (189.431 euro), paga invece più di 74 mila euro (53% in più).

Ma com’è possibile che un parlamentare paghi meno tasse di tutti gli altri cittadini? In base all’articolo 52 (Determinazione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente), comma 1, lettera b del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) che stabilisce quanto segue:

non concorrono, altresì, a formare il reddito le somme erogate ai titolari di cariche elettive pubbliche, nonché a coloro che esercitano le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione, a titolo di rimborso di spese, purché l’erogazione di tali somme e i relativi criteri siano disposti dagli organi competenti a determinare i trattamenti dei soggetti stessi. Gli assegni vitalizi di cui alla predetta lettera g) del comma 1 dell’articolo 47, sono assoggettati a tassazione per la quota parte che non deriva da fonti riferibili a trattenute effettuate al percettore già assoggettate a ritenute fiscali. Detta quota parte è determinata, per ciascun periodo d’imposta, in misura corrispondente al rapporto complessivo delle trattenute effettuate, assoggettate a ritenute fiscali, e la spesa complessiva per assegni vitalizi. Il rapporto va effettuato separatamente dai distinti soggetti erogatori degli assegni stessi, prendendo a base ciascuno i propri elementi.

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