La crisi di fine hanno dei mercati europei si aggrava: alle paure derivanti dalle scelte delle due ex superpotenze si aggiungono i timori derivanti dall’arrivo dei capitali cinesi nelle banche europee.
La seduta di ieri di Piazza Affari, dopo un andamento incerto si è chiusa con un forte calo dovuto al sempre maggiore nervosismo degli operatori finanziari. Dopo un inizio in ripresa, si sono concretizzate a tutto tondo le paure degli investitori dovute al calo del prezzo del petrolio e alle deboli prospettive di crescita economica.
Un nuovo crollo in borsa
A fattori di medio e lungo periodo si vanno ad associare i primi appuntamenti in grado di determinare lo scenario del prossimo futuro. Dopo l’annuncio arrivato ieri dalla Russia la cui banca centrale ha deciso un innalzamento netto dei tassi che schizzano dal 10,5% al 17%, gli appuntamenti che destano maggiore preoccupazione sono quelli di domani. Oltre alla prima tornata elettorale in Grecia per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, la giornata di Mercoledì sarà determinante per conoscere le scelte della FED riguardo all’innalzamento dei tassi d’interesse.
Intanto la seduta di ieri ha segnato un vero e proprio crollo di Piazza Affari. L’indice FTSEMib ha chiuso con un calo del 2,81% mentre l’Allshare perde il 2,78%. Stesso andamento è stato registrato anche a Francoforte e a Parigi.
I titoli che subiscono le maggiori perdite sono i bancari: MPS (-8,14%) e Carige (-7,09%) in testa. Si tratta degli istituti di credito che hanno ricevuto dalla BCE il consenso per il rafforzamento patrimoniale, dopo la bocciatura agli stress test dello scorso Ottobre. In netta perdita anche gli altri bancari da Unicredit (-4,7%) a Intesa Sanpaolo (-4,3%) e i petroliferi.
Cosa succederà a MPS?
Al di là del grosso flusso di capitali e di titoli bancari che sono stati movimentati ieri, per la grande quantità di titoli venduti, a fronte delle incertezze derivanti dalle scelte relative ai piani di rafforzamento patrimoniale, il fattore di maggior sorpresa almeno per quanto riguarda MPS, sembra arrivare dall’Estremo Oriente.
I grandi gruppi finanziari cinesi, su sollecitazione delle istituzioni bancarie cinesi che apprezzerebbero una maggiore diversificazione dei portafogli, avrebbero rivolto la loro attenzioni alle grandi banche europee in difficoltà.
Il primo segnale dell’attuazione di questa strategia è stato annunciato la scorsa settimana, quando la Haitong Securities ha rilevato il Banco de Espirito Santo de Investimento SA (BESI) da Novo Banco, la banca creata proprio per trarre in salvo l’istituto portoghese che la scorsa estate era sull’orlo della bancarotta.
Si tratta di un’operazione di medie dimensioni (379 milioni di euro) per il secondo fondo di investimenti cinese che fornisce anche un’altra specifica sulle strategie finanziarie della Repubblica Popolare: le banche europee maggiormente appetibili sarebbero quelle di dimensioni medio-grandi.
Come ha rilevato un trader di Deutsche Bank
«Ci sono molte opportunità ’distressed’ nelle economie della zona euro e ci aspettiamo che il settore dei servizi finanziari cinese sia attivo in questi contesti».
Lo confermerebbe il fatto che
«Sempre di più i gruppi finanziari cinesi stanno cercando di chiudere operazioni in cui si assicurano il controllo come modo per espandere la propria presenza globale»
Anche se fino al momento attuale i gruppi finanziari cinesi hanno tentato di crescere su linee interne, dedicandosi solo ad acquisti sporadici di partecipazioni minoritarie sui mercati emergenti, la strategia starebbe rapidamente cambiando non solo su sollecitazione delle istituzioni bancarie cinesi ma anche perché questo tipo di operazioni consentirebbero alle banche cinesi di acquisire licenze bancarie europee e di sviluppare competenze nel settore del reddito fisso che potrebbero essere utilmente trasferite nella madre patria.
Per questi motivi sono molti gli analisti finanziari che vedono come molto probabile un’interessamento cinese a differenti gruppi bancari europei tra i quali MPS e la portoghese Novo Banco. Come ha affermato un esponente di Goldman Sachs:
«A mano a mano che i regolatori liberalizzano il settore finanziario in Cina, banche, assicurazioni e intermediari saranno interessati ad asset manager, banche private e gestori di patrimoni»
A ciò si aggiungono le dichiarazioni fatte dall’inizio dell’anno dagli investitori cinesi: l’ammontare delle operazioni estere è di 3,2 miliardi di euro e tre quarti di essi sono stati investiti in partecipazioni di maggioranza, a differenza del passato.
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