Lo spread, spiegato bene

La società di gestione patrimoniale Geneve Invest chiarisce il significato del termine spread.

Lo spread, spiegato bene

Che cos’è lo spread? Che cosa indica?

Se ne parla spesso, ma per molti italiani non è chiaro di cosa si tratti e a cosa si riferisca, precisamente, il termine «spread». Abbiamo quindi chiesto a Marialaura Pompilio di Geneve Invest, società di gestione patrimoniale indipendente con sede in Lussemburgo e in Svizzera, di spiegarci, in dettaglio, di cosa parliamo quando parliamo di spread e per quale motivo questo indicatore economico scatena spesso reazioni di grande preoccupazione sui mercati e, di conseguenza, sui mezzi di comunicazione.

«Con il termine spread - spiega Pompilio, Relationship Manager per il Desk Italia di Geneve Invest - viene indicata la differenza di rendimento fra i BTP, i titoli di stato italiani a 10 anni, e i Bund, i titoli di stato tedeschi, anch’essi a 10 anni. Di norma, gli operatori finanziari considerano questa differenza come fortemente indicativa della solidità dell’economia di una nazione.

Per questo motivo - continuano da Geneve Invest - con uno spread mantenuto entro limiti più bassi, i titoli di uno stato saranno meno a rischio e, di conseguenza, offriranno rendimenti più contenuti, al contrario dei titoli di un paese che deve invece confrontarsi con uno spread più alto.

Per essere ancora più chiari - spiega ancora Pompilio di Geneve Invest - lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi rappresenta il margine di rischio che chi investe deve accettare nel momento in cui presta dei soldi all’Italia, calcolato tenendo come riferimento lo stesso margine di rischio qualora quegli stessi soldi venissero prestati alla Germania.»

L’analisi di Geneve Invest si sofferma poi sulla relazione fra spread e debito pubblico, legati a doppio filo. Uno spread più alto genera infatti un aumento dei tassi di interesse dei titoli, e in questo modo uno Stato è costretto, per continuare a finanziare il proprio debito pubblico, a pagare interessi sempre più alti, attivando una spirale negativa che non è facile arrestare.

«In pratica - chiarisce Neri Camici, anche lui operativo nel desk italiano di Geneve Invest - se lo spread italiano è alto, chi decide di comprare titoli BTP, attraverso la vendita dei quali l’Italia alimenta la spesa pubblica, verrà ricompensato da un tasso di interesse più elevato, perché accetterà di accollarsi un rischio più importante.

Ovviamente questo obbligherà l’Italia a pagare rendimenti molto alti per poter finanziare il debito, che aumentando, renderà il paese ancora meno solido, contribuendo ad allargare ancora di più il differenziale fra titoli italiani e tedeschi».

I paesi in Europa con l’indicatore spread più alto in questo momento sono l’Ungheria, con un differenziale a 301, la Grecia, a 278, l’Italia, a 243, e la Repubblica Ceca, a 185. Dietro questi quattro paesi, la forchetta si riduce drasticamente, andando dai valori bassissimi di Danimarca, 5, e Paesi Bassi, 17, sino al 70 della Spagna e all’80 del Portogallo, che restano comunque ampiamente sotto quota 100.

«Le previsioni relative allo spread per la seconda parte del 2019 - chiudono da Geneve Invest - dovrebbero confermare un trend di aumento dello spread per l’Italia, che dovrebbe soffrire a causa di una situazione di forte instabilità politica e per la serie di misure finanziarie legate alle proposte di flat tax al 15% e al salario minimo che potrebbero contribuire ad un aumento ancora più pesante del già altissimo debito pubblico, intaccando la solidità economica del paese e il differenziale fra BTP e Bund».

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