Libertà a senso unico e fantascienza diventata realtà

Fabio Frabetti

30 Marzo 2019 - 10:00

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Libertà a senso unico emergono dalle polemiche sul Congresso mondiale delle famiglie, in un tifo da stadio che non fa bene a nessuno. La settimana ha proposto anche l’uscita di un libro che racconta l’incubo di un bambino dopo il richiamo vaccinale e la possibile introduzione delle impronte digitali per combattere l’assenteismo nel pubblico impiego.

Sembra che ci sia qualcuno che voglia divertirsi ogni settimana a dividere, a creare fazioni e scontri perenni. Il copione si sta ripetendo con il Congresso mondiale delle famiglie di Verona, preceduto da una serie di polemiche, soprattutto legate all’adesione di alcuni esponenti della maggioranza.
Il tifo da stadio tra le opposte fazioni non solo esaspera il clima sociale ma sottrae serenità alle discussioni sull’argomento. Quello che certamente balza all’occhio è che ci sia comunque una sorta di tentata censura verso i temi del Congresso. Una censura inapplicabile ma percepibile tra le righe.
Non si dice apertamente ma fior di esponenti politici, editorialisti, ex giornalisti diventati star delle ospitate con tanto di agente, vorrebbero se potessero impedire questo tipo di incontri e magari vietarne anche i contenuti.
Il politically correct trionfa, prostrato verso una diffusione di quelli che vengono chiamati diritti, la cui natura è tutta da dimostrare.
In un paese veramente libero così come si può sostenere la legittimità dell’aborto inteso come diritto acquisito dalle donne, allo stesso tempo dovrebbe essere lecito contestare senza alcuno scandalo l’applicazione della legge 104 come ha fatto Gandolfini che vede l’interruzione di gravidanza come un omicidio.
Invece, in una libertà di pensiero a senso unico, nel modello dominante sulla stampa main stream e nei dibattiti, solo la prima posizione sembra lecita. In virtù di una non meglio precisata superiorità intellettuale, ci si erge a paladini di virtù e libertà, in realtà inesistenti.

...ed i diritti dei bambini?

I fronti si sono rovesciati. Per decenni l’ingerenza clericale sulle scelte laiche dell’Italia, spesso purtroppo non pervenute, è stata insopportabile. Ora invece in questa sorta di transumanesimo si perseguitano, anche solo verbalmente, idee o pensieri che richiamano anche a concetti banali. Come il fatto che solo un uomo e una donna possano mettere al mondo in natura un bambino.
Le persone che si amano devono godere degli stessi diritti e doveri, a prescindere dal loro genere. Il discorso cambia quando ci sono di mezzo i bambini: è giusto, come nel caso della fecondazione portata agli estremi, negare ad un bambino di poter conoscere uno od entrambi i suoi genitori?
È giusto che prevalga il vezzo egoistico di fare figli a tutti i costi, anche contro le barriere insuperabili della natura, sul diritto di un futuro bambino di rimanere con i suoi veri genitori?
Non sarebbe meglio, poter permettere con facilità, anche a coppie omosessuali per esempio, di poter adottare i tanti bambini abbandonati che una famiglia non ce l’hanno rimuovendo quei vergognosi ostacoli che non fanno dell’Italia un paese civile?
La religione non c’entra niente. L’equazione difesa della vita e dei diritti dei bambini con una visione confessionale dello Stato è un truffaldino artificio bello e buono, anche per responsabilità, purtroppo, di alcuni pittoreschi rappresentanti dei movimenti in stile Family Day.

L’ombra di te

Bisognerebbe far capire alle persone, in questo clima da pensiero unico dilagante, che Burioni non può essere l’unico soggetto abilitato a parlare di vaccini.
In un paese libero, con una libera scienza, anche medici non allineati ma con rispettabilissimi percorsi dovrebbero avere diritto di parola e non radiati per il fatto che si permettono di criticare un modello dominante non condiviso. Vale per i vaccini come per qualsiasi altro argomento legato alla ricerca medica.
C’è addirittura un emendamento al ddl che vuole riformare (o “superare” come dice il contratto di governo) la legge Lorenzin, con il quale si vorrebbe impedire ai cittadini di poter segnalare reazioni avverse. Così, mamme come Valentina Trincucci dovrebbero subire e starsene zitte. Christian, un bambino di cinque anni, dopo il richiamo vaccinale è finito in un vero e proprio incubo: crisi di assenza, febbre alta, vomito, pesanti regressioni nel linguaggio, risate incontrollate, tic. Il bambino allegro e canterino del giorno precedente alla vaccinazione sembra essere svanito. È iniziato così un lungo peregrinare in ospedali italiani e stranieri senza al momento trovare una via d’uscita.Una storia atroce diventata recentemente un libro: “L’ombra di Te”, pubblicato Marlin Editore, con la postfazione di Vincenzo D’Anna, presidente dell’ordine dei biologi italiani.

Dall’impronta digitale al microchip

Anni fa sembravano scenari da fantascienza spesso liquidati come assurdità. Ed invece cominciano a diventare realtà senza particolari scossoni ribelli. Dopo anni in cui probabilmente si è preparato il terreno parlando a destra e manca dell’assenteismo nel pubblico impiego, ecco pronta la soluzione: il cartellino andrà in pensione sostituito dalle impronte digitali ed il controllo dell’iride.
Il ministro Giulia Bongiorno (il boldriniano femminile in questo spazio è sonoramente vietato!!) ha detto che si tratta del primo passo verso l’introduzione del controllo biometrico.
La piaga dei lavativi è sicuramente un problema ma forse sarebbe sufficiente una maggiore responsabilità dei superiori e di chi dovrebbe controllare.
Una norma del genere rischia di diventare una grande schedatura di massa dei lavoratori pubblici, i cui dati sensibili in caso di abuso potrebbero essere utilizzati per fini non proprio nobili.
Già nel mondo della scuola si sono sollevate forti proteste ma è probabile che poi la cosa venga digerita e assimilata come giusta arma contro l’assenteismo. Ed anche il Garante privacy ha sollevato nelle scorse settimana più di una criticità.
Aveva colpito due anni fa la notizia dei dipendenti della Three Square Market del Wisconsin che avevano deciso spontaneamente di farsi installare un microchip sottocutaneo al posto del cartellino. Anche questo sembrava una paranoia fantascientifica fino a qualche anno fa, eppure ci siamo arrivati addirittura con la spontaneità del singolo. Siamo proprio sicuri che sia questa la veraemancipazione umana?

Telecronache fighette e Champions sbiadita: Piccinini dove sei?

Dopo la grande impresa con l’Atletico, la Juventus il 10 aprile cercherà di superare anche l’ostacolo dei ragazzini terribili dell’Ajax. Ma in questo spazio non voglio parlare di Champions dal punto di vista tecnico ma dell’assordante assenza del narratore principale degli ultimi 25 anni: Sandro Piccinini.
Come noto, si è preso un anno sabbatico che probabilmente sta per finire considerate alcune ospitate delle ultime settimane.
Lui stesso ha detto che il lungo capitolo Mediaset è ormai chiuso, dunque il mercato propone Rai (con una partita di Champions alla settimana), Sky (che ha l’intera competizione per altri due anni) o Dazn (dove ritroverebbe quel Marco Foroni portato vari anni fa a Mediaset Premium, sancendone di fatto la scalata da telecronista a direttore). Questa Champions senza Piccinini è particolarmente povera dal punto di vista emozionale, la sua voce ne rappresentava la sacralità televisiva, era una sorta di rito che ne amplificava la ridondanza sportiva.
Non solo per quei termini ormai diventati leggenda che spiegano tutto in modo secco ma anche per la sottolineatura dei gol, quasi tutti diventati una “rete incredibile”. E con la sua voce lo erano davvero, comunque, anche quelle segnate a porta vuota. Nell’epoca in cui il telecronista non urla più “rete” o “gol”, in cui vanno di moda le telecronache da fighetto secchione del primo banco o quelle un po’ più cafoncelle da borgata, l’assenza di Piccinini risulta ancora più fragorosa. La Champions, senza di lui, non è la stessa cosa. Qualcuno lo avrà capito?

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