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Letta, stoccata a Renzi: “PD non aggrega, centrosinistra rassegnato alla sconfitta…”

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Letta, stoccata a Renzi: “PD non aggrega, centrosinistra rassegnato alla sconfitta…”

Intervistato da Radio Capital, Enrico Letta bacchetta il Partito Democratico che sarebbe rassegnato alla sconfitta in quanto non più forza aggregante.

Enrico Letta sempre più in versione “picconatore”. Anche se Francesco Cossiga, persona verso cui venne coniato il termine, mandava le sue stilettate quando era Presidente della Repubblica, l’ex premier invece ora non risparmia critiche da privato cittadino esterno all’attuale politica.

Intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto durante la trasmissione Circo Massimo in onda sulle frequenze di Radio Capital, Enrico Letta non ha risparmiato aspre critiche al Partito Democratico e in maniera indiretta a Matteo Renzi, riaccendendo un astio mai sopito che era culminato con Letta che aveva appoggiato Orlando alle primarie.

Sotto accusa ci sarebbe soprattutto la perdita da parte del PD di quella capacità aggregante che l’aveva contraddistinta negli scorsi anni. Un sentore questo che emergerebbe dal volere una legge elettorale che non prevede coalizioni ma singole liste.

Un atteggiamento questo che per Letta sarebbe sintomo di un centrosinistra ormai rassegnato alla sconfitta, destinato a giocare un ruolo secondario dipendendo in maniera vitale dal risultato elettorale che farà Silvio Berlusconi.

Letta, bordate al PD

Da quando è stato “sfrattato” nel febbraio 2014 da Palazzo Chigi dall’allora rampante Matteo Renzi, Enrico Letta ha deciso di abbandonare il paese trasferendosi poi a Parigi dove ha iniziato una carriera accademica.

Un allontanamento anche dalla politica italiana e dal Partito Democratico, del quale non ha più la tessera. Nonostante il distacco, Letta comunque in questi anni non ha mai rinunciato a dire la sua nelle varie vicende politiche che si sono susseguite nel tempo.

In particolare non è stato mai tenero nei confronti di Matteo Renzi, tanto da definirlo nei comportamenti simile a Silvio Berlusconi e appoggiando poi Andrea Orlando alle ultime primarie del PD.

Intervistato da Radio Capital, Enrico Letta quindi non si è tirato indietro nel parlare dell’attuale situazione del suo ex partito, non risparmiando dure critiche a quello che è il nuovo corso intrapreso dai dem.

Il Pd non riesce più ad aggregare, a essere attraente e attrattivo. Noto una contraddizione: il Pd, l’Ulivo e il centrosinistra hanno sempre ricercato leggi elettorali che ricercavano l’aggregazione perché era la parte politica italiana più aggregante, questa era la forza del centrosinistra. Oggi la contraddizione è che il Pd sembra scegliere questa legge elettorale che è quella rispetto a cui la capacità di aggregazione non conta, consapevole che la sua capacità di aggregazione è minore e si è visto alle amministrative. Il Pd non riesce più ad aggregare, ad essere attraente e attrattivo.

Il peccato più grande del Partito Democratico secondo l’ex premier sarebbe quello di essersi come rassegnato a non vincere le elezioni, ritagliandosi un ruolo quasi subordinato al risultato di Forza Italia, partito questo con cui si potrebbe dar vita a un governo dalle larghe intese dopo il voto.

PD poco aggregante?

Quando si parla del destino politico del centrosinistra, spesso negli ultimi tempi si fa riferimento all’esperienza dell’Ulivo. Questo infatti è il mantra ripetuto da Giuliano Pisapia lanciando il suo Campo Progressista, oltre a un defilato ritorno proprio di Romano Prodi che di recente è tornato a far sentire la propria voce.

Grazie a una larga coalizione, che partiva dalla sinistra di Fausto Bertinotti fino ai centristi di Clemente Mastella, l’Ulivo riuscì per due volte a battere Silvio Berlusconi portando così il centrosinistra al governo in pratica per la prima volta nella storia dell’Italia.

L’idea di fondo per vincere le prossime elezioni politiche quindi di fatto è sempre quella: il Partito Democratico deve essere il fulcro di un’ampia coalizione capace di mettere sotto lo stesso tetto partiti di sinistra e quelli di centro.

Quella capacità aggregante quindi a cui fa riferimento Enrico Letta nella sua intervista. Al momento però l’unica certezza che c’è nel centrosinistra italiano è che alle urne sarà diviso in due e forse anche in tre.

Certamente questa legge elettorale non aiuta il formarsi di larghe coalizioni, visto che non sono previste. Ci saranno invece liste uniche, che potranno rappresentare un solo partito oppure anche più forze politiche.

Nel centrodestra infatti si sta lavorando da tempo a un nome e un simbolo per un listone unitario, anche se pure in questo caso le difficoltà non sembrerebbero mancare nel mettere d’accordo due personalità come Salvini e Berlusconi.

La scissione che si è consumata all’interno del Partito Democratico non è invece sanabile fino a che ci sarà Matteo Renzi come segretario. La scelta di andare da soli alle prossime elezioni è quindi inevitabile, eccezion fatta per il movimento di Pisapia che sarebbe sempre il benvenuto.

Al Movimento Democratici e Progressisti quindi non rimane che far fronte comune con Sinistra Italiana, anche se al momento non ci sarebbe un accordo con Rifondazione e i movimenti guidati da Anna Falcone.

Nella più alta logica del tafazzismo, alle prossime elezioni quindi ci potrebbero essere tre schieramenti: Partito Democratico, MDP assieme a Sinistra Italiana e la sinistra dura e pura. Resta da capire dove si collocheranno Pisapia, IdV e i Verdi.

Secondo gli ultimi sondaggi politici elettorali, anche tutti assieme questi partiti arriverebbero al 33%, all’incirca pari con il centrodestra ma lontani dalla soglia del premio di maggioranza fissato al 40%.

Anche uniti quindi ci sarebbe un pareggio elettorale. Tanto vale allora per Matteo Renzi proseguire per la propria strada, con l’aiuto di Forza Italia che però sarebbe sempre indispensabile se si vorrà cercare di formare un governo.

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