Chi è Andrea Orlando? Biografia e idee del ministro che ha sfidato Renzi alle primarie

Chi è Andrea Orlando? Biografia e idee del ministro della Giustizia, che assieme a Michele Emiliano ha sfidato Matteo Renzi alle primarie del Pd per eleggere il nuovo segretario.

Chi è Andrea Orlando? Biografia e idee del ministro che ha sfidato Renzi alle primarie

Chi è Andrea Orlando? Biografia e idee dell’attuale ministro della Giustizia, che assieme a Michele Emiliano ha sfidato Matteo Renzi alle primarie del Pd.

Nel momento di così grande caos che ha vissuto il Pd, in molti hanno riposto tutte le speranze di mediazione sul giovane ministro, facendo capire come Andrea Orlando sia considerata una figura chiave all’interno del Partito Democratico.

Dopo essersi speso in prima persona per cercare di ricucire lo strappo tra Bersani e Renzi, al fine di evitare la scissione, Andrea Orlando è stato l’uomo di punta della sinistra del Pd da opporre alle primarie a Matteo Renzi.

Vediamo allora chi è Andrea Orlando, la sua storia politica e perché ha deciso di candidarsi alle primarie del Pd dello scorso 30 aprile vinte poi da Matteo Renzi.

Chi è Andrea Orlando? Biografia del ministro della Giustizia

Andrea Orlando è un uomo di sinistra che proviene da una famiglia profondamente legata al Pci. Nato a La Spezia l’8 febbraio del 1969, dopo aver conseguito il diploma al liceo Scientifico si spostò a Pisa per intraprendere la facoltà di Giurisprudenza.

La laurea però non fu mai conseguita, in quanto già a partire dal 1989 Andrea Orlando iniziò la sua attività politica come segretario provinciale della Federazione Giovanile Comunista Italiana.

Il ventenne Andrea Orlando quindi si divideva tra l’attività politica a La Spezia e gli studi a Pisa, dove era solito anche arrangiarsi con lavori saltuari per dare una mano alle casse familiari. Alla fine prevalse l’impegno politico, con l’Università che venne lasciata nonostante gli mancassero solo pochi esami.

Nel 1990, Andrea Orlando viene eletto consigliere comunale a La Spezia nelle fila del Pci, confluendo nel Pds dopo lo scioglimento di questo. Dopo esser stato eletto di nuovo consigliere nel 1993 e nel 1997, diventa anche assessore prima alle Attività Produttive e poi alla Pianificazione Territoriale della città ligure.

Approdato nei Ds, nel 2003 viene per la prima volta chiamato a collaborare con la direzione nazionale del partito, dove entrerà in pianta stabile nel 2006 anno anche della sua prima elezione alla Camera nelle fila dell’Ulivo.

Nasce il Pd e Andrea Orlando viene eletto deputato anche alle elezioni del 2008. Oltre ad diventare membro della commissione Bilancio e di quella parlamentare Antimafia, viene anche nominato portavoce del partito e responsabile del Forum Giustizia del partito.

Alle elezioni politiche del 2013, Andrea Orlando viene nuovamente eletto deputato, diventando anche ministro dell’Ambiente nel governo Letta. Con il rimpasto dovuto alla nascita del governo Renzi, viene nominato ministro della Giustizia, incarico confermato anche dall’attuale premier Gentiloni.

Chi è Andrea Orlando? Le primarie e la sfida a Renzi

In un puzzle intricato come quello delle correnti presenti all’interno del Pd, Andrea Orlando è stato uno dei fautori nel 2013 di quella dei giovani turchi: parlamentari quarantenni come Matteo Orfini e Stefano Fassina facenti parte della l’ala più a sinistra del partito.

Nel complesso momento che il Partito Democratico sta vivendo, Andrea Orlando è stata una delle figure politiche che più si è spesa per una mediazione tra la posizione di Bersani e quella di Renzi.

Anche se Renzi lo ha nominato ministro della Giustizia, Orlando non ha mai risparmiato critiche soprattutto negli ultimi tempi all’ex premier. Naturalmente è uno degli sponsor della tenuta del governo Gentiloni, ma anche se le sue posizioni sono più vicine a quelle della minoranza dem, non ha mai pensato di aderire alla scissione del Pd.

Dopo la decisione presa da parte di Michele Emiliano di candidarsi alle primarie, anche Andrea Orlando ha sciolto le sue riserve e ha deciso di giocarsi le sua chance nella corsa a diventare il nuovo segretario del Pd.

Il voto del 30 aprile però è stato molto chiaro e non ha sorriso all’attuale ministro della Giustizia. Andrea Orlando ha infatti ottenuto il 19,5% dei voti, contro il 70% di Matteo Renzi. Il terzo sfidante Michele Emiliano infine ha ottenuto il 10,5%.

Al termine del voto, Orlando si è congratulato con Renzi, auspicando però che dopo queste primarie il nuovo segretario del Pd metta in atto un reale cambiamento per quanto riguarda le strategie del partito.

Archiviate le primarie, tra Andrea Orlando e Matteo Renzi sembrava essere nata una sorta di armistizio, ma la tregua è durata molto poco. Sulla questione della nuova legge elettorale infatti le divisioni si sono riacutizzate.

Orlando per quanto riguarda il nuovo sistema di voto, ha sempre preferito il Rosatellum visto che tale modello, per metà maggioritario e per metà proporzionale, spingeva il PD a creare una larga coalizione con gli altri partiti di centrosinistra.

Alla fine però è passato il modello tedesco, che è un proporzionale puro con soglia di sbarramento al 5%. Una scelta che porterà con ogni probabilità alla creazione di un governo PD-Forza Italia dopo il voto.

Orlando e i suoi quindi si sono astenuti nel votare il testo durante la direzione nazionale del Partito Democratico, dove hanno anche rifiutato di entrare a far parte della segreteria.

Scende di nuovo il gelo quindi tra Matteo Renzi e la minoranza interna del PD, guidata ora da un Andrea Orlando che sta vedendo naufragare tutte le speranze di poter vedere un centrosinistra unito.

I sondaggi sulle primarie

In data 13 aprile l’istituto Index Research ha elaboroato un sondaggio sulle primarie Pd per conto del programma PiazzaPulita.

  • Matteo Renzi 61%
  • Andrea Orlando 29%
  • Michele Emiliano 10%

Matteo Renzi quindi si confermerebbe nettamente in testa secondo il sondaggio, ma Andrea Orlando sarebbe ancora in corsa, riponendo tutte le proprie speranze su una massiccia affluenza ai gazebo il prossimo 30 aprile.

Molto interessante è stato il sondaggio sulle primarie del Pd fatto da Ipsos. L’istituto di ricerca infatti, ha fotografato non solo l’intenzione di voto degli elettori del partito, ma anche di tutti quelli che potrebbero comunque partecipare alla consultazione.

Oltre agli elettori del Pd, la domanda quindi è stata rivolta anche per esempio a chi in questo momento voterebbe i Democratici Progressisti, Sinistra Italiana oppure il Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

Secondo il sondaggio, nell’ottica totale Matteo Renzi raccoglierebbe il 53% dei consensi, Andrea Orlando il 25% e Michele Emiliano l’8%, con un 14% di elettori ancora indecisi.

Se invece consideriamo solo gli elettori del Pd, Renzi otterrebbe la percentuale bulgara del 66%, con Orlando che invece si fermerebbe al 19%. Se questa indagine corrispondesse alla realtà dei fatti, ci troveremmo di fronte ad una situazione molto chiara.

Se alle primarie del Pd dovessero partecipare tutti gli elettori dell’area di centrosinistra, a quel punto Renzi potrebbe anche rischiare di non raggiungere al primo turno la soglia del 50%.

Se invece l’affluenza dovesse rivelarsi bassa e circoscritta maggiormente agli elettori del Pd, per l’ex Presidente del Consiglio non dovrebbero esserci dubbi per la vittoria finale.

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