Petrolio: Putin e le sue strategie in Medio Oriente per risollevare i prezzi

Cerchiamo di capire le mosse del presidente russo Putin in Medio Oriente: è interessato a spazzare via l’Isis o mira a creare un’alleanza strategica per il petrolio?

Putin continua a bombardare i punti strategici dell’Isis in Siria, anche se la notizia in realtà ha sollevato dubbi sulla veridicità sugli obiettivi dichiarati da Mosca. Sembrerebbe infatti che Putin sia più interessato a colpire i ribelli siriani, che stanno portando avanti una guerra civile causata migliaia di vittime, contro il regime totalitario di Assad.

Ma veramente l’ex Kgb è interessato a portare la pace in Siria o c’è qualche interesse di più in gioco?

Gli indizi porterebbero a pensare che in realtà i russi siano più interessati a sbloccare la situazione riguardante i prezzi del petrolio.

La Russia subisce il crollo dei prezzi del petrolio

La Russia ha subito di recente una grossa svalutazione del rublo e ha sofferto, e soffre ancora, di una situazione recessiva causata principalmente dal calo dei prezzi del greggio sommata alle sanzioni della comunità occidentale per la guerra in Ucraina. Infatti ben il 70% delle esportazioni del Paese dipendono dalla vendita all’estero del petrolio e il tonfo dei prezzi di questo ha portato il Paese di Putin sull’orlo del baratro.

Ma perchè questo tonfo del petrolio?
Principalmente la causa di questa ripida discesa dei prezzi è dovuta all’aumento della produzione da parte dei Paesi dell’ Opec, i quali vorrebbero cercare di arginare la concorrenza di Stati Uniti in primis e della Russia. L’aumento della produzione, sommata ad un indebolimento della domanda, dovuto principalmente al rallentamento della Cina che è il primo importatore mondiale di petrolio, ha fatto scivolare le quotazioni del greggio ben al di sotto ai 50$ al barile.

Tutto questo ovviamente, è un prezzo da pagare anche per i Paesi dell’Opec, perché anche per loro la voce petrolio nelle esportazioni ha un grosso peso, anche maggiore di quello per Putin.

Alcuni Paesi dell’Opec hanno preso iniziative spontanee, come l’Arabia Saudita che qualche giorno fa ha deciso di tagliare i prezzi del greggio ai suoi clienti per fare concorrenza ai Paesi del Golfo, in particolare all’Iran (colpito anch’esso dal calo del prezzo del greggio) con cui i rapporti non sono mai stati idilliaci.

Il Quadrunvirato: Russia, Iran, Iraq e Siria

Infatti, proprio l’Iran e l’Iraq potrebbero giocare un ruolo fondamentale nello scacchiere di Putin il quale, se riuscisse nell’intento di lasciare Assad al proprio posto, ponendo fine alla guerra civile, creerebbe un asse in Medio Oriente molto potente.

La sopravvivenza del governo del Primo Ministro iracheno Al-Abadi dipende molto dall’Iran, il quale sta combattendo le milizie islamiche nell‘Anbar e in altre province dell’ Ovest dell’ Iraq. Infatti, non è un caso che l’Iraq abbia ignorato la richiesta del 5 settembre degli ufficiali militari di porre un blocco sui voli militari russi che portavano armi al regime di Assad.
Inoltre, vi è un accordo in essere di collaborazione tra l’intelligence di Russia, Siria, Iraq e Iran per condividere informazioni sullo Stato Islamico.

La Siria si trova molto vicina allo stretto di Hormuz, che è un braccio di mare lungo 60 km e largo 30 che divide la penisola Araba dalle coste dell’Iran. Nello stretto, transitano ogni giorno petroliere di tutto il mondo che trasportano un quinto della produzione mondiale di petrolio.

Ora, pensate se Assad rimanesse al suo posto e appoggiasse la crociata petrolifera di Putin, con l’influenza americana sempre più debole nella zona e sull’Arabia Saudita, ormai lasciata sola da Washington e con l’Iran e l’ raq pronti a schierarsi al fianco di Putin per abbassare la produzione del greggio e quindi rialzare i prezzi del petrolio cosa potrebbe succedere.

Un’idea potrebbe essere quella che l’Arabia Saudita si troverebbe in una situazione poco amichevole in cui si ritroverebbe da sola a combattere contro una concorrenza a cui non può far fronte e dovrebbe di conseguenza abbassare il tetto della produzione, scatenando un effetto domino sui Paesi dell’Opec.

Ovviamente Putin bombarderà anche l’Isis, dato che nei territori dello Stato Islamico si trovano importanti asset petroliferi che la Russia sarebbe molto contenta di avere sotto controllo.

Queste congetture anno avuto una piccola conferma quando la Russia ha iniziato a bombardare la Siria: il prezzo del petrolio si è spinto oltre i 50$ a barile.

Putin sembra che stia facendo le sue mosse in maniera azzeccata, Obama e suoi alleati saranno altrettanto bravi nel fare le loro mosse?

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