Le confessioni di Yanis Varoufakis e le accuse all’Europa

L’ex ministro delle Finanze greco rilascia alcune interviste piuttosto scottanti destinate a fare molto discutere.

In una conversazione con Harry Lambert, giornalista del NewStatesman, avvenuta una settimana fa, l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha rivelato molti dettagli sulla sua esperienza di governo, sulle trattative affrontate in Europa, sui suoi rapporti con figure istituzionali europee e con lo stesso Primo Ministro greco Alexis Tsipras. Molto di ciò che ha raccontato non potrà che causare un certo scalpore. 

In primo luogo, i partecipanti all’Eurogruppo vengono descritti come persone assolutamente non inclini al dialogo e alla costruzione di piani alternativi a quelli finora applicati in Grecia: 

"Io all’Eurogruppo provo a parlare di economia, ma nessun altro lo fa.....Tu parli di un argomento su cui hai lavorato molto (per assicurarmi che fosse logicamente coerente) e hai davanti solo sguardi fissi.

E’ come se non avessi mai parlato. Quello che dici è indipendente da ciò che dicono loro. Potresti anche aver cantato l’inno nazionale svedese: avresti la stessa replica. E questo è allarmante, per chi [come lui stesso, ex professore in varie università] è abituato al dibattito accademico...."

E’ possibile che qui Varoufakis abbia voluto fare un riferimento implicito anche alla «modesta proposta» di riforma dell’Eurozona che campeggia sul suo blog da qualche anno, rispetto al suo «parlare di economia» non ascoltato. 

Quando, nell’ultima fase delle trattative con l’Europa, pochi giorni prima del referendum, l’ex ministro greco fu escluso da una importante riunione dell’Eurogruppo, egli si adoperò per sapere se tale azione fosse legalmente permessa. La risposta che gli fu data da un esperto legale europeo è che «l’Eurogruppo non esiste legalmente, non c’è trattato dove tale gruppo sia stato convenuto»: dunque la conclusione di Varoufakis è che «c’è un gruppo non esistente che ha il più grande potere di determinare le vite degli europei. Non risponde a nessuno...nessun cittadino sa quello che vi viene detto....sono quasi decisioni di vita o di morte e nessun membro deve rispondere a nessuno». 

Il principale destinatario delle critiche di sostanziale autismo delle controparti europee è il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble

La sua visione era: «Non mi metto a discutere del programma: era stato accettato dal governo precedente e non possiamo permettere ad un’elezione di cambiarlo...» Così a quel punto io mi sono dovuto alzare e dire: «Beh, forse non dovremmo più tenere elezioni nei Paesi indebitati», e non c’è stata risposta. L’unica interpretazione che posso dare [della loro visione] è «Sì, sarebbe una buona idea, ma è difficile da fare. Dunque o firmi nello spazio in calce o sei fuori».

In un’altra intervista, questa volta al Guardian, l’ex ministro greco afferma, ancora su Schauble, che 

«La mia convinzione è che il ministro delle finanze tedesco vuole che la Grecia sia spinta fuori dalla moneta unica per instillare la paura di Dio nella Francia e fargli accettare il suo modello di eurozona disciplinata».

 

Si ha in effetti la sensazione che Schauble non intenda permettere che nessun Paese, rimanendo all’interno dell’eurozona, possa mai effettuare un’altra rinegoziazione del debito pubblico (come già avvenuto in Grecia nel 2012) o addirittura fare default: in questo senso mi sembra sia da interpretare la proposta del Ministro delle Finanze tedesco, trapelata da indiscrezioni, di un Grexit controllato per 5 anni con annesso a default o ristrutturazione, a cui far seguire il rientro nella moneta unica.

Rispetto ad Angela Merkel, invece, Varoufakis chiarisce che non ha mai avuto a che fare direttamente con lei, ma che gli sembrava che il suo atteggiamento fosse diverso rispetto alla durezza di Schauble. 

Riguardo le trattative per il rinnovo del prestito, l’ex Ministro greco spiega che intenzione del governo era proporre un massimo di tre-quattro riforme; ma l’Eurogruppo insisteva per un «accordo comprensivo» di tutto. E sui singoli punti (IVA, pensioni, riforma del mercato del lavoro, privatizzazioni) le proposte del governo greco venivano a suo dire costantemente rigettate. 

Rispetto alla ricerca di possibili alleanza con gli altri Paesi europei in crisi di debito pubblico, Varoufakis spiega che questi «avevano reso abbondamente chiaro che erano i nemici più energici del nostro governo, sin dall’inizio»: dato che tra questi Paesi c’è l’Italia, è probabile che si sia riferito anche al governo italiano, in questo senso. Né poteva portare particolare beneficio lo stretto legame con i «rivoltosi» Podemos spagnoli, visto che tale partito non possiede posizioni di potere determinanti, almeno al momento, e inoltre la simpatia verso Iglesias e i suoi non era ben recepita dall’Eurogruppo.

Per via della sottrazione di democrazia che la Grecia ha subito, un Ministro delle Finanze europeo vicino alle istanze greche è stato, secondo Varoufakis, George Osborne, suo omologo inglese: ma anche qui non era possibile che egli esercitasse una particolare influenza positiva, non essendo il Regno Unito all’interno dell’Eurogruppo (perchè fuori dalla moneta unica).

Ancora, l’ex professore di Austin (Texas) rivela che un gruppo di lavoro interno al suo ministero stava organizzando un piano di uscita dall’euro (della cui possibile esistenza avevamo scritto). In alternativa, l’ex Ministro proponeva un piano per una moneta parallela, ma il governo, in una riunione dei sei membri più importanti di esso, lo ha respinto per quattro voti a due:

«Il referendum ci ha dato una spinta formidabile, che avrebbe giustificato una risposta energetica contro la BCE....ma quella notte il governo decise...che invece avrebbe portato a maggiori concessioni all’altra parte...il Primo Ministro accettava la premessa che qualunque cosa accadesse, qualunque cosa l’altra parte facesse, non avremmo mai risposto in un modo che li sfidasse».

Varoufakis inoltre ha anche espresso dubbi rispetto al successo di un piano per la Grexitnon sono sicuro che saremmo riusciti a gestire [l’uscita dall’euro], perchè gestire il collasso di una unione monetaria richiede un alto tasso di esperienza, e non sono sicuro che ce l’abbiamo qui in Grecia, senza l’aiuto di esterni»; inoltre si sente ancora vicino a Tsipras, e afferma che il rapporto con lui è sempre stato molto amichevole, così come al suo successore alle Finanze, Euclid Tsakalotos.

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