La rivoluzione del Fintech è solo all’inizio

Startup e grandi banche lavorano insieme per rivoluzionare la tecnologia del settore finanziario. E gli istituti finanziari non possono far altro che guadagnarci.

La rivoluzione del Fintech è solo all'inizio

Un report pubblicato recentemente da Accenture allude al fatto che qualcuno abbia fermato la rivoluzione del fintech. Il documento mostra come la promessa delle startup del fintech di cambiare la struttura del mercato, migliorare radicalmente i prodotti finanziari e distruggere le imprese finanziarie che rifiutano di aggiornarsi sia in fase di stallo.

L’interrogativo arriva alla vigilia di una forte discesa nella costituzione di nuove startup nel settore. Secondo la Figura 1, il numero di startup del fintech negli Stati Uniti e in Europa è sceso rapidamente a partire dal 2015, dopo vari anni di crescita sostenuta.

Figura 1: Startup del fintech in calo
Società del fintech costituite per anno. Fonte: Atlas

Tuttavia, il report di Accenture non considera un aspetto chiave. La rivoluzione del fintech non si è fermata, è stata cooptata. Le startup che un tempo avevano la mission di andare a “disturbare” le grandi società finanziarie, ora sono loro partner. Molte startup del fintech contano società molto importanti tra i loro investitori chiave oppure sono state già direttamente acquisite da loro. La creazione di nuove startup è in fase di rallentamento perché alcune delle innovazioni tecnologiche sono ora state portate in-house.

Naturalmente, anche la burocrazia e l’inerzia di alcune grandi istituzioni finanziarie tendono a rallentare il ritmo del cambiamento promesso dal fintech. In definitiva, però, la cooptazione della rivoluzione del fintech non diminuirà la portata del suo impatto. La tecnologia esiste ancora per disturbare la catena del valore finanziario nel modo in cui il fintech ha promesso. Le grandi imprese finanziarie continueranno a controllare la maggior parte del valore dell’industria, ma la struttura della catena del valore e il modo in cui queste imprese competono cambieranno drasticamente.

La rivoluzione del fintech: cambiare il modo in cui competono le grandi banche

Molti leader dell’industria finanziaria hanno già compreso le caratteristiche del nuovo panorama competitivo. Il CEO di UBS Group Sergio Ermotti ha recentemente dichiarato a Bloomberg:

«Sono totalmente convinto che il campo di battaglia del settore bancario non sia il front office. Il campo di battaglia è nel back end. Non c’è ragione comprensibile per cui l’industria dei servizi finanziari non abbia sviluppato una condivisione più completa della catena del valore».

Le istituzioni finanziarie erano solite integrare la ricerca e l’esecuzione, con gran parte del lavoro di back-end, come la raccolta dei dati modularizzati, in outsourcing. La stragrande maggioranza del valore deriva dall’esecuzione delle transazioni, per cui tutto il lavoro di back-end veniva fatto con l’obiettivo di incoraggiare ulteriori attività di trading. Le nuove tecnologie hanno già cominciato a rivedere questa catena del valore, e le normative come la MiFID II renderanno ancor più difficile acquisire valore attraverso i servizi integrati sul fronte cliente.

La rivoluzione sarà manifesta proprio nel back-end. Con l’esecuzione e gli altri servizi che diventano sempre più standardizzati, le istituzioni finanziarie competono sulla base delle loro infrastrutture e delle loro capacità tecnologiche. I Robo-Advisors hanno ricevuto un’attenzione straordinaria dei media, ma il futuro appartiene ai Robo-Analyst. I gestori patrimoniali che possono utilizzare delle partnership nel fintech per integrare le infrastrutture back-end di raccolta dati, analisi e apprendimento automatico con i loro reparti di ricerca controlleranno questo nuovo punto di integrazione.

Morgan Stanley, in particolare, è stata veloce a trarre vantaggio dal passaggio della catena del valore. Negli ultimi 15 mesi le ottime performance della divisione di Wealth Management hanno contribuito a spingere la redditività del gigante finanziario ai massimi post-crisi e ha portato ad un rialzo del 72% del titolo azionario, che si traduce in 33 miliardi di dollari aggiunti alla capitalizzazione di mercato.

Banche e startup del fintech lavorano insieme (e continueranno a farlo

Fino ad ora, il fintech ha visto le istituzioni finanziarie desiderose di essere partner. Nei primi sei mesi del 2017, gli investitori corporate hanno partecipato a oltre il 20% delle offerte di startup nel settore. Le banche americane come Citi, Goldman Sachs e JP Morgan hanno decine di investimenti in fintech nei loro portafogli. Il numero di acquisti di imprese del fintech da parte degli istituti finanziari eclissa il numero di IPO.

Per le grandi istituzioni finanziarie, la collaborazione con le società del fintech è la soluzione più semplice e scontata. Non solo si trasforma un potenziale concorrente in un collaboratore, ma si ha anche accesso a delle soluzioni tecnologiche ai problemi che una grande organizzazione potrebbe trovar difficile risolvere.
Queste soluzioni possono avere un impatto immediato sulla base dei processi. Un recente studio su 70 fornitori di servizi finanziari britannici ha rilevato che l’87% ha registrato dei tagli dei costi grazie alle partnership con le fintech, mentre il 54% ha aumentato i ricavi.

Le grandi istituzioni finanziarie con una burocrazia complessa e centinaia di migliaia di dipendenti trovano difficile innovare. Le partnership e le acquisizioni di imprese del fintech permettono ai gestori di esternalizzare gran parte del processo di innovazione tutelando la maggior parte dei profitti e, solitamente, tutti i clienti.

In questa fase della rivoluzione del fintech nessuno può dire con certezza quale delle grandi banche ne uscirà come vincitrice. L’unica cosa chiara è l’opportunità. Le istituzioni finanziarie che collaborano con le imprese del fintech per integrare e migliorare le proprie capacità di back-end risparmiano sui costi, ampliano la loro quota di mercato e aumentano il valore, fattori che premieranno gli azionisti nel lungo periodo.

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