La crisi Mps tra sofferenze e conti offshore

icon calendar icon person
La crisi Mps tra sofferenze e conti offshore

Ecco la versione dei magistrati di Milano che indagano sul caso Mps ascoltati dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle banche

Le indagini su Monte dei Paschi di Siena partirono in seguito alla presentazione di esposti anonimi e non da segnalazioni inviate dalla Vigilanza anche se nel prosieguo dell’attività investigativa, dai verbali ispettivi di Bankitalia emergevano criticità degne di attenzione giudiziaria.

Dopo quello sulle Banche Venete, anche lo scottante fascicolo Mps arriva a Palazzo San Macuto e lo scenario appena descritto è quello che è emerso dalle audizioni dei sostituti procuratori della Repubblica di Milano, Giordano Baggio e Stefano Civardi - che indagano sulla vicenda Mps - davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

I motivi della crisi

I magistrati, spiegano davanti ai parlamentari, hanno iniziato a interessarsi di Mps nel 2012 dopo un esposto anonimo inviato alla Consob, la quale dopo aver eseguito alcuni “accertamenti preliminari” lo inoltrò alla Procura di Milano.

La crisi dell’istituto bancario andava avanti da tempo e secondo Civardi

“va incorniciata in una crisi di sistema: Mps aveva tanti titoli di Stato, una quota doppia rispetto alle altre banche ed è chiaro che quando scoppia a fine 2010 il problema del debito sovrano soffre più delle altre.”

Certo è che quando a motivi strutturali si susseguono operazioni al buio, le prospettive non possono essere rosee.

E se da una parte le ristrutturazioni Alexandria e Santoriniservirono ad occultare possibili perdite quindi a risolvere problemi” dall’altra si insinuarono anche le sofferenze che contribuirono a spingere a fondo la banca senese:

“Gli Npl sono un altro capitolo importante della crisi del Monte: quando un sistema è in crisi i soggetti che ho finanziato non mi ripagano più”

ha aggiunto Civardi.

Problemi e criticità che successivamente si evincono anche dalla lettura dei verbali delle attività ispettive di Bankitalia che

“Aveva lanciato molti warning sulla patrimonializzazione propedeutica all’ acquisto di Antonveneta”.

L’acquisto di Antonveneta

Molte delle operazione messe in campo da Mps per occultare le perdite, ha spiegato Baggio davanti alla commissione, furono avviate prima dell’acquisto di Antonveneta che avvenne “a scatola chiusa”.

I sospetti che Mps abbia pagato una tangente sull’acquisizione di Antonveneta nel 2008 non hanno mai trovato riscontro nonostante già la Procura di Siena avesse indagato in tal senso.

Infine, quanto il fascicolo sul prezzo d’acquisto arrivò a Milano era già il 2014 e il reato era ormai prescritto.

I soldi scudati

I due magistrati spiegano, inoltre, che a seguito di un sequestro effettuato nei confronti dei gestori del broker Enigma, emerse che alcuni manager del vecchio Mps si erano prodigati per scudare imponenti somme di denaro.

L’operazione, ha spiegato Baggio, avvenne attraverso l’apertura di

“conti correnti in giurisdizioni offshore, gestiti attraverso San Marino e approdati in banche di Singapore”.

L’ex capo dell’area finanza di Mps, Gianluca Baldessarri, ad esempio, avrebbe scudato circa 17,8 milioni di euro.

Iscriviti alla newsletter per ricevere le news su Banca Monte dei Paschi di Siena

Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Dlgs 196/03.

Chiudi [X]