L’annuncio arrivato da MPS e da Mediobanca dopo la riunione dei rispettivi CDA. Deciso finalmente il concambio. Cosa succede ora.
Finalmente la fumata bianca sulla fusione tra MPS e Mediobanca è arrivata. L’annuncio ieri sera, martedì 10 marzo 2026, al termine delle riunioni dei CDA delle due banche che, assistite dai rispettivi advisor finanziari, hanno trovato la quadra anche sul rapporto di concambio tanto atteso a Piazza Affari.
Il concambio è stato fissato a 2,45 azioni MPS per ogni azione Mediobanca, dunque a un valore superiore rispetto alle 2,2 volte su cui aveva scommesso il mercato.
Gli azionisti di Piazzetta Cuccia, in poche parole, riceveranno di più rispetto alle attese, per ogni azione di Mediobanca detenuta.
Occhio anche alle novità che riguardano i dividendi.
MPS ha annunciato che il CDA ha deliberato di proporre alla prossima assemblea dei soci del 15 aprile 2026 - chiamata a esprimersi anche sul rinnovo del Consiglio, la cui lista, va ricordato, ha escluso il nome dell’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio - la distribuzione di un dividendo in contanti per azione di 0,86 euro, al lordo delle ritenute previste dalla legge, per un ammontare complessivo di circa 2.613 milioni di euro.
La distribuzione, se approvata dall’assemblea, avrà luogo con data di stacco cedola il 18 maggio 2026 (ex date), data di legittimazione al pagamento 19 maggio 2026 (record date) e data di pagamento il 20 maggio 2026 (payment date).
Tornando al rapporto di concambio, l’assegnazione delle azioni di MPS avverrà in questo modo:
- L’annullamento senza concambio delle azioni proprie detenute da Mediobanca alla data di perfezionamento della fusione. Fusione che avverrà attraverso l’incorporazione di Mediobanca in MPS e che si tradurrà successivamente nel delisting di Piazzetta Cuccia da Piazza Affari.
- L’annullamento delle restanti azioni ordinarie della Società Incorporanda (Mediobanca) e l’assegnazione in concambio di azioni ordinarie della Società Incorporante (MPS) in base al rapporto di cambio.
Successivamente, MPS procederà a una operazione di aumento di capitale per un valore massimo di €1.609.487.836,43, ovvero di 1,6 miliardi di euro circa, che avverrà attraverso l’emissione di un numero massimo di 272.012.804 azioni ordinarie, prive di valore nominale.
Dopodiché, per effetto della fusione, lo statuto di MPS sarà modificato nella parte dedicata al capitale, al fine di “riflettere l’aumento di capitale sociale di BMPS a servizio del Rapporto di Cambio”.
MPS ha messo in evidenza tutti i vantaggi di cui gli azionisti di Mediobanca potranno beneficiare grazie alla fusione:
- Un titolo azionario (BMPS) più liquido, con conseguente maggiore facilità di negoziazione delle azioni.
- Una politica di remunerazione annunciata da MPS (con un payout atteso del 100%).
- Ulteriori possibili benefici connessi all’utilizzo del capitale in eccesso, qualora venisse destinato a ulteriori distribuzioni agli azionisti o impiegato per sostenere la crescita del gruppo.
- Possibilità di partecipare direttamente al più ampio progetto di valorizzazione del gruppo MPS prospettato dal nuovo Piano.
Non solo. Come ha aggiunto il Monte dei Paschi di Siena, “grazie alla fusione, gli azionisti di Mediobanca potranno beneficiare della realizzazione delle sinergie derivanti dall’integrazione e dall’avvenuta accelerazione nell’utilizzo di Deferred Tax Assets, partecipando così alla significativa creazione di valore e profilo di crescita dell’utile e del dividendo per azione derivante dall’integrazione”.
L’ultima parola spetta a questo punto agli azionisti di MPS e di Mediobanca che, in sede di assemblea straordinaria, dovranno esprimersi sul progetto di fusione, che sarà approvato solo se riceverà il voto favorevole della maggioranza di due terzi. La fusione, a quel punto, dovrebbe diventare effettiva “entro la fine del 2026”.
Ma cosa prevede, da un punto di vista operativo, l’operazione di fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS?
In conformità con quanto circolato nelle ultime settimane, le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta di Mediobanca andranno a confluire in una società non quotata posseduta al
100% da MPS, che assumerà la denominazione di “Mediobanca S.p.A.”.
Il marchio Mediobanca, dunque, non sparirà, come anticipato dalla banca senese, che ha rimarcato ieri l’intenzione di preservare “ un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati”.
Nella nuova società non quotata, sarà trasferita anche la quota di maggioranza in Generali detenuta da Mediobanca, che si aggira attorno al 13%.
La fusione comporterà inoltre l’integrazione industriale delle reti di consulenti finanziari e delle attività retail e affluent
wealth management di Mediobanca Premier e Banca Widiba (che assumerà una nuova denominazione sociale che includerà anch’essa il brand Mediobanca.
A seguito della fusione, il capitale sociale di MPS vedrà gli attuali azionisti della banca senese assistere a una lieve diluizione legata alla conversione del restante 13,65% del capitale di Mediobanca in azioni MPS: la partecipazione detenuta da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, scenderà al 16,1%, quella del gruppo Caltagirone facente capo all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone sarà pari al 9,5%, quella di BlackRock al 4,6%, mentre al MEF e a Banco BPM rimarranno quote di capitale rispettivamente pari al 4,5% e al 3,4%. Il flottante sarà pari al 62%.
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