L’Italia rischia l’insolvenza come la Grecia? Le cifre del debito in scadenza e le previsioni del Fmi

L’economia italiana riemerge dalla recessione, ma per il Fmi il debito pubblico in Italia è ancora soggetto a significativi rischi. Lo spread risale a causa dalla crisi in Grecia.

L’Italia rischia concretamente di trovarsi nelle condizioni della Grecia?

La quota di titoli di Stato con scadenza tra luglio e dicembre 2015 è pari a 197 miliardi di euro.
Secondo un’analisi del Centro studi Unimpresa, il prossimo anno andranno a scadenza altri 220 miliardi di bot e btp, nel 2017 poi altri 206 miliardi di obbligazioni e nel 2018 ancora 153 miliardi.

Il rendimento differenziale fra i titoli tedeschi e quelli italiani, si stima, ha la possibilità di intaccare i vantaggi della spesa per gli interessi, da quando lo spread è sceso sotto quota 90 punti base.

Qual è la situazione del Bel Paese?
Il debito pubblico italiano, si può leggere nel rapporto delle consultazioni ex Articolo IV: «è sostenibile ma soggetto a rischi significativi» a causa della sua entità.

Per il Fondo monetario internazionale i problemi maggiori

«derivano da uno scenario di stagnazione, in cui la crescita e l’inflazione rimangono molto bassi per un prolungato periodo di tempo».

In particolare, il Rapporto, diffuso al termine delle consultazioni ex Articolo IV, prevede che il rapporto tra debito e Pil raggiunga un picco al 133% nel 2015, prima di declinare al 123% nel 2020.
A tal proposito, dichiara il Fondo monetario internazionale che:

«Se non contrastati da una robusta risposta a livello europeo, gli sviluppi avversi in Grecia potrebbero avere un impatto sostanziale sull’Italia in termini di effetti sulla fiducia, sebbene l’esposizione diretta sia limitata».

Inoltre, commenta Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa:

"L’esito del referendum avrà ripercussioni sui nostri conti pubblici italiani, ma la migliore ricetta per combattere la crisi finanziaria internazionale sta nelle riforme, nelle misure di cui hanno bisogno le imprese e le famiglie per avere fiducia e per rimettere in moto definitivamente l’economia del nostro Paese. E la soluzione passa, come diciamo da sempre, in meno tasse e più credito”.

Ripresa economica italiana
Il Fmi ammette che l’economia italiana sta gradualmente crescendo dopo una lunga e profonda recessione. Con i dati alla mano si può affermare che il Pil dell’Italia promette una crescita dello 0,7% nel corso dell’anno per poi accelerare all’1,2% nel 2016; ciò grazie allo svolgersi degli effetti del quantitative easing della Bce.
La politica fiscale ha insito l’equilibrio per sostenere la crescita economica e ridurre il debito pubblico.
In accordo con i tecnici di Washington DC, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà al 2,7% quest’anno per poi scendere al 2,1% il prossimo anno.
Il debito pubblico, suo malgrado, si alzerà al 133,3% nel 2015 per poi ricollocarsi al 132,1% nel 2016.

Si stima, inoltre, che l’effetto combinato del Jobs Act in aggiunta alla ripresa economica farà calare la disoccupazione, dato allarmante in Italia.
Il Fmi prevede che il tasso di senza lavoro si assottiglierà al 12,5% nel corso dell’anno e al 12,2% l’anno successivo.

L’Italia, ritiene il Fondo monetario internazionale,

«potrebbe realizzare significativi guadagni di produttività se l’efficienza del settore pubblico migliorasse rispetto agli attuali bassi livelli».

La situazione bancaria italiana calcola una dei crediti non performanti, tre volte maggiori dall’inizio della crisi, raggiungendo una quota di 330 miliardi di euro, pari al 17% degli impieghi. Conseguentemente «ha depresso la redditività e intralciato la ripresa».

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