Juve-Napoli, chi ha ragione? Cosa dice il regolamento e cosa potrebbe succedere

La mancata disputa dell’incontro tra Juventus e Napoli, causa il divieto dell’Asl a far partire gli azzurri dopo i due casi di positività al coronavirus, potrebbe dar vita a una lunga battaglia legale visto il probabile 3-0 a tavolino: al momento tutti escono sconfitti da questa storia.

Juve-Napoli, chi ha ragione? Cosa dice il regolamento e cosa potrebbe succedere

Sotto una fitta pioggia l’arbitro Daniele Doveri, dopo aver aspettato 45 minuti di gioco come da regolamento, con un triplice fischio finale ha decretato con ogni probabilità il 3-0 a tavolino per la Juventus visto che il Napoli, che ora rischia anche il -1 in classifica, non si è presentato alla Stadium per disputare l’incontro valido per la terza giornata del campionato di Serie A.

Una vicenda questa molto complessa, che intreccia a vari livelli il mondo del calcio a quello sanitario e della politica, con un finale ancora tutto da scrivere visto che Aurelio De Laurentiis sembrerebbe essere pronto a rivolgersi anche alla giustizia ordinaria.

Tutto nasce dalla decisioni di due Asl di Napoli di impedire la partenza degli azzurri, ora tutti i quarantena, alla volta di Torino dopo le due positività al coronavirus riscontrate, figlie probabilmente del match contro il Genoa visto che i rossoblù con quasi una ventina di contagi rappresentano un autentico focolaio.

Il regolamento stilato dalla Lega Calcio per la ripartenza parla però di quarantena solo per i positivi, mentre per gli altri solo tamponi di controllo, motivo per cui la Juventus è scesa in campo e adesso il giudice sportivo probabilmente decreterà il 3-0 a tavolino.

Ma chi ha ragione tra la Juventus e il Napoli? Tutto ruota attorno a un possibile conflitto di competenze, con anche il CTS che è intervenuto parlando di “responsabilità della Asl e del medico sociale”.

Caso Juve-Napoli: cosa dice il regolamento

Fin da quando l’Italia intera era ancora in lockdown, nel mondo del calcio teneva banco la trattativa con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, quello della Sanità Roberto Speranza e di riflesso il Comitato Tecnico Scientifico.

Governo ed esperti nel protocollo per far ripartire i campionati volevano che, come per tutti i cittadini, in caso di una positività tutti i contatti diretti finissero in quarantena. I club invece spingevano per il modello inglese: tamponi per tutti e quarantena solo per i contagiati.

Alla fine nel protocollo firmato tra governo e FIGC l’ha spuntata il mondo del pallone, con il regolamento che di conseguenza non prevede un divieto di scendere in campo in caso di positività riscontrate.

La Lega Calcio con una nota del 30 settembre, quella delle nuove decisioni per il caso Genoa-Torino, ha però parlato di regole approvate “indipendentemente da quanto disposto da altre norme e/o regolamenti applicabili alla singola competizione e fatti salvi eventuali provvedimenti dalle autorità statali o locali nonché della Federazione Italiana Giuoco Calcio per le ipotesi di positività al virus SARS-CoV 2 dei calciatori dei Club partecipanti alle Competizioni organizzate dalla Lega Nazionale Professionisti Serie A”.

L’Asl di Napoli nel suo provvedimento ha però parlato di una impossibilità di fare trattamenti differenti ai calciatori rispetto agli altri cittadini, con anche i giocatori risultati negativi ai tamponi che sono stati messi in isolamento per arginare un possibile focolaio.

Tenuto conto che i calciatori in oggetto, recandosi in trasferta a Torino, avrebbero inevitabilmente contatti con una pluralità di terzi (personale dell’aeroporto, equipaggio e passeggeri del volo, personale dell’hotel sede di ritiro, addetti e tesserati della Juventus) - ha scritto l’Asl Napoli Nord -si ritiene non sussistere le condizioni che consentano lo spostamento in piena sicurezza dei contatti stretti”.

A chi spetta allora l’ultima parola? Per la Lega Calcio Juventus-Napoli si doveva disputare visto cosa recita il protocollo, ma per il CTS che è intervenuto a riguardo la responsabilità sarebbe dell’Asl e del medico sociale.

Il CTS, a proposito del caso dei calciatori positivi al contagio dal virus Sars-CoV-2 - si legge nel comunicato del CTS - richiama gli obblighi di legge sanciti per il contenimento del contagio dal virus e ribadisce la responsabilità’ dell’Autorità Sanitaria Locale competente e, per quanto di competenza, del medico sociale per i calciatori e del medico competente per gli altri lavoratori”.

Cosa succede adesso?

Con la Juventus scesa in campo e l’arbitro Doveri che ha aspettato un tempo di gioco prima del triplice fischio, il giudice sportivo dovrebbe decretare il 3-0 a tavolino in favore dei bianconeri e dare un punto di penalizzazione al Napoli.

La vicenda a prescindere è destinata ad andare avanti ancora a lungo, visto Aurelio De Laurentiis è pronto a dare vita a una battaglia legale rivolgendosi eventualmente anche alla giustizia ordinaria.

Sarà probabilmente un Tribunale a stabilire di conseguenza se la Asl aveva il titolo per bloccare la partenza del Napoli oppure, come sostenuto da Juventus e Lega Calcio, a fare fede è il protocollo siglato dalla FIGC insieme al governo.

Resta da capire al momento perché a squadre con calciatori positivi, vedi Milan o Genoa per esempio, sia stato possibile scendere in campo con le rispettive Asl territoriali che non sono intervenute, mentre quella di Napoli ha bloccato la partenza degli azzurri.

Il protocollo per la ripartenza ha in qualche modo posto i calciatori in un piano differente rispetto ai cittadini comuni, ma questa volta le due Asl non hanno voluto fare distinzioni mettendo tutti i giocatori in isolamento.

L’unica cosa che al momento appare chiara è che il grande sconfitto di questa vicenda è ancora una volta il calcio italiano, che uscirà da questa storia con l’immagine a pezzi proprio nel momento in cui si stava cercando di aumentare l’appeal della Serie A per massimizzare al massimo i ricavi per il prossimo triennio dei diritti televisivi.

Un ennesimo teatrino di cui il Paese avrebbe fatto volentieri a meno in un momento così difficile a livello sanitario ed economico, che evidenzia ancora una volta la totale inadeguatezza della governance del pallone nostrano.

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