Italia in Comune, Pascucci: “Alle europee progetto con i Verdi, con gli altri ancora nessun dialogo”

Intervista al coordinatore nazionale di Italia in Comune Alessio Pascucci: “Calenda mi piace ma andiamo avanti nel percorso con i Verdi, nomina di Banfi all’UNESCO termometro della inadeguatezza del governo”.

Italia in Comune, Pascucci: “Alle europee progetto con i Verdi, con gli altri ancora nessun dialogo”

Si avvicinano le elezioni europee di fine maggio e da tempo sono iniziate le grandi manovre nel variegato, oltre che tumultuoso, universo del centrosinistra italiano.

Aspettando l’esito delle primarie del Partito Democratico, Carlo Calenda sta portando avanti il suo progetto della lista Siamo Europei che, nell’idea dell’ex ministro, dovrebbe coinvolgere anche + Europa e Italia in Comune.

Tirato in ballo nel piano di Calenda Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri e coordinatore nazionale di Italia in Comune, ci tiene però a ribadire come al momento il “partito dei sindaci” sta lavorando in vista delle europee soltanto al progetto in tandem con i Verdi, anche se si guarda sempre con interesse a tutto quello che avviene nel campo dei progressisti.

Pascucci: “Alle europee Italia in Comune con i Verdi”

Oltre a essere uno dei sindaci più giovani d’Italia, oltretutto al suo secondo mandato a Cerveteri sempre sostenuto da una coalizione di liste civiche, Alessio Pascucci è coordinatore nazionale di Italia in Comune (movimento politico fondato insieme al primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti) e vice presidente dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO.

Sindaco Pascucci, Calenda vorrebbe Italia in Comune nel suo progetto Siamo Europei. Cosa farete alle prossime elezioni europee?

Noi guardiamo sempre con grande interesse a tutto ciò che succede nel campo dei progressisti. Mi piace Calenda per la lucidità del suo pensiero e la concretezza del suo modo di agire, cosa sempre molto apprezzata dai sindaci questa, ma al momento per le europee noi stiamo portando avanti un percorso insieme ai Verdi e non intendiamo cambiare strada. Calenda vorrebbe fare una lista unica ma al momento noi abbiamo un altro progetto, anche se non poniamo limiti a quello che può accadere in caso di un fronte più ecologista.

Anche + Europa pensa a voi, guardando i sondaggi insieme la soglia di sbarramento del 4% sarebbe alla portata.

Sono contrario a quando in politica ci si mette insieme per obiettivi elettorali, visto che le convergenze devono essere programmatiche e sull’idea di democrazia che si ha. Con + Europa abbiamo avuto un’interlocuzione precedente al loro congresso, adesso però non abbiamo avuto ancora modo di incontrare Benedetto Della Vedova. Anche qui comunque mi pare che loro siano interessati a presentarsi con una loro lista alle europee.

Alle regionali in Sardegna invece sarete nella coalizione del candidato di centrosinistra Massimo Zedda. I sondaggi riguardanti la vostra lista sono lusinghieri visto che vi attestano oltre il 6%.

Con orgoglio rivendico che siamo stati la prima forza politica in Sardegna a lanciare la candidatura di Massimo Zedda e a organizzare la coalizione. Vede noi siamo convinti che non si debba stare da soli, questa è la nostra prima volta in una elezione regionale e siamo convinti che Zedda possa vincere visto il suo spessore. Quanto alla lista Sardegna in Comune io sono appassionato più dei risultati che dei sondaggi.

Alle amministrative invece quali sono i progetti di Italia in Comune?

L’esperienza dello scorso anno è stata molto significativa, anche alla luce del fatto che abbiamo avuto poco tempo per organizzarci. Noi non abbiamo alleanze prestabilite, ogni decisione viene presa dal singolo territorio. Ci saremo a Bari, con la Puglia che è una regione dove poniamo grande attenzione anche in ottica delle regionali del 2020.

Vista la sua carica all’interno della Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO, come giudica la nomina da parte del governo di Lino Banfi come rappresentante italiano?

Io non ho nulla contro la persona di Lino Banfi, tutti abbiamo visto i suoi film. La sua nomina però è il termometro dello spessore culturale di questo governo, che dimostra in queste cose tutta la sua inadeguatezza. Se io avessi fatto Banfi assessore alla Cultura a Cerveteri, i 5 Stelle che sono all’opposizione di certo avrebbero protestato.

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