Italia: il punto su economia e politica dal Financial Times. Le previsioni? Peggio di così...

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Italia: il punto su economia e politica dal Financial Times. Le previsioni? Peggio di così...

La recessione in Italia sembra destinata a peggiorare e, secondo gli esperti del settore, l’inasprimento delle condizioni economiche lascerà al governo poco spazio di manovra per abbandonare l’austerity, tagliare le tasse e muovere finalmente il paese verso la crescita.

Facciamo, grazie ad un’analisi del Financial Times, il punto della situazione su economia e politica oggi in Italia, soffermandoci su quelle che sono le sfide e le aspettative per il prossimo futuro.

Italia: economia - bollino rosso

Nel primo trimestre 2013, l’economia italiana si è contratta dello 0.5% e i dati sul Pil sono risultati inferiori alle previsioni che erano state fatte precedentemente.

Un atto di accusa all’austerity? Qualcuno direbbe di sì, visto che col governo tecnico di Mario Monti l’Italia ha vissuto sei trimestri di contrazione del PIL. Ma l’obiezione verrebbe respinta, visto che lo stesso governo ha ereditato un’economia già in recessione dalla seconda metà del 2011.

Emma Marcegaglia, presidente eletto di Business Europe ha detto al Financial Times:

Al momento non vedo alcun segno di miglioramento. Il credit crunch è forte, la domanda interna e il settore delle costruzioni vanno male, le esportazioni stanno rallentando, mentre gli investimenti sono fermi. La recessione è molto grave.

Nella migliore delle ipotesi, ha continuato la Marcegaglia, è possibile che per l’ultimo trimestre del 2012, la terza economia più grande dell’Eurozona riesca a porre fine alla recessione più lunga dal dopoguerra.

Magra consolazione, dunque, il fatto che gli analisti abbiano notato come in questo primo trimestre l’economia si sia contratta, ma meno velocemente rispetto a quanto accaduto alla fine del 2012, quando il PIL ha riportato un valore di -0.9%.

Governo Letta: le sfide della politica

La coalizione di centro-destra, guidata da Enrico Letta, si incontrerà domani per approvare misure, per un totale di circa 3.5 miliardi di euro, che potrebbero portare alla parziale abolizione della tassa immobiliare e all’iniezione di liquidità nel welfare sociale.

Entro il mese di luglio, inoltre, il governo dovrà trovare altri due miliardi per impedire il previsto aumento dell’Iva anche se i minori rendimenti fiscali sembrano mettere alla prova questo obiettivo. Soprattutto perché Roma ha promesso a Bruxelles di riuscire ad aderire ai target sul bilancio per evitare l’avvio delle procedure «anti-deficit» della Commissione Europea.

Commenta Pierpaolo Benigno, professore di economia presso l’Università Luiss di Roma:

Nel complesso, le misure adottate dal governo Monti sono stati esercizi di una politica economica sbagliata che hanno soltanto ristabilito la credibilità sul piano internazionale, ma hanno depresso l’economia. Forse non avremmo potuto evitare la crisi del credito, ma abbiamo gettato via due anni senza toccare i problemi reali del paese e senza tagliare la spesa pubblica. Pierpaolo Benigno al Financial Times

Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, ritiene che il governo abbia urgente bisogno di portare a termine le promesse fatte nella direzione del supporto alla domanda interna. La Coldiretti stima che l’ultima caduta del PIL si tradurrà in un aumento della disoccupazione: anche se il settore agricolo italiano mostra «qualche segno positivo», quest’anno i disoccupati saranno almeno 450 mila in più.

Previsioni: peggio di così non può andare

Notando la mancanza di un significativo miglioramento delle esportazioni e il prolungato periodo di contrazione creditizia, Raffaella Tenconi, economista per la Bank of America Merrill Lynch, ritiene che i rischi di ribasso per il PIL italiano siano ancora molti.

Paolo Mameli, di Intesa Sanpaolo, ritiene che sia impossibile escludere un peggioramento della situazione economica per il prossimo trimestre. Gli analisti UniCredit stanno rivedendo al ribasso le stime, pur mantenendo l’assunto che entro la fine dell’anno l’economia possa tornare, seppure marginalmente, a crescere.

Il governo, infine, prevede un calo nella produzione del 1.3% quest’anno, a seguito del calo del 2.4% dell’anno precedente. Mentre secondo l’OCSE, lo stesso dato si aggirerà a -1.5%

Dal fondo, si può solo risalire?

Le banche sembrano essere più ottimiste. Dai risultati trimestrali riportati negli ultimi giorni, pare che il settore bancario italiano sia unanime nel dire: la recessione sta per finire.

L’indicatore più forte in questo senso arriva dai dati sul credito che nei primi tre mesi dell’anno è sceso, rispetto alla fine del 2012, per la UniCredit, la banca italiana più grande in termini di asset. Intesa Sanpaolo, la banca al dettaglio più grande, fa notare invece che i debiti in sofferenza si sono ridotti di un terzo nell’ultimo trimestre.

«L’uragano sembra essere passato» ha commentato Enrico Cucchiani, amministratore delegato Intesa Sanpaolo, parlando del primo trimestre del 2013 e della tempesta provocata dalla crisi di Cipro e dalle elezioni in Italia.

Alberto Nagel, amministratore delegato Mediobanca ha detto in una conferenza la scorsa settimana: «questo è il fondo

E allora ci auguriamo che sia così e che una volta toccato il fondo, l’Italia possa cominciare a risalire.

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