Italia, fine della crisi: PIL in crescita dell’1,6% dal 2016. Il merito è di 3 fattori, ecco quali sono

Italia, secondo l’ABI la recessione è finita. PIL in crescita stabile dal 2016, ma la redditività delle banche resterà bassa. Ecco le 3 motivazioni per cui l’Italia è in ripresa.

L’Italia è fuori dalla crisi, la recessione è finita: è questo il quadro che emerge dal rapporto Afo 2015-2017 elaborato dall’Associazione Bancaria Italiana.

Secondo l’ABI, l’Italia è fuori dalla crisi e già da quest’anno il PIL crescerà dello 0,7%, così come previsto dal Governo.

La crescita del PIL nel biennio del 2016-2017 sarà pari a quella degli altri paesi dell’Eurozona, con le stime dell’ABI che prevedono una crescita del PIL dell’1,6% ogni anno.

Da questa stima si rileva la fine della recessione dell’Italia, con la crescita del PIL che per la prima volta dall’inizio del 2000 convergerà con quella degli altri Paesi dell’Eurozona.

Le motivazioni per cui l’Italia è fuori dalla crisi sono molteplici, tra cui emergono la buona performance delle esportazioni,la politica ultra-accomodante operata dalla BCE, e l’aumento della domanda interna.

Italia fuori dalla crisi, le 3 cause principali

Finalmente, dopo anni di crisi il PIL dell’Italia ricomincia a crescere, come stimato dal rapporto Afo 2015-2017 dell’Associazione Bancaria Italiana. Le condizioni favorevoli per cui l’Italia è destinata a uscire dalla crisi sono molteplici, ma è possibile riassumerle in tre punti principali:

  1. le buone prestazioni delle esportazioni destinate a durare nel tempo;
  2. aumento importante della domanda interna: i consumi aumenteranno vista la risalita del reddito disponibile reale. Infatti, nel periodo tra il 2008 e il 2014 il reddito ha subito una contrazione annua pari al -1,5%, ma nel triennio 2015-2017 risalirà dello 0,9%. Tra le motivazioni per cui il reddito disponibile reale crescerà nei prossimi anni ci sono: la ripresa dell’occupazione e l’aumento della fiducia delle famiglie. Secondo il rapporto Afo, l’aumento della domanda interna allontanerà i rischi della deflazione, anche se in Italia la crescita dei prezzi al consumo sarà ancora inferiore di quella europea. Nel dettaglio: l’inflazione prevista nel biennio 2015-2017 sarà dell’1,7% in Europa, dell’1,3% in Italia;
  3. la politica ultra-accomodante della BCE, comporterà una riduzione significativa degli interessi pagati dai titoli di Stato decennali, sia nei termini assoluti sia in rapporto al bund tedesco.

Questi tre fattori contribuiranno in modo decisivo al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica prefigurati nel DEF.

Italia fuori dalla crisi, e le banche?

Nonostante il quadro positivo emerso dal rapporto Afo, la crescita del PIL non influirà in modo decisivo sulla redditività bancaria.

Infatti, gli utili netti delle banche a fine 2017 ammonteranno a 10 miliardi, e questo valore corrisponde ad un ritorno sul capitale Roe del 2,6%. Questa percentuale è tre volte inferiore a quella del periodo precedente alla crisi; tra le cause di questo rallentamento c’è la non elevata crescita dei ricavi visto che il margine di interesse è frenato dal basso livello dei rendimenti di mercato.

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