Istat: il dramma del lavoro in Italia, le vittime sono i giovani. C’è una soluzione?

Livio Spadaro

20 Maggio 2016 - 13:33

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Il report annuale dell’Istat è un’istantanea impietosa dell’Italia. Giovani sempre più in difficoltà, popolazione anziana in aumento e nascite in crisi. Ma una soluzione c’è.

Istat: il dramma del lavoro in Italia, le vittime sono i giovani. C’è una soluzione?

Il rapporto annuale dell’Istat conferma le dichiarazioni di Draghi sul pericolo di una “lost generation” per i giovani europei (soprattutto dei Paesi periferici, tra cui l’Italia) e scatta una fotografia impietosa dell’andamento dell’economia italiana.

Le proiezioni dell’istituto di statistica del 2015 mostrano una crisi nei turnover di lavoro, scontri generazionali, giovani a casa mantenuti dalle famiglie, nuove generazioni sovraistruite che accettano lavori con qualifiche minori (alla faccia di chi parlava di “choosy”), popolazione in netto invecchiamento e sempre meno Welfare.

Non solo, i poveri sono raddoppiati rispetto al 2008, 7 milioni di persone vivono in gravi disagi materiali, la discrepanza Nord-Sud aumenta, il 25% dei giovani non studia e non lavora e l’occupazione è sempre più trainata dagli sgravi contributivi che, in loro assenza, dà i risultati visti nel primo trimestre 2016.

Le prospettive? Nere, a meno di sostegni alla domanda di beni e servizi e un ampliamento della base produttiva.

Italia: Istat fotografa una situazione da brividi

Non molto tempo fa, il presidente della BCE, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa post-riunione BCE aveva lanciato l’allarme sul rischio di perdere un’intera generazione di giovani lavoratori. Quanto affermato dal presidente dell’istituto di Francoforte sembra trovare riscontro nel report annuale dell’Istat che fotografa la situazione italiana del 2015.

Definire i dati dell’istituto di statistica “impietosi” forse è riduttivo, visto che fanno rabbrividire alla sola lettura.

Italia: report Istat conferma pericolo di una «lost generation»

L’Istat ha reso noto che nel 2015 il 25% dei giovani italiani non studia e né lavora e che 6 giovani su 10 vivono ancora a casa con mamma e papà e non certo perché sono “choosy” o “bamboccioni”.

Lo conferma il fatto che la generazione attuale è la più sovraistruita di sempre ma che, per lavorare, accetta lavori meno qualificati rispetto al curriculum (smentita così la signora Fornero).

D’altronde c’era da aspettarselo visto il tasso di disoccupazione alle stelle (40%) che ha visto una leggera discesa per via di metodi artificiosi utilizzati per abbassare il tasso.

Il Jobs Act si è rivelato un flop non appena gli incentivi del governo alle assunzioni sono svaniti (-30% di contratti stabili nel primo trimestre 2016), mentre il programma Garanzia Giovani continua a macinare registrazioni (oltre 1 milione, di cui solo il 4% ha ricevuto una proposta di contratto) vista l’utilità soprattutto per i datori di lavoro.

Report Istat: aumenta popolazione anziana, giù le nascite

Non bastasse, sembra proprio che ci sia uno scontro generazionale in Italia. C’è uno scarso turnover tra giovani e anziani nei posti di lavoro, soprattutto nella pubblica amministrazione, per via di un maggior peso della popolazione anziana.

La popolazione italiana sta sempre più invecchiando visto lo scarso aumento del tasso di nascite. Ci si sposa sempre meno e quando lo si fa è solo in età molto più matura, del resto senza un salario adeguato viene difficile pensare come una coppia possa mettere in piedi una famiglia.

Report Istat: diminuiscono redditi delle famiglie, aumentano i poveri

Famiglie che non se la passano molto bene visto che sono 2,2 milioni i nuclei familiari senza lavoro e che un minore su sei vive sotto la soglia di povertà. Sono invece 7 milioni le persone che vivono in grave deprivazione materiale, cioè in una situazione involontaria di incapacità di fare un pasto adeguato almeno una volta ogni 2 giorni, pagare bollette, affitti, mutui e spese basilari generali.

Diminuiscono invece le persone che escono da tale condizione (4,5% rispetto al precedente 6,5%) ed aumentano quelle che invece non vi ci sono mai trovate (83,7% contro 81,6%). Aumenta il divario Nord-Sud dato che le famiglie con almeno due figli e i genitori soli che risiedono nel Mezzogiorno che sono in questa condizione risultano essere 3 volte superiori a quelle del Nord.

Report Istat: prospettive nere per i prossimi 10 anni

Insomma, un vero dramma. Le prospettive non sono dalla nostra dato che l’Istat, nella proiezione 2015-2025, si è accorta che grazie alle basse dinamiche demografiche non ci saranno particolari miglioramenti. Secondo l’istituto un miglioramento sostanziale si potrebbe avere solo grazie al sostegno della domanda di beni e servizi che in questo modo aumenterebbe la base produttiva.

Italia: una soluzione c’è ma è drastica. Flessibilità peggiorerà condizioni di vita

Può avvenire questo? Probabilmente no. L’inclusione nella moneta unica non permette di avere dinamiche competitive sul mercato del lavoro se non attraverso la famosa flessibilità di cui si parla tanto e delle riforme strutturali.

Per flessibilità si intende minore tutela dei diritti dei lavoratori, salto da un contratto all’altro, nessuna pensione e aumento di produttività del lavoratore (ergo orari di lavoro da operai cinesi). Il Jobs Act altro non è che un assaggio di questa flessibilità che in Francia non sta proprio riscuotendo un grande successo.

I francesi hanno capito che un provvedimento è l’antipasto di ciò che verrà e stanno manifestando ogni giorno per opporsi ad un futuro del genere.

I giovani italiani con queste prospettive hanno due opzioni: rimanere in Italia e sperare in un posto fisso stabile, cosa che sparirà con l’Italia nell’Eurozona, oppure andare a cercare lavoro all’estero.

Questa seconda ipotesi trova sempre più riscontri favorevoli tra i giovani italiani e dei cittadini in generale dato che l’Istat nel report 2016 evidenzia come ci sia stato un aumento delle persone residenti all’estero.

Una sempre maggiore emigrazione della generazione giovanile si rifletterà sul futuro del Bel Paese ma d’altronde non sembrano esserci alternative se non drastiche come ad esempio l’uscita dall’Euro.

In alto i calici, questo è il futuro grazie all’Europa unita.

Argomenti

# ISTAT
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