Iran, revoca sanzioni sul nucleare: gli effetti su petrolio, Forex e Borse

La revoca delle sanzioni dell’Iran potrebbe influire su diversi aspetti della finanza mondiale. Dall’ulteriore ribasso del prezzo del petrolio ai mercati finanziari internazionali. Prospettive di investimento a Teheran anche per Eni e Pirelli. Ecco quali sarebbero le conseguenze dell’effetto Iran.

L’eliminazione delle sanzioni contro l’Iran potrebbe avvenire il 30 luglio come rileva alla stampa il ministro dell’Energia russo Alexander Novak.

Nonostante l’accordo sul nucleare sia stato raggiunto martedì scorso, la prossima decade sembrerebbe essere decisiva per definire una volta per tutte il problema “sanzioni Iran”.

La revoca definitiva delle sanzioni non sarà tuttavia l’epilogo dell’affair internazionale: come dichiara Novak il vero nodo sarà discutere

«lI problema principale di ogni fase del negoziato: la situazione sul mercato del petrolio una volta che verranno eliminate le sanzioni all’Iran».

Circostanza non di poco conto se si considera che tutto questo avverrà sullo sfondo dell’attuale sovrapproduzione mondiale di petrolio: l’OPEC ha rifiutato di diminuire i propri livelli di produzione già alla fine dello scorso anno contribuendo a una pressione ribassista sui prezzi della commodity.

Ma quale sarebbe l’effetto Iran sull’economia mondiale?
L’eliminazione delle sanzioni produrrebbe effetti globali su mercati valutari, finanziari e non per ultima sulla politica di investimento del nostro Paese e delle quotate del settore energetico.
Ecco dove si manifesterà l’effetto Iran secondo le previsioni degli analisti finanziari.

Effetto Iran sul prezzo del Petrolio

La revoca delle sanzioni a Teheran produrrebbe effetti quasi immediati sull’offerta globale di petrolio. Gli analisti stimano infatti, che l’Iran recupererebbe velocemente il suo ruolo di potenza esportatrice di oro nero arrivando a produrre fino a 250-500 mila barili al giorno entro la fine del 2015. Ciò provocherebbe un eccesso di offerta, con pesanti ripercussioni ribassiste sul prezzo del petrolio greggio, già in discesa da una settimana. Gli analisti tecnici prevedono che a risentire di ciò sarebbero sia il Brent che il WTI.

Effetto Iran sul Forex: cosa succederebbe all’EUR/USD?

Il petrolio come tutte le commodities è quotato in dollari. Quale sarebbe l’effetto Iran sul tasso euro-dollaro una volta revocate le sanzioni e ripresa la produzione di petrolio a Teheran?

A fronte di un’ulteriore discesa del prezzo del petrolio, il dollaro statunitense si rafforzerebbe sempre di più: ciò accadrebbe perché tra il prezzo del petrolio e il dollaro esiste una correlazione inversa.

Dall’altro lato dell’oceano la divisa unica europea seguirebbe un trend sempre più ribassista connesso alle ultime decisioni assunte da Francoforte sul tasso di interesse e sul prestito ponte alla Grecia.

Ciò spianerebbe ancora di più la strada verso il raggiungimento di un cambio in parità 1 a 1 tra euro e dollaro visto che oggi siamo a quota 1,0835 e la rottura in zona 1,08 sembrerebbe vicina secondo le previsioni degli analisti.

Effetto Iran: effetti indiretti, Borse e valute

Un aspetto non trascurabile è però la correlazione inversa tra andamento delle Borse di un’area e la rispettiva valuta. La spinta ribassista sul prezzo del petrolio, guidata da un potenziale «effetto Iran», produrrebbe un rialzo del dollaro e contestualmente una perdita di spinta al rialzo per Wall Street che soffrirebbe una eccessiva rivalutazione del biglietto verde.
Viceversa, la debolezza dell’euro farebbe guadagnare le aziende europee avvantaggiate dalla “svalutazione competitiva”: aumenterebbero cioè le esportazioni delle principali quotate dei listini europei.

Effetto Iran: la politica di investimenti italiana

Secondo la stima della Sace il ritiro delle sanzioni all’Iran potrebbe incrementare l’export italiano verso Teheran di circa 3 miliardi di euro entro il 2019. Ciò non stupirebbe, considerato che, prima delle sanzioni imposte all’Iran, l’Italia era tra i partner commerciali più importanti di Teheran. L’idea di ristabilire un rapporto bilaterale con Teheran sarebbe comune non solo alla politica di investimenti nazionali, come già ribadito dal ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, ma anche alle aziende quotate del settore energetico italiano.

Eni, Pirelli, Tecnimont e Technip prevedono nuove opportunità di internazionalizzazione nel paese persiano una volta revocate le sanzioni che a quanto pare sembrano avere ormai i giorni contati.

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