Indennità licenziamento illegittimo: il calcolo del risarcimento è incostituzionale

Secondo la Corte Costituzionale spetta al giudice quantificare l’importo dell’indennità di risarcimento per il licenziamento illegittimo.

Indennità licenziamento illegittimo: il calcolo del risarcimento è incostituzionale

Quanto stabilito dal contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti (introdotto dal Jobs Act) in tema di indennizzo per il licenziamento illegittimo è incostituzionale: lo ha stabilito la Corte Costituzionale nella sentenza 194/2018 nella quale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 3 - comma I - del D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23.

Secondo la Consulta, infatti, l’indennità di licenziamento riconosciuta a titolo di risarcimento deve essere quantificata dal giudice.

Con il Jobs Act, invece, il parere del giudice non è previsto dal momento che con l’introduzione del contratto a tutele crescenti è entrato in vigore un nuovo sistema per il risarcimento da licenziamento illegittimo che va a vantaggio specialmente dei dipendenti con più anzianità di servizio; ed è proprio su questo punto - come vedremo meglio di seguito - che vengono violati i principi della Costituzione.

Ma andiamo con ordine e analizziamo quanto stabilito dal D.Lgs. 23/2015 in tema di risarcimento per licenziamento illegittimo.

Indennità per licenziamento illegittimo: cosa stabilisce il Jobs Act

L’articolo 3, comma I, del suddetto decreto stabilisce che in tutti quei casi in cui non vengono rilevati gli estremi per il licenziamento per giustificato motivo (oggettivo o soggettivo) o per giusta causa, il giudice condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità pari a due mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 6 e non inferiore a 36 mensilità. La misura dell’indennità viene invece dimezzata per i dipendenti di piccole aziende, ovvero di quelle che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio, o reparto situati nello stesso Comune non hanno più di 15 dipendenti (o non più di 60 lavoratori sull’intero territorio nazionale).

Si ricorda a tal proposito che è stato il recente Decreto Dignità ad aumentare il minimo e il massimo delle mensilità per l’indennità di licenziamento: prima, infatti, la misura del risarcimento non poteva essere inferiore a 4 mensilità, e superiore alle 24 mensilità.

La misura del risarcimento per licenziamento illegittimo, quindi, è fissa perché calcolata su dei parametri determinati dalla legge che premiano l’anzianità di servizio del lavoratore; tuttavia si tratta di un sistema incostituzionale, come rilevato dalla Corte Costituzionale.

Indennità di licenziamento: il calcolo è incostituzionale

Ricordiamo che era stato il Tribunale di Roma con l’ordinanza del 16 luglio 2017 a sollevare la questione di legittimità sul D.lgs 23/2015, con le censure che riguardavano l’intero nuovo regime.

Ad esempio si contestava la violazione del principio di uguaglianza per il fatto che dall’introduzione del contratto a tutele crescenti - applicato solo per i lavoratori assunti dopo il 6 marzo 2015 - gli assunti a partire da questa data godessero di una tutela peggiorativa rispetto a quelli assunti prima e destinatari dell’articolo 18 della legge 300/1970.

Da parte della Consulta, però, non è stata rilevata alcuna violazione del principio di uguaglianza per questo aspetto; secondo i giudici, quindi, è assolutamente legittimo che chi è stato assunto prima dell’entrata in vigore del Jobs Act goda di una tutela differente rispetto a chi ha stipulato un contratto a tutele crescenti.

Ad essere fondata, invece, è la censura sul meccanismo introdotto dal D.lgs 23/2015 per la quantificazione dell’indennità risarcitoria, poiché considerato troppo rigido e standardizzato, costituendo una disparità di trattamento nella stessa fattispecie.

Per intenderci, secondo i giudici non è giusto prevedere un’indennità forfettizzata che penalizza i casi di anzianità di servizio non elevata.

Per questo motivo, pur rispettando i limiti all’indennità (minimo di 6 mensilità e massimo di 36 mensilità) i quali rispondono all’esigenza di prevedere un indennizzo economico certo, è necessario che siano i giudici a stabilirne la misura prendendo in esame non solo l’anzianità di servizio ma anche altri criteri.

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