Il dollaro torna forte: ma quanto può durare?

Lorenzo Baldassarre

31/10/2017

31/10/2017 - 10:51

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Il dollaro durante il 2017 ha perso terreno arrivando a toccare minimi da due anni. Una rinascita è ora possibile grazie al taglio delle tasse, alla politica monetaria hawkish della Fed e all’estensione del QE a parte della BCE. Quanto può durare?

Il dollaro torna forte: ma quanto può durare?

Il dollaro sembra essere tornato. Dopo aver toccato i minimi da due anni e aver perso terreno contro tutte le rivali nel 2017, ora il biglietto verde può tornare ad apprezzarsi, soprattutto grazie a una possibile riduzione delle tasse e alla politica monetaria rialzista da parte della Fed. Un aiuto viene anche dall’avversaria principale, l’euro che, con l’estensione del QE da parte della BCE, ha perso molto valore nel giro di poche ore. Quanto può durare il rimbalzo del dollaro? Alcuni rumors parlano di Powell come candidato favorito alla guida della Fed.

Rinascita del dollaro dopo un anno deludente, ma quanto può durare?

Dopo l’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti d’America il dollaro ha avuto un repentino rialzo, portando il cross EUR/USD nel gennaio scorso quasi alla parità. Successivamente, fino a settembre, il biglietto verde ha avuto un graduale, ma costante deprezzamento nei confronti dell’euro, che ha portato il cambio con quest’ultima a 1,2092.

Già a partire dalla sua elezione, il presidente aveva parlato di una riforma fiscale, o meglio di una riduzione delle tasse, senza però che nemmeno una bozza venisse mai alla luce. Ciò accadde a settembre, quando Donald Trump la presentò al pubblico. Non a caso in quel mese la corsa dell’euro contro il dollaro terminò.

Come mai una riduzione delle tasse è così importante per l’apprezzamento del dollaro? Perché nella riforma fiscale presentata sarà possibile un rimpatrio di redditi dichiarati all’estero da parte dei cittadini americani. Il rientro del capitale aumenterebbe l’inflazione e questo porterebbe la Fed ad adottare una politica monetaria più aggressiva.

La Fed ha già annunciato nel meeting di settembre una normalizzazione del suo bilancio e la possibilità di aumentare i tassi di interesse a dicembre. Le prossime mosse saranno cruciali per capire l’andamento del biglietto verde.

Prima del viaggio in Asia di Donald Trump, sembra che il presidente voglia sciogliere la riserva su chi possa essere il successore di Janet Yellen. Il favorito sembra essere Jerome Powell, attuale governatore della Fed e membro del FOMC. Condivide con Yellen l’idea di una politica monetaria dovish (da “dove”: colomba), quindi meno aggressiva. Questo potrebbe contrastare l’attuale rimbalzo del dollaro. Che questo apprezzamento sia quindi solo una fase temporanea?

Nell’immagine notiamo l’andamento dell’indice del dollaro durante gli ultimi 12 mesi.

Rinascita dollaro: i problemi dell’eurozona

La rinascita della moneta statunitense non è solo dovuta alla politica della Fed più hawkish e alla riforma fiscale, ma anche a fattori esterni, principalmente legati alla rivale principale: l’euro.

Il 24 settembre la cancelliera tedesca Angela Merkel non uscì pienamente vincitrice dalle elezioni e soprattutto ci fu un gran risultato da parte del partito di estrema destra AFD, che permise a quest’ultimo l’ingresso nel Bundestag. Essendo la Germania il Paese più rilevante dell’eurozona (e della UE), la sua instabilità politica ha contagiato anche l’euro, che si è deprezzato molto nel giorno successivo.

Il 3 ottobre si è poi svolto, fra le cariche della polizia, il referendum sull’indipendenza della Catalogna, che sebbene non abbia portato a nessun risultato istituzionale concreto, ha generato incertezza e una crisi interna alla Spagna, chiaramente a svantaggio della moneta unica europea.

L’aiuto più importante all’apprezzamento del dollaro arrivò sempre dall’altra sponda dell’Atlantico, direttamente dalla banca centrale europea. L’estensione del QE ha provocato un repentino deprezzamento dell’euro e ha portato il cambio euro dollaro in area 1,16, che non conosceva dal luglio scorso.

Nel grafico possiamo notare l’andamento del cambio euro dollaro durante il 2017:

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