Green pass al lavoro dal 15 ottobre: domande e risposte agli ultimi dubbi

Teresa Maddonni

11/10/2021

11/10/2021 - 13:55

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Con l’obbligo di green pass al lavoro da venerdì 15 ottobre scattano una serie di domande che attendono risposte. Dalla sospensione, ai controlli, privacy e multe, chiariamo i dubbi irrisolti.

Green pass al lavoro dal 15 ottobre: domande e risposte agli ultimi dubbi

Il green pass diventa obbligatorio per tutti i lavoratori dal 15 ottobre e molti sono ancora i dubbi, domande in attesa di risposte chiare.

Dal prossimo venerdì 15 ottobre l’obbligo di green pass riguarderà 14,6 milioni di dipendenti privati, 3,2 milioni di dipendenti pubblici e 4,9 milioni di autonomi. La certificazione verde, lo ricordiamo, si può ottenere con tampone negativo, vaccino o se si è guariti dal Covid.

Chi non ha il green pass al lavoro dal prossimo venerdì, e questo è ormai chiaro, sia nel pubblico sia nel privato viene considerato assente ingiustificato e viene pertanto sospeso lo stipendio. Le linee guida per la PA per il rientro in presenza dal 15 ottobre con green pass chiariscono ulteriormente questo punto.

Scattano anche i controlli e le sanzioni per chi contravviene agli stessi e all’obbligo di esibire la certificazione verde. Rispondiamo ora ad alcune possibili domande con la nostra guida sul green pass al lavoro dal 15 ottobre 2021.

Green pass al lavoro dal 15 ottobre: come si ottiene?

Rispondiamo alla domanda più semplice con l’obbligo di green pass dal 15 ottobre 2021: come si ottiene? Il green pass si ottiene:

  • a 15 giorni dalla prima dose di vaccino e fino alla data del richiamo. Dopo la seconda dose e per i successivi 12 mesi;
  • con tampone con esito negativo effettuato entro le 48 ore precedenti. 72 ore in caso di tampone molecolare;
  • se si è guariti dal Covid entro i 6 mesi precedenti.

Green pass al lavoro: viene sospeso solo lo stipendio?

Con il green pass obbligatorio al lavoro dal 15 ottobre il lavoratore inadempiente viene considerato assente ingiustificato.

L’assenza ingiustificata fa scattare la sospensione dello stipendio da subito, sia nel pubblico sia nel privato.

La sospensione, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, scatta a decorrere dal quinto giorno di assenza ingiustificata per mancato possesso del green pass e si prevede la sostituzione.

Il lavoratore in questo caso può essere sospeso per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a 10 giorni “rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021.” La sostituzione quindi dura 20 giorni.

Insieme allo stipendio viene sospeso anche qualsiasi altro compenso o emolumento. A chiarire ulteriormente questo aspetto dovrebbero essere, secondo quanto anticipa Il Sole 24 Ore, le linee guida per la PA ancora non ufficiali che prevedono la sospensione “di qualsiasi componente della retribuzione (anche di natura previdenziale) avente carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario (...), previsto per la giornata di lavoro non prestata.”

Non sono dovuti quindi i contributi per i giorni assenza. Inoltre i giorni di assenza ingiustificata per mancato possesso del green pass al lavoro “non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano per i giorni non lavorati la perdita di anzianità di servizio”.

Chi controlla il green pass al lavoro?

Il green pass al lavoro viene controllato dal datore di lavoro direttamente o da un suo delegato. Nel caso in cui sia anche il datore di lavoro a svolgere l’attività lo stesso deve essere in possesso del green pass designando altra persona al controllo.

I controlli possono essere effettuati con la app VerificaC19, anche se per la PA è stata annunciata, e dovrebbe valere anche per i privati, una app di Sogei come quella che è stata messa appunto per la scuola che permette di effettuare i controlli in modo rapido che, sempre secondo le anticipazioni sulle linee guida, possono essere svolti:

  • all’accesso della struttura;
  • o a campione in misura non inferiore al 20% del personale presente in servizio e con un criterio di rotazione;
  • o a tappeto.

Le amministrazioni, per motivi di organizzazione, possono anche chiedere ai lavoratori se sono in possesso del green pass fino a 48 ore prima.

Sono soggetti a controllo di green pass al lavoro anche i lavoratori esterni all’azienda che frequentano la stessa a titolo di formazione o volontariato sulla base di contratti esterni. Il datore di lavoro controlla quindi chiunque acceda in azienda, anche i fornitori.

Lo stesso vale per i liberi professionisti come chiarito dal governo nelle FAQ aggiornate. La delega per i controlli deve avvenire in maniera scritta prima del prossimo 15 ottobre.

Il controllo della carta d’identità è previsto?

Il controllo della carta d’identità è previsto nel momento in cui si verifica il possesso del green pass al lavoro. La normativa prevede la possibilità di verificare l’identità personale del lavoratore che mostra il green pass.

Al contrario tuttavia, effettuati i controlli, il datore di lavoro non può trattenere documenti personali del lavoratore. Il tutto deve avvenire nel rispetto della privacy.

A chi segnalare le violazioni?

I datore di lavoro deve segnalare le violazioni sulla regola dell’obbligo di green pass al prefetto. La segnalazione può avvenire anche tramite chi è designato ai controlli.

La violazione, quindi lo svolgimento dell’attività lavorativa dal 15 ottobre senza green pass, comporta anche una multa che va dai 600 euro ai 1.500 euro.

Chi controlla i datori di lavoro?

Il datore di lavoro può essere controllato dall’Ispettorato del Lavoro, dal personale della ASl, Polizia, dal personale di polizia municipale e anche dalle Forze armate.

I controlli devono verificare che il datore di lavoro adempia al compito di accertamento del possesso del green pass dei lavoratori. Gli inadempienti rischiano una multa che va dai 400 ai 1.000 euro.

Raddoppio multa: quando?

Se al controllo in azienda si accerta che da diversi giorni il lavoratore presta servizio senza green pass la multa per il datore di lavoro può essere raddoppiata secondo quanto anticipa Il Sole 24 Ore, ma è da chiarire se questa aumenta per ogni giorno d’inadempienza.

Studi professionali e autonomi: controlli anche dai e sui clienti?

Anche gli studi professionali hanno l’obbligo di green pass. La responsabilità dei controlli, nel caso di studio associato per esempio, è del rappresentante dello stesso.

Al momento non è chiaro se il controllo debba avvenire solo sui lavoratori o anche sui clienti.

Nel caso di professionisti il governo ha chiarito con le FAQ che quando questi accedono ai luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa, il green pass viene controllato dai soggetti previsti dal decreto-legge n. 127 del 2021.

Nel caso di come idraulici o elettricisti, per esempio, che si recano presso l’abitazione dei clienti, chiarisce sempre il governo nelle FAQ, questi ultimi “non sono tenuti al controllo in quanto non sono datori di lavoro ma stanno acquistando servizi. Resta fermo che è loro facoltà chiedere l’esibizione del green pass.”

I tassisti non sono tenuti a chiedere il green pass ai clienti.

Chi controlla colf e badanti?

Anche la risposta a questa domanda, dal momento che l’obbligo di green pass scatta anche per colf e badanti, viene dal governo con le FAQ. Sono le famiglie a dover controllare il possesso della certificazione verde dei collaboratori domestici dal 15 ottobre.

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