Banche troppo grandi per non fallire? Non esistono più, è allarme crisi

Le grandi banche tengono le redini dell’economia mondiale e la loro attuale situazione le vede davanti ad un vicolo cieco. Too big to “not” fail.

Le grandi banche, definite nel settore “too big to fail” (troppo grandi per fallire) - come la scorsa crisi finanziaria ci ha insegnato - rappresentano il cuore dell’economia globale ma anche uno dei rischi più grandi.

Lo abbiamo visto con gli eventi del 2008 e lo capiamo ancora meglio oggi: sono sempre gli istituti bancari ad essere tra la maggioranza di soggetti con gravi problemi economici, mettendo a repentaglio, di nuovo, la salute del sistema.

Dalla loro parte hanno il forte sostegno delle banche centrali, che stanno però aumentando pericolosamente il loro profilo di rischio. Nascono come frutti del capitalismo ma allo stesso tempo vittime dell’accesa competizione che le logora. Necessitano di un sistema di regole che le vigili in maniera intelligente, ma i risultati della regolamentazione intrecciano solo i problemi.

Lo scenario che ne esce disegnato preannuncia l’arrivo di un nuovo shock di sistema, pronto a competere alla pari con quello ancora vivo nella memoria di tutti.

Grandi banche: un problema di modelli di business

I problemi attuali delle grandi banche sono legati ai loro modelli di business e al ruolo, avverso, che hanno cominciato a giocare le economie di scala.

In un mercato ricco di colossi bancari, con la presenza di altre soluzioni minori, aumentano le necessità di coprire costi fissi e variabili crescenti, e lo si può fare solo tramite commissioni, interessi e operazioni di mercato.

L’unico modo possibile di aumentare i guadagni su larga scala è quello di accrescere il numero e l’ammontare dei prestiti nei confronti di una clientela sempre più vasta.

Il conseguente ampliamento dello spettro di debitori delle banche aumenta il profilo di rischio di queste, con la crescente esposizione nei confronti del mercato che diventa sempre più una facile vittima dei cicli del credito, dell’economia (e delle recessioni) e di tutti quei rischi specifici legati a determinate classi di debitori.

Nel mondo finanziario non esiste la possibilità di aumentare i guadagni senza aumentare i rischi, e le grandi banche non hanno potuto che percorrere, nuovamente, questa strada.

Grandi banche e problemi: banche centrali, tassi di interesse e regolamentazione

Il sistema bancario internazionale è messo sotto stress dalle politiche monetarie intraprese dalle banche centrali.

Le banche centrali delle principali aree economiche mondiali, infatti, stanno praticando tassi di interesse o molto vicini allo zero o addirittura uguali e inferiori.

Le grandi banche hanno così perso il controllo sui tassi da applicare al credito, dovendoli aggiustare in maniera coerente con quanto dettato dagli istituti centrali.

Il risultato è che il margine di interesse per le banche diminuisce, portando ad un conseguente calo del profitto e della solidità, essendoci una minore capacità di affrontare eventuali problemi di insolvenza dei debitori.

La competitività è alta tra le grandi banche e gli altri istituti di credito concorrenti e il risultato di questo processo è presto detto: per emergere si cerca di diventare più grandi degli altri, così da generare guadagni maggiori e poter beneficiare di maggiori commissioni, portando i nuovi business che voglio ritagliarsi una fetta di mercato ad offrire servizi a prezzi ridotti.

Molte società che prima prendevano a prestito grandi quantità di denaro dalle grandi banche ora, infatti, preferiscono rivolgersi direttamente al mercato obbligazionario, ai fondi di investimento o compagnie private di capitali, che offrono loro condizioni più vantaggiose.

Oltre a questi problemi le grandi banche devono affrontare il peso delle regolamentazioni, con i nuovi requisiti di capitali e di limiti di trading che, sia a livello nazionale che secondo gli accordi di Basilea, stanno avendo un impatto drammatico sui loro ricavi.

Aumentano le piattaforme di online banking, molti clienti commerciali si rivolgono ad altri piccoli istituti più competitivi e così le regole, per le grandi banche, stanno cambiando, lasciando loro solo i problemi, e nessuno dei benefici, legati alle loro grandi dimensioni.

I numeri delle maggiori banche

Il problema delle grandi banche è quindi essenzialmente legato alla loro incapacità di generare guadagni, o di farlo in maniera commisurata alle loro necessità.

L’evidenza che questa situazione non è ipotetica ma attuale e reale ci è stata fornita dai risultati economici che le principali banche americane, e non solo, hanno conseguito nel primo trimestre del 2016.

JP Morgan ha visto un calo dei ricavi su base annua del -16% (-24% per l’investment banking), Bank of America ha segnato un calo dei ricavi del -25% (-22%), Morgan Stanley ha registrato un -53% (-34%), Goldman Sachs -59,9% (-37%), CitiGroup -27% (-27%), con la sola Wells Fargo che è riuscita ad avere risultati in linea con lo scorso anno.

Anche sul fronte europeo la situazione per le grandi banche non è stata migliore, con l’esempio di Deutsche Bank che ha visto calare i suoi profitti del -58%.

Una situazione senza vie d’uscita

Ad otto anni dall’ultima crisi finanziaria le più grandi banche al mondo sono in ricaduta, nonostante le politiche di emergenza messe in pratica dalle banche centrali, i cui interventi sono stati assorbiti dalle difficoltà dei grandi istituti finanziari, senza riuscire ad arrivare all’economia.

Fin quando le grandi banche continueranno ad essere le uniche beneficiarie degli interventi delle banche centrali, grazie ai quali sono tenute in vita, il capitale di cui l’economia reale ha bisogno per crescere non riuscirà ad arrivare, fermandosi a metà strada.

L’economia continuerà a rimanere stagnante finchè il processo non riuscirà a sbloccarsi, o fin quando non arriverà ad un punto di rottura portando un nuovo crollo della struttura.

È la crescita e la ripresa del sistema contro la sopravvivenza delle grandi banche lo scontro che si vive oggi. Un aut aut che sembra non prevedere alcun vincitore.

Fonte: MoneyMorning

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