Gli utili delle banche negli Stati Uniti crollano a picco, in calo i ricavi dalle attività di trading a causa della volatilità di mercato. Perché il mercato fa finta di niente?
A Wall Street riecheggia il fallimento delle trimestrali delle grandi banche degli Stati Uniti, ma il mercato non sembra curarsene.
Sebbene abbiano tutte battuto le attese (opportunamente riviste al ribasso affinché il mercato apprezzasse la “forza” dei risultati), il calo dei ricavi delle banche statunitensi mostra una certa difficoltà del comparto bancario nel primo trimestre 2016 a causa della forte volatilità di mercato.
Neanche a dirlo, però, le azioni delle grandi banche americane sono al momento in rialzo.
Perché il mercato si gira dall’altra parte e non pesa il crollo di utili e ricavi segnalato dalle banche e case di investimento più potenti al mondo?
Wall Street: le trimestrali delle banche deludono, ecco perché
Il trading sul mercato obbligazionario, sul Forex e sul mercato delle materie prime (FICC - Fixed income, currencies and commodities) ha colpito i risultati trimestrali delle maggiori banche degli Stati Uniti quotate a Wall Street.
Goldman Sachs ha riportato un utile in calo del 47 per cento rispetto allo scorso anno nelle attività di trading su reddito fisso, valute e materie prime (FICC), che si traduce in una perdita di 1,66 miliardi di dollari. La crescita del fatturato è scesa del 40 per cento, dai $10.62 miliardi di un anno fa a $6,34 miliardi nel primo trimestre 2016.
A causa della crescente incertezza sui mercati finanziari all’orizzonte nel secondo trimestre dell’anno, le perdite dalle attività di trading potrebbero continuare per le banche americane.
Grazie, in parte, ai tassi negativi annunciati dalle banche centrali, l’analista Kenneth Leon della S&P Global Markets Intelligence prevede che i redditi da FICC continueranno a pesare sulle banche di Wall Street nel 2016.
Morgan Stanley, prima dell’apertura della sessione statunitense di lunedì, ha comunicato un reddito da trading su FICC in calo del 50% a 873 milioni di dollari.
Anche il trading su azioni è sceso a livello annualizzato per le grandi banche USA, ma non a livelli paragonabili.
Morgan Stanley ha giustificato il calo dei ricavi sulle attività di trading parlando di «un basso livello di attività della clientela nel mercato dei cambi e un contesto di credito impegnativo», così come il crollo dei prezzi delle materie prime.
Anche altre banche statunitensi che hanno pubblicato la prima trimestrale del 2016 la scorsa settimana hanno riportato un crollo dalle attività di trading su FICC per problemi simili.
Pesa la volatilità dei mercati nel primo trimestre 2016
I desk FICC delle banche più potenti al mondo hanno dovuto affrontare una serie di sfide ad inizio 2016: la forte volatilità dei mercati finanziari, l’ottima performance del primo trimestre dell’anno precedente e i tassi di interesse negativi imposti dalle banche centrali.
JPMorgan Chase ha registrato un calo del 13 per cento sui mercati a reddito fisso e Bank of America ha segnalato un calo del 17 per cento la scorsa settimana. Ogni banca statunitense ha visto i redditi da trading sul mercato azionario maggiori rispetto ai redditi per il trading sul FICC.
Il CEO di Bank of America, Paolo Donofrio, prevede un netto miglioramento nel secondo trimestre 2016, ma la volatilità continuerà ad essere la protagonista dei mercati. Il referendum sulla Brexit del 23 giugno sarà solo uno degli eventi catalizzatori.
«Marzo è andato, credo, molto meglio di gennaio e febbraio»,
ha detto Donofrio la scorsa settimana durante la conference call della banca, aggiungendo, sul fronte Brexit, che «ci sarà forte volatilità attorno al voto e a tutti i cambiamenti dopo il voto».
Anche Citigroup ha visto un calo dell’11 per cento nel trading a reddito rispetto all’anno precedente: nonostante la perdita sia più limitata rispetto ad altre banche statunitensi, Citi ha registrato il maggiori ribasso sui ricavi dal trading nel mercato azionario.
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