Governo Draghi: la vera guerra è sui sottosegretari

Riccardo Lozzi

22 Febbraio 2021 - 11:58

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Nel Consiglio dei Ministri odierno si discute della composizione dei viceministri e sottosegretari nel Governo, ma lo scontro tra i partiti potrebbe far slittare le nomine di Draghi.

Governo Draghi: la vera guerra è sui sottosegretari

Incassata la fiducia al Senato e alla Camera con un’ampia maggioranza, per Mario Draghi rimane da sciogliere il nodo della nomina dei viceministri e dei sottosegretari.

Un tema di cui si dovrebbe discutere nel primo vero Consiglio dei Ministri del nuovo Governo, ma che potrebbe andare per le lunghe a causa delle difficoltà nel trovare un accordo tra i partiti per le 42 caselle a disposizione.

Infatti, sarebbe in atto una guerra sul sottogoverno tra le componenti della nuova maggioranza, stando alle indiscrezioni che circolano sui contatti avuti con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli nelle ultime ore.

Rispetto alla squadra dei ministri, il premier sarebbe orientato nel dare più spazio alle forze politiche, chiedendo però di rispettare alcuni paletti, tra cui il 60% di quote rosa e un’equa rappresentanza del peso parlamentare.

Guerra sui sottosegretari del Governo Draghi

Si parla soprattutto di uno scontro tra Lega e Partito Democratico sulle nomine riguardanti i ministeri chiave. Tra tutti gli Interni, dove Matteo Salvini vorrebbe indirizzare l’azione di Governo su un argomento caro al Carroccio come l’immigrazione, e la Salute, influendo sulle scelte del ministro Roberto Speranza.

All’uscita dal processo per il caso Gregoretti, in cui è coinvolto per la sua azione da ministro dell’Interno nel primo Governo Conte, lo stesso Salvini ha annunciato che alla Lega spetterà un posto al Viminale.

Parole che hanno creato qualche imbarazzo a Palazzo Chigi, con Draghi che aveva invitato nei giorni scorsi a non rilasciare ancora dichiarazioni in questo senso. L’intenzione del segretario leghista sarebbe di proporre Nicola Molteni o, in alternativa, Stefano Candiani, considerato meno divisivo.

Il Movimento 5 Stelle, invece, starebbe spingendo per la conferma di Carlo Sibilia o per l’ingresso di Vito Crimi, prossimo a lasciare il ruolo di reggente, mentre il PD vorrebbe mantenere nel ruolo di viceministro Matteo Mauri, tra i maggiori oppositori dei decreti Sicurezza, varati dalla maggioranza gialloverde e modificati nel Conte bis.

Scontro PD-Lega e ridimensionamento dei grillini

Il Partito Democratico si deve scontrare anche con i malumori interni causati dall’assenza di donne tra i 3 ministri espressi nell’esecutivo. Le esponenti democratiche potrebbero infatti non accontentarsi di una maggioranza femminile per questi ruoli, tanto che nei giorni scorsi si era parlato di proporre una compagine costituita completamente da quote rosa.

L’M5S si trova ad affrontare la perdita di peso dovuta alla defezione di 41 voti, 21 senatori e 20 deputati, durante il voto di fiducia a sostegno di Draghi che porterà inevitabilmente a un ridimensionamento della presenza grillina.

Così per il Movimento sarebbero messi a disposizione una decina di posti, per Lega e PD tra i 7 e i 9, per Forza Italia 7, con uno destinato all’UDC. Per quanto riguarda i partiti più piccoli, 2 sarebbero garantiti a Italia Viva, mentre LeU, +Europa, autonomie e centristi dovrebbero contare su 1 ciascuno.

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