Il Fintech è il nuovo petrolio

Il fintech potrebbe diventare uno dei più forti settori dell’economia in Medio Oriente permettendo a quei Paesi di ridurre la dipendenza dal petrolio.

Il Fintech è il nuovo petrolio

Il fintech, ovvero la tecnologia finanziaria, sarà uno dei settori più forti dell’economia del Medio Oriente e del Nord Africa, consentendo a quei Paesi di diversificare le entrate economiche, oggi fortemente dipendenti dal petrolio. Negli ultimi dieci anni le start-up fintech della regione hanno raccolto oltre $100 milioni di finanziamenti e gli investimenti dovrebbero raddoppiare entro il 2020, secondo il report di State of Fintech.

La crescita esponenziale del fintech nel Medio Oriente

Secondo Abdulaziz Fahad Al Jouf, fondatore e CEO di PayTabs, una start up saudita di sistemi di pagamento, il fintech è un grande settore che potrebbe diventare economicamente potente come il petrolio, dicendo in proposito:

Nel Medio Oriente, fintech emergerà come uno dei settori più forti dell’economia. Saudi Vision 2030, che ha lo scopo di ridurre la dipendenza dal petrolio e di diversificare l’economia dando potere alle piccole e medie imprese, ha aperto più opportunità per fintech

Il numero di start up del settore della tecnofinanza è cresciuto da 46 nel 2013 a 105 nel 2015. Si pensa che raddoppierà ancora a 250 nel 2020, secondo il report State of Fintech.

Il settore può essere in continua espansione anche grazie al fatto che l’86% delle persone adulte in Arabia Saudita non hanno un conto in banca, nonostante la notevole presenza di smartphone e di connessione internet. In Arabia Saudita infatti le persone tendono ad usare i contanti per effettuare i pagamenti. Per questo motivo il report citato precedentemente crede che l’utilizzo dell’e-commerce quadruplicherà entro la fine di questo decennio. Inoltre 3 clienti su 4 sono pronti a cambiare banca per avere una migliore esperienza nel campo digitale.

Secondo Moussa Beidas, co-fondatoredella start up Bridg con sede a Dubai, nata per permettere i pagamenti fra smartphone tramite bluetooth, afferma che il fintech è diventato un modo innovativo per fornire servizi meno costosi per chi non ha un conto in banca. Beidas crede che includere più persone nella finanza è di fondamentale importanza per la diversità economica e la crescita di tutta la regione. Beidas ha poi dichiarato specificando i meriti del fintech rispetto alle tradizionali banche:

Sebbene sia una sfida fornire servizi finanziari in un ecosistema dove si predilige il contante perché le istituzioni finanziarie richiedono a tutti i clienti di avere un conto in banca, fintech sta spianando la strada per una realtà meno in bianco e nero. Invece di forzare i clienti a diventare clienti della banca, fintech si concentra sull’esperienza del cliente per risolvere le sfide un passo alla volta.

Molte nuove start up stanno abbracciando la tecnologia blockchain, come la start up Verify, con sede a Dubai. Il suo co-fondatore Yazin Alirhayim ha affermato:

C’è un accordo unanime che la blockchain sta andando ad avere un grande impatto su fintech. La tecnologia è fidata e permette transazioni senza alcun rischio da ambo le parti

Dubai è il diciottesimo centro finanziario più grande del mondo, che ha visto un’ondata di interesse dalle start up della tecnofinanza per il luogo dove si trova, gli investimenti privati e l’innovazione. A novembre, il Dubai International Financial Centre (DIFC) lanciò un fondo fintech di 100 milioni di dollari e firmò un accordo con il Monetary Authoruty of Singapore per intraprendere progetti congiunti di fintech.

Secondo Beidas, oltre l’80% delle banche del Medio Oriente temono che il loro business sia a rischio a causa del fintech:

Le banche in Medio Oriente sono note per soffocare la crescita del fintech a causa della mancanza di comprensione dello stesso. Ora che i regolatori quali DIFC e DFSA e governi della regione stanno assumendo un ruolo più attivo nel favorire infrastrutture del fintech, le banche devono rispondere meglio e investire in questo ecosistema, che alla fine può garantire loro dei benefici nel lungo periodo

Alirhayim crede invece che alcune banche si rendono conto che c’è potenziale, anche se il fintech può minare il loro sistema tradizionale di business e chi non si adegua rischia di sparire.
Al Jouf pensa che le banche islamiche siano entusiaste dalle prospettive del fintech e stanno investendo nelle iniziative digitali.

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