Farmaci antitumorali: coronavirus blocca la ricerca sul cancro

La ricerca clinica per la scoperta di farmaci antitumorali è bloccata per l’emergenza coronavirus. Stessa sorte per gli studi sulla cura di altre patologie. Ecco cosa sta succedendo.

Farmaci antitumorali: coronavirus blocca la ricerca sul cancro

L’emergenza coronavirus ha bloccato la ricerca per le cure antitumorali e di altre patologie.

Negli ospedali di tutto il mondo infatti in questi giorni si sta registrando una carenza di dispositivi e personale medico, e aumenta sempre di più il rischio di esposizione alla COVID-19 per chi lavora nelle strutture ospedaliere. In più, la ricerca sperimentale al momento è quasi totalmente concentrata sulla scoperta di una cura o un vaccino contro il coronavirus.

Questi sono i motivi principali che hanno portato al blocco della ricerca clinica su tumori e altre malattie. In questo momento tra l’altro gli ospedali sono in sovraccarico e la maggior parte delle risorse sono impiegate per la cura delle numerose persone affette da coronavirus.

Il coronavirus ferma la ricerca sul cancro

La ricerca clinica per il cancro è stata ridotta a ’quasi zero’”. Ne dà notizia Roy Herbst, luminare negli studi sul cancro al polmone alla Yale University di New Haven. La situazione è davvero spiacevole, soprattutto perché il ricercatore fino a solo un mese fa aveva riscontrato grandi passi avanti negli studi clinici sul cancro. Molti trattamenti sperimentali stavano ottenendo risultati davvero promettenti contro alcuni dei tumori polmonari più mortali: “Ora l’intero processo si è fermato e mi sento male perché ci sono pazienti che avrebbero potuto beneficiare di questi studi” afferma Herbst.

Eppure le misure adottate sono necessarie. Secondo l’esperto infatti gli affetti da carcinoma avanzato sono particolarmente vulnerabili alle infezioni. Gli spostamenti in clinica per mandare avanti i trattamenti potrebbero rivelarsi fatali se i pazienti fossero esposti al coronavirus. Le cure per il tumore infatti causano spesso un forte indebolimento del sistema immunitario. In più i trattamenti medici avanzati che ricorrono all’uso di cellule geneticamente modificate necessitano un attento monitoraggio da parte dei medici, cosa che risulterebbe sicuramente difficile nel bel mezzo dell’epidemia.

Herbst sottolinea che in questo periodo il personale medico negli ospedali è molto ridotto. Lui stesso ha dovuto chiedere a tre quarti dei suoi colleghi del dipartimento di oncologia di Yale di non recarsi in ospedale, con l’intento di ridurre al minimo il rischio di infezione. In più, molti di loro vengono tenuti come “riserva” per fronteggiare l’emergenza COVID-19, qualora la squadra di medici già in prima linea venisse infettata.

Ora la scienza è concentrata sul vaccino anti COVID-19

Con lo scoppiare dell’emergenza COVID-19, la ricerca è ormai quasi completamente concentrata nella scoperta di vaccini e trattamenti contro il virus. Molti ricercatori hanno dovuto archiviare i loro studi clinici per la cura di numerose patologie, oltre al cancro.

Il sovraccarico delle strutture ospedaliere di questi giorni è un vero problema. Lo ribadisce Tim Dyer, amministratore delegato di Addex Therapeutics, società di biotecnologie con sede a Ginevra. Dyer non ha dubbi: “Vedremo una chiusura quasi completa della ricerca clinica”. Il 18 marzo, Addex aveva annunciato il ritardo per iniziare la sperimentazione clinica per la cura dei movimenti involontari nelle persone malate di Parkinson.

La settimana seguente, è toccato al colosso farmaceutico Eli Lilly a Indianapolis, che ha annunciato l’interruzione di molte ricerche mediche in corso e un ritardato per l’avvio di nuovi studi. “La situazione COVID-19 è dinamica” ha dichiarato un portavoce dell’azienda farmaceutica svizzera Roche a Basilea: “Stiamo assistendo a impatti sulla continuità della sperimentazione clinica in tutte le regioni in cui conduciamo studi clinici”.

Stop alla ricerca: linee guida per gli scienziati

Le agenzie governative in America, per fronteggiare la situazione, hanno rilasciato delle linee guida per i ricercatori che devono sospendere o modificare i processi sperimentali. La US Food and Drug Administration, ad esempio, ha pubblicato una guida che riguarda tutti gli studi che potrebbero dover essere messi in pausa, modificare i loro percorso di sperimentazione o accontentarsi di dati incompleti a causa della pandemia da COVID-19.

Il US National Cancer Institute, per esempio, il 23 marzo ha annunciato che avrebbe consentito ai ricercatori che finanzia di considerare l’idea di monitorare la salute dei pazienti da remoto, quando possibile. Alcuni controlli medici infatti potrebbero essere eseguiti tramite videochiamate anziché di persona, e il controllo delle procedure di sperimentazione clinica potrebbero essere condotti virtualmente, attraverso l’esame di documenti online per valutare gli standard.

Ma cosa ne sarà degli studi clinici nel futuro? Per il momento fare previsioni è impossibile. Non è chiaro quali effetti possa avere l’epidemia da COVID-19 a lungo termine sulla regolamentazione dei farmaci sperimentali: “Ci sarà un’interruzione, ovviamente. E se quel ritardo si manifesterà sul processo delle approvazioni finali oggi non è possibile saperlo” ha dichiarato Barbara Bierer, direttrice del Multi-Regional Clinical Trials Center di Brigham e del Women’s Hospital and Harvard a Boston.

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