Facebook: 10 anni tra like, tasse e borsa. Le tappe più importanti del suo successo

L’ascesa inarrestabile di Facebook continua a stupire. Nel suo decimo compleanno, vediamo cosa ha permesso il suo successo

Buon compleanno Facebook! Era il 4 febbraio del 2004 il giorno in cui il 19enne Mark Zuckerberg decise di lanciare, insieme ai colleghi di Harvard Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, un social network destinato agli studenti del proprio collage.

Da allora sono passati 10 anni, 7,87 miliardi di dollari di fatturato e oltre 1 miliardo di utenti. Un’ascesa inarrestabile che non ha solamente fatto arricchire i creatori, ma ha drasticamente cambiato il modo di vivere delle persone. Perché il successo di Facebook sta proprio qui: è riuscito ad entrare in ogni casa, in ogni computer, in ogni smartphone. Ovunque ci sia una connessione Internet troverete qualcuno collegato a Fb, intento a mettere un “like” agli status dei suoi amici o a commentare una foto scattata la sera prima e pubblicata in diretta.

Il celeberrimo giornale USA Today paragona la nascita del social network a quella di Cristo, una similitudine utilizzata anche da un dirigente dell’azienda che ha affermato:

la Chiesa cattolica ci ha messo duemila anni per raggiungere il miliardo e 200 milioni di fedeli, noi abbiamo centrato lo stesso obiettivo in dieci anni".

E saranno pure dichiarazioni forzate, ma la realtà è che un successo del genere se lo aspettavano in pochi, Zuckerberg compreso.

L’ascesa di Facebook

Dieci anni fa i fondatori pensarono di creare un sito per interconnettere gli studenti di Harvard. Pochi mesi dopo il servizio si aprì ad altre università americane e in soli 12 mesi arrivò a un milione di utenti. Dal mondo universitario si passò a quello dei licei, il social network si aprì al mobile e nel giro di due anni fu reso disponibile a tutti. 360 milioni di utenti nel 2008, 500 milioni nel 2010, 1 miliardo nel 2012.

L’azienda si ampliò rapidamente ed oggi rappresenta un fiore all’occhiello della Silicon Valley con 6.300 dipendenti e un fatturato (2013) pari a 7,87 miliardi di dollari.

Uno dei nodi chiave di quest’ascesa risiede senza dubbio nella pubblicità: furono in molti a chiedersi come si potesse guadagnare denaro con un mezzo del genere, primi tra tutti gli analisti finanziari che nel social network non vedevano alcun margine di profitto. Ma Zuckerberg & Co. ci avevano visto giusto. Oggi Facebook può contare su 25 milioni di inserzioni pubblicitarie a pagamento che gli sono valse oltre 1 miliardo e mezzo di utile netto.

La quotazione

Una delle tappe più importanti della storia di Facebook è stata senza dubbio la quotazione in Borsa, la più grande nell’era internet e la sesta al mondo.
Il debutto avvenne ormai un anno e mezzo fa e più precisamente il 17 maggio 2012, giorno in cui FB aprì le contrattazioni sull’indice Nasdaq con un prezzo di 38 dollari per azioni. Ma l’inizio non fu facile, in pochi mesi il titolo fu protagonista di un vero e proprio crollo, arrivando, il 4 agosto dello stesso anno, ad un valore di 17,7 dollari, meno della metà di quello iniziale.

I dubbi di investitori e analisti trovarono conferma nella performance borsistica dell’azienda, ma poco dopo arrivò la svolta.

La bassa quotazione e la crescita degli investimenti pubblicitari hanno permesso all’azienda di recuperare il terreno perso. Il 2 agosto 2013 venne nuovamente superata la soglia di 38 dollari e ieri le azioni Facebook hanno chiuso a 61,53 dollari, con un valore medio di 32,7.

Le tasse

Il capitolo tasse, quando si parla di Facebook, è uno dei più spinosi. La società ha sede legale in Irlanda, il che garantisce la possibilità di utilizzare quel meccanismo che il Financial Times chiama Double Irish, che altro non è che un metodo per evadere le tasse.

A fronte di un volume d’affari pari a 1,7 miliardi di dollari, la società nel 2013 ha pagato tasse per 1,9 milioni di euro. Com’è possibile? Stabilendo la propria sede legale in una Nazione a fiscalità agevolata dove la corporate tax è pari al 12,5%.

Ma se la cosa può consolarvi, il fisco americano non ha intenzione di far risparmiare neanche un centesimo al fondatore del social network Mark Zuckerberg, che quest’anno verserà 1,1 miliardi di imposte. Una cifra che tiene conto anche dei profitti derivanti dalla quotazione in Borsa che ha fatto volare la fortuna personale del 29enne americano a 13 miliardi di dollari, comprensivi di 2,3 miliardi di stock option.

Secondo le leggi americane Mark Zuckerberg sarà soggetto ad un’aliquota pari al 48,3% (35% per le tasse federali più 13,3 per le tasse californiane). Insomma il conto è salato, ma siamo sicuri che non avrà problemi a saldarlo.

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