Carcere per i grandi evasori confermato nel Decreto fiscale: cosa cambia

Nella manovra finanziaria per il 2020 ci sarà il carcere per i grandi evasori: la manovra appena approvata in Senato prevede l’inasprimento delle pene per omessa e infedele dichiarazione dei redditi e il potenziamento della confisca dei beni.

Carcere per i grandi evasori confermato nel Decreto fiscale: cosa cambia

Il carcere per i grandi evasori ci sarà. La misura è stata confermata dal Senato dopo la votazione del 17 dicembre 2019 sul Decreto fiscale 2020. Molti i punti controversi: dalle “tasse etiche” sulla plastica e il gioco d’azzardo alla legalizzazione della cannabis light.

Invece l’inasprimento delle pene per i reati di omessa e fraudolenta dichiarazione sono passati senza modifiche rispetto al testo precedentemente approvato dalla Camera dei deputati. Quindi sono stati confermati il carcere per i grandi evasori, l’abbassamento della soglia evasa che scattare la punibilità e la confisca sproporzione dei beni, come avviene per i reati di matrice mafiosa.

Così la manovra fiscale aggiorna definitivamente quanto previsto dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 sui reati tributari:

  • la reclusione per dichiarazione fraudolenta passa a minimo 4 anni e massimo 8 anni;
  • la reclusione per dichiarazione infedele passa a minimo 2 anni e massimo 5 anni.
  • In entrambi i casi il carcere scatta quando la somma evasa supera i 100.000 euro e non più 150.000 euro.

Carcere per i grandi evasori: confermato l’inasprimento delle pene

Il testo del Decreto Fiscale appena approvato in Senato conferma il pugno di ferro nei confronti dei grandi evasori. Passano infatti tutte le misure che prevedono l’aumento delle pene per chi non paga le tasse, l’abbassamento della soglia di punibilità e l’estensione della confisca dei beni allargata o per sproporzione.

Nello specifico, la manovra interviene sull’articolo 74 del decreto legislativo del 2000 dedicato ai reati tributari, che ne risulta notevolmente ampliato e introduce ex novo la disciplina della confisca dei beni, estendendo le disposizioni già previste per i reati di mafia.

Così il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante fatture false o documenti inesistenti passa dalla reclusione da 1 anno a 6 anni alla pena più elevata che va da un minimo di 4 anni al massimo di 8 . Tale condotta è commessa da chiunque evade le tasse indicando in dichiarazione dei redditi elementi fittizi o inesistenti.

Mentre è mantenuta la pena attuale, quindi meno severa, quando l’evasione fiscale è sotto la soglia dei 100.000 euro. Se, invece, la cifra evasa supera questa soglia trova applicazione anche la confisca allargata dei beni, ex articolo 240 bis del Codice penale.

Anche il delitto di dichiarazione infedele, quindi per omissione del sostituto d’imposta, risulta sensibilmente inasprito. La pena detentiva prima prevista da minimo un anno a massimo 3 passa da minimo 2 anni a massimo 5.

Per sintetizzare, le novità apportate dalla manovra fiscale in materia di evasione fiscale sono le seguenti:

  • innalzamento delle pene minime e massime per dichiarazione fraudolenta o infedele;
  • estensione della confisca e del sequestro dei beni;
  • abbassamento della soglia che fa scattare il carcere a 100.000 euro anziché 150.000 euro.

Inoltre viene introdotta la responsabilità amministrativa degli enti, persone giuridiche ed associazioni non riconosciute per la violazione di norme in materia tributaria. Anche in questo caso saranno estese la confisca e il sequestro dei beni.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • Dicembre 2019

La responsabilità amministrativa degli enti è tutt’altro che secondaria perché collusi con la falsa dichiarazione in quanto non fanno verifiche e probabilmente si dividono i proventi illeciti, i cd piccoli sodalizi mafiosi-corrotti, la compiacenza la da solamente chi non conosce la professione che esercita. Ben venga il carcere

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