Euro ai minimi storici: gli effetti principali dell’andamento della moneta unica nel 2015

Simone Casavecchia

07/01/2015

Cosa succederà nell’Eurozona se l’euro dovesse continuare a scendere anche nel 2015? La storia della moneta unica, le scelte di politica monetaria e gli effetti sull’economia reale.

Euro ai minimi storici: gli effetti principali dell’andamento della moneta unica nel 2015

Le prime giornate del 2015, caratterizzate da un clima di incertezza riguardo all’andamento del prezzo del petrolio e agli esiti della crisi russa e da una diffusa preoccupazione verso le scelte che il popolo greco farà nelle prossime elezioni politiche hanno segnato l’ennesima discesa dell’euro sul dollaro. Il cambio EUR/USD viaggia oggi intorno a quota 1.188800 dopo aver toccato, lo scorso Lunedì, i nuovi minimi storici da quasi 9 anni sul biglietto verde. Si tratta di un ritorno a un passato lontano circa 16 anni, ovvero a quel 1999 che vide il debutto dell’euro che nella sua prima giornata, dopo aver oscillato, nel cambio col dollaro, tra 1,1740 e 1,1906, si era attestato a quota 1,1825.

Nella sua storia l’euro ha conosciuto molteplici crisi e molteplici cadute collegate alle due fasi di recessione economica avvenute nell’arco della sua storia e ha rischiato più volte la disgregazione nei momenti caratterizzati da maggiore preoccupazione riguardo al debito pubblico (2011) sebbene si sia affermato anche come valuta di riserva per molte Banche Centrali.

L’euro, in ogni caso, non ha mai sostituito il dollaro nel suo ruolo di valuta di riferimento e anche se, nella sua vita, ha subito fasi di rottura prolungata che lo hanno visto ai minimi di 0,8270 dollari, poco prima dello scoppio della grande crisi finanziaria e del crack di Lehmann Brothers, è arrivato a sfiorare anche quota 1,60 dollari. Da quel momento, nonostante i fisiologici momenti di ripresa e di crollo, l’Euro ha iniziato un cammino di discesa che ci ha riportato ai livelli di inizio 1999.

In altri termini, si è tornati quasi a un anno zero dell’Euro, dove l’andamento della moneta unica sembra essere sempre più strettamente collegato alle sorti dell’economia europea e della deflazione, sempre più probabile. Il cambio EUR/USD si configura, quindi, come uno degli obiettivi principali della politica monetaria del board BCE che, attraverso, il più volte annunciato quantitative easing, dovrebbe, nei prossimi mesi giocare la sua carta più importante per il rilancio delle esportazioni europee e della loro competitività.

In base alle stime e alle previsioni degli operatori finanziari di Morgan Stanley e Unicredit, se l’euro dovesse mantenersi sui livelli attuali potrebbe presto avvicinarsi a un livello ritenuto «fair» (1,16 sul cambio EUR/USD) e scendere anche molto più in basso, qualora l’Eurotower ricorresse effettivamente al QE. Non si tratta di un obiettivo facile e scontato perché richiederebbe anche la contemporanea azione, uguale e contraria della Fed, che dovrebbe, in un prossimo futuro, alzare i suoi tassi d’interesse e decretare, in tal modo la fine della politica espansiva degli USA.

Gli effetti di un euro debole, al di là della politica monetaria, sarebbero molteplici e di vasta risonanza, tanto che il cosiddetto mini-euro si sta configurando come una delle novità più importanti del nuovo anno, insieme al calo del prezzo del petrolio.
Secondo le stime e gli studi svolti da Intesa San Paolo questi due fattori, pur in uno scenario complessivo non semplice, un euro debole nel 2015 produrrà sull’economia italiana un impatto positivo di 0,3% sulla crescita italiana nel 2015. Un effetto questo che potrebbe anche essere maggiore o più esteso (anche al 2016) nel caso in cui le quotazioni dell’euro dovessero ancora scendere.

Sempre secondo Intesa San Paolo, dall’Euro debole si otterrà un effetto positivo dell’1,5% sull’export e dello 0,4% sul Pil. Le esportazioni nette potrebbero aggiungere lo 0,3% al Pil, dopo lo 0,5% del 2014. L’export è atteso accelerare al 3,3% dopo l’1,9% di quest’anno, a fronte di un import anch’esso in ripresa (+2,5% da +0,4%).

In particolare saranno proprio le esportazioni verso gli Stati Uniti a godere gli effetti maggiori di un euro debole, mentre si ridurranno quelle verso Russia e Cina. Gli Usa anche per il 2015 assumeranno il ruolo di vero e proprio motore di traino anche per l’economia italiana, confermando un trend che nei primi 11 mesi dello scorso anno ha totalizzato un saldo commerciale positivo per 15,6 miliardi di euro, in crescita del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2013. Stesse considerazioni potrebbero essere svolte per le esportazioni che, a Novembre 2014, sono state di 1,5 miliardi di euro, in salita del 15% rispetto al novembre precedente. Anche nel 2015 saranno le imprese del made in Italy tradizionale (agroalimentare, arredamento) a ottenere i benefici maggiori dall’euro debole, mentre il comparto energetico faticherà di più a causa della scoperta dello shale oil che ha reso gli USA degli esportatori di energia.