Elusione fiscale: Google, Amazon e Starbucks nel mirino di Bruxelles

La Commissione Europea si sta muovendo in direzione della lotta all’elusione fiscale, utilizzata largamente dalle multinazionali quali il colosso Google che continua ad eludere dalla morsa del fisco i propri utili a nove cifre, il tutto attraverso il pagamento dei tributi in stati dalla fiscalità privilegiata.

Google, Amazon e Starbucks nel mirino di Bruxelles

A Bruxelles si sta mettendo a punto una normativa continentale in materia di fisco, per impedire alle imprese di decentrare il pagamento delle tasse in paesi che risultino diversi da quelli dove in realtà è stato realizzato l’utile di gestione.
Tra le società che avrebbero sfruttato al meglio la falla normativa si trovano Google, Amazon e Starbucks.

La Commissione Europea sta spingendo per un significativo rafforzamento delle proprie armi contro quelle delle multinazionali come Google e Amazon che, spostando i propri utili verso i paesi a fiscalità privilegiata, sottraggono in questo modo alle casse degli stati nei quali operano una cifra stimata sui 60 miliardi di dollari all’anno circa.

Un intervento per far quadrare i conti dei Governi

La scelta di Bruxelles di operare giunge in un momento nel quale molti governi si stanno misurando con problemi di liquidità, con una moltitudine di rilevazioni che pongono in essere trattamenti fiscali privilegiati per i Big, con le piccole e medie imprese che contano invece numerosi fallimenti.

La Commissione sembra orientata ad intraprendere un atteggiamento repressivo rispetto alla vicenda, chiedendo agli stati membri di sospendere o cancellare gli attuali accordi sulla doppia imposizione con paesi a fiscalità agevolata, impedendo così alle aziende di utilizzarli per evitare di pagare le tasse.

L’Unione Europea si prepara ad adottare un nuovo codice di condotta in materia di tassazione delle imprese, i cui criteri per l’identificazione dei paradisi fiscali includono nella fattispecie, non solo la mancanza di trasparenza e di rifiuto di scambio di informazioni, ma in primo luogo la presenza di pratiche come l’offerta di agevolazioni fiscali solo per le società non residenti.

Come intervenire per arginare l’elusione

Un primo passo per arginare l’elusione fiscale sarebbe quello della creazione di una clausola anti-abuso nella loro legislazione nazionale, che permetterebbe alle autorità fiscali di non tener conto di eventuali prassi aziendali fatte a scopo fiscale, anziché commerciale.

E ancora, al fine di evitare dei casi «doppia assenza di imposizione», gli Stati membri dovrebbero inserire una clausola nei loro accordi sulla doppia imposizione, specificando che un paese è esentato dal pagare tasse sugli utili solo se tale reddito è tassato nell’altro Stato contraente.

Le Big, Google e Starbucks, hanno usufruito della falla normativa per operare in Europa

Queste mosse andrebbero a colpire paesi come l’Irlanda, che sino ad ora, non solo hanno offerto un regime fiscale favorevole, ma anche dal punto di vista legislativo si trovano a non intervenire con decisione attraverso norme anti-abuso. Non a caso, il paese è sede di numerosissime società americane che operano in Europa a condizioni fiscali estremamente favorevoli, come quelle che lo scorso anno hanno consentito a Google di pagare, in Gran Bretagna, 10 milioni di dollari di tasse a fronte degli oltre 4 miliardi di dollari di fatturato.

Un altro caso da manuale è quello di Starbucks in Gran Bretagna: in tredici anni, solo un esercizio si è chiuso in utile, grazie a una serie di accorgimenti fiscali che coinvolgono paesi fiscalmente soft come la Svizzera e l’Olanda. E neppure Amazon sfugge a queste regole. La multinazionale americana ha rivelato di essere passibile di una multa di 252 milioni di dollari in un documento pubblicato sul sito della Sec.

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