Elezioni regionali: perché è un errore clamoroso votare a fine settembre

Alessandro Cipolla

10/06/2020

08/09/2021 - 16:02

condividi

Il governo si appresta a far svolgere le elezioni regionali, amministrative e il referendum il prossimo 20 e 21 settembre: una data che però potrebbe comportare diverse problematiche, dalla riapertura tardiva delle scuole a un possibile accavallamento con la seconda ondata del coronavirus.

Ormai manca solo l’ufficialità, ma il governo sembrerebbe essere sempre più convinto a indire una sorta di election day il 20 e 21 settembre, accorpando così le elezioni regionali, il primo turno delle amministrative e il referendum sul taglio dei parlamentari.

Se da un lato la scelta di tornare a consentire il voto anche nella mattinata di lunedì è una cosa sensata, visto che si andrebbero a evitare possibili affollamenti ai seggi, così come è più che condivisibile unire tutti gli appuntamenti elettorali del 2020 facendo pure risparmiare qualche soldino, sulla data si starebbe commettendo un errore molto grave.

Non è un caso che i governatori ma non solo sono sul piede di guerra, anche se i presidenti uscenti hanno motivazioni anche personali nel chiedere che le urne vengano aperte il prima possibile: se a luglio non è possibile farlo, allora la prima domenica di settembre.

Due settimane che potrebbero fare una gran differenza, visto che votando a inizio e non quasi alla fine di settembre si andrebbero a creare molti meno disagi al settore scolastico, già costellato di interrogativi, oltre al fatto che si correrebbero meno rischi di incappare nella possibile seconda ondata del coronavirus.

L’errore delle elezioni regionali il 20 settembre

Durante un recente Consiglio dei Ministri, il governo ha deciso che le elezioni amministrative, dopo lo slittamento a causa dell’emergenza coronavirus, si dovranno tenere in una forchetta temporale compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre.

Vista la decisione sacrosanta di accorpare amministrative, regionali e referendum in un unico election day, la Camera ha approvato un emendamento proposto dal forzista Francesco Paolo Sisto che stabilisce come le elezioni non si possono tenere prima del 20 settembre.

Alla luce di queste decisioni prese dal CdM prima e dalla Camera poi, appare ormai scontato che le urne si apriranno domenica 20 e lunedì 21 settembre. I governatori però sembrerebbero essere pronti a far valere la loro autonomia e andare al voto la prima domenica di settembre.

Del resto sarebbe la cosa più ragionevole. Considerando che il referendum comporterà l’apertura dei seggi in tutta Italia, così facendo c’è il serio rischio che l’inizio dell’anno scolastico slitti a ottobre.

Avrebbe poco senso infatti far tornare i ragazzi in aula per poi chiudere subito molti edifici a causa del voto, senza parlare poi di quei comuni che dopo due settimane dovranno richiudere nuovamente per gli eventuali ballottaggi delle comunali.

La cosa migliore, considerando anche che gli studenti mancano dalle classi da inizio marzo, sarebbe quella di svolgere questo election day prima dell’inizio dell’anno scolastico, evitando così una partenza a singhiozzo o uno slittamento.

Rischio coronavirus

C’è poi l’incognita coronavirus. Il Comitato Tecnico Scientifico ha consigliato di votare quando ancora è caldo, ma la data del 20 settembre non sembrerebbe essere al riparo da un possibile accavallamento con la prevista seconda ondata del COVID-19.

I ballottaggi che poi si andrebbero a svolgere a inizio ottobre sarebbero ancora più a rischio. Tutti fattori questi che dovrebbero spingere ad anticipare il prima possibile l’election day, ma anche questa volta le logiche di partito sembrerebbero destinate ad avere la meglio.

Se da un lato i governatori vogliono votare il prima possibile, vista la grande popolarità piovuta loro addosso durante l’emergenza, diversi partiti vorrebbero una apertura delle urne più posticipata possibile proprio nella speranza che questo effetto-virus possa scemare, oltre al volere evitare di dover fare campagna elettorale ad agosto.

C’è poi il comitato referendario che, come se vivesse su Marte e non avesse notato la crisi sanitaria ed economica in corso, non vorrebbe un accorpamento del referendum alle regionali e amministrative.

Un gioco delle parti che sta producendo un pantano politico poco comprensibile, visto che almeno in piena emergenza coronavirus la speranza è che vengano messe da parte le logiche di partito in favore di scelte più responsabili e sensate.

Iscriviti a Money.it