Elezioni amministrative: da Roma a Milano, cosa cambia con il nuovo governo

Alessandro Cipolla

10 Febbraio 2021 - 11:38

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Il governo Draghi irrompe anche sulle elezioni amministrative, dove si voterà in città come Roma, Napoli, Milano e Torino: per le alleanze e i nomi dei candidati, il rebus così si starebbe facendo ancora più complesso.

Elezioni amministrative: da Roma a Milano, cosa cambia con il nuovo governo

Il governo Draghi è pronto a vedere la luce sostenuto da un’ampia maggioranza trasversale, che potrebbe diventare extra large nel caso in cui pure il Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali dovessero votare la fiducia.

Questa crisi di governo si appresta così a volgere al termine, ma per i partiti potrebbe essere solo l’inizio di una nuova fase. Logico quindi volgere lo sguardo alla tornata 2021 delle elezioni amministrative che, Covid permettendo, si dovrebbe svolgere tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Si tratta di un appuntamento molto delicato, visto che le urne si apriranno in cinque delle sei più grandi città italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. Nonostante l’alta posta in palio, al momento sui candidati di certezze ce ne sono ben poche.

Il nuovo governo guidato da Mario Draghi potrebbe così complicare ulteriormente le cose, con pure le alleanze per queste elezioni amministrative che al momento appaiono essere ancora tutte da decidere.

Elezioni amministrative: cosa cambia con Draghi

Prima di parlare delle elezioni amministrative 2021 occorre fare una premessa: al momento non sarebbe al vaglio uno slittamento, per le regionali in Calabria si voterà l’11 aprile, ma se dovesse peggiorare la situazione sanitaria un rinvio a settembre come lo scorso anno sarebbe inevitabile.

Uno slittamento darebbe anche del tempo prezioso ai partiti per delineare le alleanze e scegliere i candidati, visto che al momento tutti gli schieramenti sembrerebbero essere in alto mare: l’unica certezza nelle grandi città interessate dal voto, è quella di una ricandidatura di Beppe Sala a Milano sostenuto dal centrosinistra senza possibilità di una convergenza dei grillini.

Proprio l’alleanza strategica tra PD, M5S e Liberi e Uguali, potrebbe naufragare prima della sua definizione visto l’addio a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte, autentico collante di questo progetto giallorosso.

In questi giorni Nicola Zingaretti e diversi esponenti di LeU hanno ribadito l’importanza di mantenere questo fronte unito anche con il nuovo governo Draghi, ma se ci dovesse essere un Congresso del PD con un nuovo segretario questo progetto potrebbe svanire, magari puntando invece a un dialogo con gli scissionisti di Italia Viva e il fronte moderato.

Si deve considerare poi anche il momento di sostanziale caos all’interno del Movimento 5 Stelle, dove l’ipotesi di una spaccatura non sarebbe così remota al termine del voto su Rousseau.

Nel centrodestra invece, dove Fratelli d’Italia non appoggerà Draghi a differenza di Lega e Forza Italia, ogni discorso sui candidati è stato rimandato a fine crisi di governo, ma anche qui non ci sarebbero più certezze sulla unità della coalizione con gli azzurri che potrebbero smarcarsi dall’ala sovranista.

Da Roma a Milano: gli scenari

In vista delle elezioni amministrative il quadro più delineato sembrerebbe essere quello di Milano. L’attuale sindaco di centrosinistra Beppe Sala correrà per un secondo mandato, il Movimento 5 Stelle andrà per conto proprio e il centrodestra sarà unito, anche se sul nome del candidato l’unica cosa che appare certa è che si tratterà di un civico e non di un politico.

Nelle altre città il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle starebbero cercando di capire se ci sono i presupposti per una alleanza, che però non dovrebbe interessare Bologna dove i dem hanno la forza per vincere al primo turno anche da soli.

Dove una fumata bianca per una coalizione giallorossa appare essere più probabile è a Napoli: il sogno sarebbe quello di una candidatura di Roberto Fico, con gli ormai ex ministri Gaetano Manfredi e Vincenzo Amendola possibili alternative.

Situazione più complessa a Torino dove, nonostante la decisione di Chiara Appendino di non ricandidarsi, i dialoghi per un simposio giallorosso sarebbero ancora in alto mare anche se il PD al momento avrebbe congelato le primarie.

L’intrigo maggiore però è a Roma, dove Virginia Raggi vorrebbe presentarsi di nuovo rendendo così impossibile un asse con il PD. Nei giorni scorsi si era parlato di una candidatura di Giuseppe Conte, ipotesi subito smentita dal diretto interessato, con i dem che in mancanza di alternative alla fine potrebbero appoggiare obtorto collo la corsa di Carlo Calenda.

Nella capitale fumata bianca lontana pure per il centrodestra, che invece a Napoli e Torino potrebbero puntare rispettivamente sul magistrato Catello Maresca e sull’imprenditore Paolo Damilano.

A Roma da tempo Forza Italia ha lanciato l’ipotesi di Guido Bertolaso, ma a riguardo ci sarebbe un veto di Giorgia Meloni che starebbe pensando invece al presidente della Croce Rossa Francesco Rocca.

La composizione del governo Draghi e soprattutto quella dell squadra dei ministri potrebbe però stravolgere ogni discorso in atto, alimentando gli interrogativi così su queste elezioni amministrative che al momento, nonostante il tempo a disposizione sia sempre meno, sembrerebbero apparire come una sciarada sia per la data che per capire quali saranno i candidati in campo.

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