Economia italiana: quale futuro post COVID-19?

Economia italiana: quali scenari e prospettive porta con sé la pandemia COVID-19, in un paese già «malato»?

Dopo la risalita oltre quota 20.000 punti, nell’ultimo periodo il Ftse Mib ha registrato un nuovo calo scendendo sotto quota 19.000 nella giornata di venerdì scorso.
Dopo un inizio negativo nella giornata di lunedì, Piazza affari, spinta dall’annuncio della FED in merito agli acquisti di corporate bond, sta recuperando terreno con guadagni superiori al 4%.

Oltre alle vicende internazionali, quali l’aumento di contagi da COVID-19 e incertezze sull’accordo Brexit, quali sono i fattori che impattano di più sull’economia italiana e di rimando su Piazza Affari?

L’impatto del COVID-19 sull’economia italiana

La pandemia COVID-19 ha portato il sistema economico globale in una fase di forte contrazione economica.
Con una situazione economica già di per sé precaria, fortemente costituita da un elevato tasso di disoccupazione, elevato debito pubblico e bassa crescita del PIL, l’Italia è uno dei paesi che maggiormente sta pagando le spese legate alla crisi del coronavirus.

Le misure messe in atto dal governo per ridurre la diffusione del COVID-19 tra la popolazione italiana hanno ridotto l’occupazione e la produzione delle imprese.

Si stima che nel primo trimestre del 2020 sono stati persi 101 mila posti di lavoro, mentre quattro imprese su dieci dichiarano di aver perso più del 50% del fatturato nei mesi di marzo e aprile con un’incidenza maggiore nel Centro–Sud (55% di imprese con il fatturato in calo).

La riduzione della domanda di beni e servizi, sia locale che nazionale, e la riduzione della produzione a livello globale hanno fatto ridurre il prezzo del petrolio sui mercati futures nei mesi scorsi, con forti ricadute sul settore bancario in quanto:

  • le banche sono i maggiori finanziatori delle imprese petrolifere;
  • il crollo del prezzo del petrolio e svalutazione dell’euro nel mese di marzo ha penalizzato le banche, le quali, essendo il principale player sul mercato delle valute, hanno registrato forti perdite sul forex.

La dinamica globale sopra descritta, insieme alla riduzione di produzione e al calo dell’occupazione nella penisola italiana, ha messo a serio rischio anche la resilienza del sistema bancario italiano.

Il tessuto imprenditoriale italiano, essendo costituito principalmente da piccole medie imprese o imprese a conduzione familiare, è fortemente dipendente dal finanziamento bancario per la conduzione della sua attività.

La minor produzione delle imprese e la minor occupazione dei lavoratori ha reso impossibile per il sistema bancario italiano, già compromesso dai tassi di policy ai minimi storici, di finanziare i soggetti dell’economia reale.

Sussiste un problema legato alla liquidità da erogare a famiglie e imprese, che il governo Conte ha tentato di risolvere con il decreto Liquidità

Il governo Conte risponde con il decreto Liquidità, ma è abbastanza?

Nonostante l’allentamento delle misure di contenimento del COVID-19 nell’ultimo mese, un’impresa su tre registrerà un calo di produzione sia locale che nazionale (-32,1% contro -30,3%) nei prossimi mesi.

Per sostenere il tessuto imprenditoriale italiano e ridurre il problema di liquidità a disposizione delle imprese, il governo Conte ha di recente approvato il decreto Liquidità. Questa misura trasforma il Fondo Garanzia PMI in uno strumento capace di garantire fino a 100 miliardi di euro di liquidità.

Il Fondo di garanzia agisce su linee differenti in funzione sia dell’ammontare di denaro richiesto che dei ricavi delle imprese con la possibilità di misure straordinarie a sostegno dell’export Made in Italy .

Parallelamente al decreto Liquidità, la task force nominata dal governo Conte e capeggiata da Vittorio Colao, durante gli Stati Generali a Villa Phamphili sta studiando le strategie per far ripartire l’economia italiana.

Nonostante la buona volontà da parte del governo di predisporre misure per far ripartire il paese, ci sono ancora dei ritardi sulla tempistiche di erogazione dei finanziamenti richiesti sulla base del decreto liquidità.

Questo ritardo, insieme al calo recente della produzione industriale italiana (-19%) e le recenti stime da parte di Istat in merito alla crescita del PIL italiano (-8,3% su base annua), dipingono uno scenario tutt’altro che roseo per il nostro paese già affaticato da problemi di lunga data.

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