Gran Bretagna, FCA potrebbe bandire i derivati su Bitcoin e altre criptovalute

L’autorità britannica ha dimostrato che il prezzo del Bitcoin è in media quattro volte più volatile rispetto a quello delle materie prime relativamente più volatili

Gran Bretagna, FCA potrebbe bandire i derivati su Bitcoin e altre criptovalute

La Gran Bretagna potrebbe presto vietare l’uso di contratti derivati su Bitcoin e le altre criptovalute.

La proposta della Financial Conduct Authority (FCA) arriva dopo una ricerca dove si è dimostrato scientificamente che il prezzo del Bitcoin è in media quattro volte più volatile rispetto a quello delle materie prime relativamente più volatili come succo d’arancia o i lean-hog future.

L’autorità d’Oltremanica ha affermato che tali oscillazioni dei prezzi possono esacerbarsi e diventare più problematiche per i singoli investitori in strumenti derivati che incorporano la leva finanziaria, dove gli effetti di un movimento del sottostante possono essere amplificati utilizzando denaro in prestito, sia se a favore ma anche se contro.

«Quando due analisti impiegano lo stesso modello di pricing per valutare un derivato con sostentante il Bitcoin è probabile che essi giungano a due valutazioni molto diverse, con differenza che possono oscillare fra i 20 dollari e di 8.000 dollari», si legge nelle pagine del report pubblicato dal Wall Street Journal.

Boom criptovalute intensifica attività su strumenti derivati

Con il mega rally di fine maggio/inizio giugno il Bitcoin è tornato sopra i 10mila punti. Questo traguardo ha riportato attenzione mediatica sul mondo delle valute virtuali e con esso l’attività degli operatori sui vari criptoexchange si è intensificata.
Dai dati Coindesk è aumentato l’interesse per prodotti più esotici collegati alle valute digitali, soprattutto Bitcoin ed Ethereum.

Leggi anche Le criptovalute migliori e peggiori del 2019 (finora).

I derivati delle criptovalute hanno costituito un argomento chiave della conferenza che si è tenuta questa settimana a Taiwan, durante la quale Nouriel Roubini, economista della New York University e scettico dei bitcoin, ha intrattenuto un dibattito con Arthur Hayes, alla guida di BitMEX, piattaforma basata alle Seychelles che si occupa di derivati delle criptovalute e che permette ai suoi utenti di scambiare con leve 1:100.

Criticità e resistenze dei regolatori

Ma dal 2017, anno del vero boom mediatico delle criptovalute, i derivati sul Bitoin & Co. sono arrivati anche sui mercati regolamentati come i futures sul CBOE e CME di Chicago o l’ETN quotato sul Nasdaq OMX di Stoccolma.

Vero è che poi, però, la corsa verso questi strumenti ha subito una repentina battuta d’arresto, tanto che da anni ormai che la SEC negli Stati Uniti sta bloccando l’avvio del primo ETF su Bitcoin anche nei parterre di Wall Street.

Quest’anno ben due società emittenti si sono viste negare l’autorizzazione all’emissione di ETF, parliamo di BitWise e VanEck. A maggio la SEC ha deciso di posticipare la decisione da prendere nei confronti dell’ETF bitcoin ad agosto 2019. Non manca molto.

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