Def, la vittoria di Conte

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la nota di aggiornamento al Def: il premier Giuseppe Conte per il momento è riuscito a non scontentare nessuno, sterilizzando l’aumento dell’Iva anche se la prossima manovra sarà molto timida.

Def, la vittoria di Conte

La situazione di partenza l’aveva perfettamente sintetizzata il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, con la ormai celebre frase “dobbiamo pagare il conto del Papeete” in merito a cosa aspettarsi da questa legge di Bilancio 2020.

La cornice poi non era delle più semplici per Giuseppe Conte, che adesso non deve fare più i conti con le sparate di Matteo Salvini ma con le machiavelliche trame del PD e dei fuoriusciti renziani senza parlare di un Luigi Di Maio sempre pronto a puntare i piedi, ma alla fine il premier per il momento ce l’ha fatta.

Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della nota di aggiornamento al Def, Conte è riuscito per ora a sterilizzare in toto l’aumento dell’Iva senza aumentare le tasse, anche se il taglio del cuneo fiscale nel 2020 sarà meno incisivo di quanto ci si aspettava.

Soprattutto il premier è riuscito a trovare una sintesi tra chi voleva anteporre le esigenze di cassa (PD) e chi invece non voleva offrire assist elettorali a Salvini (5 Stelle e Renzi), anche se la strada per l’approvazione definitiva della legge di Bilancio è ancora lunga con altri momenti di tensione che saranno sempre dietro l’angolo.

A Conte il primo round del Def

Questa del 2020 sarà una manovra economica di assestamento. A differenza dei proclami salviniani che quando a luglio era ancora nel governo prometteva una manovra espansiva insieme allo stop all’Iva, i giallorossi per prima cosa hanno deciso di dare stabilità al Paese.

Sui 29 miliardi totali della legge di Bilancio nella nota di aggiornamento al Def si legge come 23,1 miliardi saranno utilizzati per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, 2 miliardi per le spese indifferibili, 2,7 miliardi per il taglio al cuneo fiscale, 1 miliardo per l’ambiente e il poco rimanente per la scuola.

Di certo niente di entusiasmante ma il sentiero per il governo era abbastanza stretto, con Giuseppe Conte che dovuto mediare tra due visioni opposte all’interno della sua maggioranza dove si è registrato un inedito asse tra Di Maio e Renzi.

Per il Partito Democratico poteva essere una buona soluzione l’aumento selettivo dell’Iva per trovare così i fondi necessari per aumentare le risorse per gli investimenti. Il Movimento 5 Stelle e Italia Viva hanno però innalzato un autentico muro, contrari a ogni ipotesi di aumento delle imposte.

Un aumento anche parziale dell’Iva avrebbe infatti prestato il fianco agli attacchi di Matteo Salvini, meglio allora rimandare il pieno taglio del cuneo fiscale al 2021 quando le clausole di salvaguardia da sterilizzare saranno meno impegnative.

Dopo due riunioni fiume alla fine la sintesi è stata trovata, con Conte che è riuscito a non scontentare nessuno tra i gialloverdi mantenendo così la sua promessa di stoppare l’Iva e, forse, anche quella degli asili nido gratuiti.

Non è stato facile però arrivare a questo accordo, tanto che il “basta giochini” pronunciato dal premier nei confronti della sua maggioranza è l’emblema di quanto le esigenze politiche pesino anche con i giallorossi, per una campagna elettorale permanente che giocoforza si incentrerà molto su questa manovra economica.

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