Decreto Dignità: le posizioni di politici, imprenditori e CGIL

Martina Cancellieri

08/07/2018

Temi scottanti quelli dei contratti a termine con causali dal secondo rinnovo e l’ipotesi di reintrodurre i voucher per combattere il lavoro in nero

Decreto Dignità: le posizioni di politici, imprenditori e CGIL

Di Maio: «Col Decreto Dignità diamo un colpo morale al precariato, ad una parte della burocrazia e diciamo basta alla pubblicità del gioco d’azzardo».

Mentre il testo del Decreto Dignità è in fase di approvazione da parte della Camera, in questi giorni politici, imprenditori e membri CGIL si sono espressi a riguardo e continuano ad intervenire sui pro e soprattutto i contro di tale riforma del lavoro. Ci si sta chiedendo se, prima dell’entrata in vigore, il decreto subirà alcune modifiche. Intanto andiamo a vedere quali sono gli elementi meno condivisi e più controversi della questione e quali invece vedono tutti d’accordo.

Il punto di vista di CGIL e imprese

La segretaria confederale della CGIL Tania Sacchetti afferma che il Decreto Dignità non sia affatto, come professa Di Maio, lo smantellamento del Jobs Act né delle norme che hanno alimentato il mercato del lavoro nell’ultimo ventennio. Sacchetti spiega come ritenga contraddittorio fare un decreto che intervenga su misure come il tempo determinato con la reintroduzione delle causali e la limitazione al suo utilizzo e contemporaneamente fare una discussione sul ripristino dei vecchi voucher. “La precarietà”, dice Sacchetti, “è un tema complesso, e la somministrazione dei voucher è una delle forme più tutelate, seppur di precarietà”. Al di là dei voucher, l’Italia conta 3 milioni di lavoratori in nero e 9 milioni di cittadini poveri, di cui gran parte lavoratori. Sacchetti dichiara infine che la parte più problematica è quella che riguarda l’aspetto fiscale del decreto “perché dà messaggi molto sbagliati chiamando per semplificazione la riduzione di misure a contrasto dell’evasione e dell’elusione che portano via miliardi di PIL al nostro Paese”.

La protesta più grande viene dalle imprese che nel decreto non vedono maggior lavoro stabile ma solamente un aumento del contenzioso, lo esprime chiaramente l’imprenditore Marco Gay: “io credo che il Decreto Dignità sia un passo indietro, non si può parlare di lavoro oggi se non si tiene conto di cosa esso crei: c’è bisogno di investimenti nello sviluppo, nessuno parla di non dare tutele ma non si può semplificare un mercato dinamico come quello del lavoro, figlio dei tempi e delle necessità. La burocratizzazione e i contratti a termine, prima senza e poi con la causale, diventano solo un blocco alle assunzioni”.

Cosa ne pensano i politici

Maurizio Lupi (PdL) lo ritiene un decreto «folle» con il rischio, se si pensa alla grande distribuzione, di perdere addirittura oltre 700mila posti di lavoro nel giro di pochi mesi. Secondo Lupi ci sono elementi puntuali su cui si deve intervenire tra cui gli incentivi agli investimenti esteri, alle imprese e premiare il lavoro a tempo indeterminato ma non penalizzare quello «flessibile» a tempo determinato.

David Ermini (PD) afferma che il Governo Gentiloni ha sbagliato ad aver eliminato i voucher, è stato il loro abuso ad averli «uccisi». Anche Ermini è del parere che il DL creerà nuova disoccupazione mettendo inoltre in difficoltà le micro e piccole imprese, aumentando il contenzioso «in modo disastroso».

Alessandra Mussolini (FI) dichiara di essere d’accordo con la Lega riguardo la reintroduzione dei voucher la cui alternativa è il lavoro in nero. «Meno Di Maio, più Centinaio» è lo slogan di Bernini e Gelmini (FI), anch’esse favorevoli alla reintroduzione dei voucher mediante un emendamento al decreto dignità.

Il vicepremier della Lega Salvini vuole considerare la possibilità di reinserire i voucher come strumento utile e indispensabile per turismo, agricoltura, lavori stagionali, e anche per quelle famiglie che sono state costrette al nero.

Barbara Saltamartini (Lega) pone l’attenzione su tre importanti punti del decreto che mettono d’accordo tutto il governo:

  1. La lotta al precariato
  2. Le penalizzazioni alle aziende che delocalizzano
  3. Lo stop alla pubblicità sui giochi d’azzardo per combattere la ludopatia

D’accordo su primo e terzo punto Stefano Fassina (LeU), il quale afferma che le misure riguardanti il lavoro e il gioco d’azzardo vanno sì nella direzione giusta anche se le decisioni specifiche per contrastare la precarietà possono essere migliorate. Si torna ancora al tema delle causali: Fassina si domanda perché non proporle fin dal primo contratto, per scongiurare il proliferare di contratti a termine che non verranno mai rinnovati dopo la prima scadenza.

Sulla lotta alla ludopatia e, nello specifico, sul divieto di fare pubblicità al gioco d’azzardo, si è pronunciata in modo entusiastico Beatrice Lorenzin (AP). Favorevole anche al ripristino dei voucher che, come Salvini, ritiene fondamentali in alcuni settori. Anche per Lorenzin la preoccupazione più grande è rivolta ai vari elementi che portano maggiore rigidità nel mercato del lavoro, dichiarando che esso ha bisogno di essere ripensato con senso pratico e non va dunque guardato con «occhiali ideologici».

Sono diverse le criticità portate a galla dai sindacati e dalle numerose personalità politiche e imprenditoriali. Il testo ufficiale del DL è atteso alla Camera per martedì prossimo dove il Parlamento avrà trenta giorni, invece dei canonici sessanta, per convertirlo in legge. Intanto le varie rimostranze hanno portato a riflettere il neo Ministro del Lavoro che si dice aperto al dialogo con parlamentari e parti sociali per apportare eventuali miglioramenti.