Crollo Big Tech cinesi, oltre $250 miliardi bruciati a Hong Kong

Crollano le Big Tech cinesi alla Borsa di Hong Kong con una perdita complessiva di oltre 250 miliardi di dollari. Tra i motivi, l’annuncio del Governo di nuove norme anti-monopolio e vaccino anti-Covid.

Crollo Big Tech cinesi, oltre $250 miliardi bruciati a Hong Kong

Crollo delle 5 maggiori Big Tech cinesi che hanno bruciato una cifra complessiva superiore a 250 miliardi di dollari alla Borsa di Hong Kong.

Al momento in cui scriviamo Alibaba Group sta registrando una perdita di oltre il 9%, Tencent Holdings di oltre il 6%, Xiaomi oltre l’8%, Meituan Dianping e JD.com oltre il 9%.

Anche l’indice Hang Seng Tech, il quale contiene 30 delle più importanti compagnie tecnologiche cinesi, sta osservando pesanti perdite.

Crollo Big Tech cinesi, oltre $250 miliardi bruciati a Hong Kong

Una delle ragioni principali delle negative di queste società sarebbe l’annuncio di martedì da parte del Governo di Pechino di voler attuare una serie di regole con l’obiettivo di limitare il comportamento monopolistico delle aziende sul web.

Quindi, secondo diversi analisti, i titoli nel mercato azionario starebbero risentendo in maniera particolare di una futura normativa da parte dell’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato.

Non è la prima sorpresa che ha riservato il mercato di Hong Kong negli ultimi giorni, dato che solo la settimana scorsa si era assistito alla mossa shock da parte dell’autorità cinese di sospendere l’IPO di Ant Group dal valore record di 34,5 miliardi di dollari.

Governo cinese contro il monopolio dei colossi tecnologici

L’esecutivo guidato da Xi Jinping starebbe quindi puntando a ridurre sempre di più l’influenza delle società private, diventate negli ultimi anni il principale motore di crescita della Cina.

Infatti, negli anni precedenti, aziende come Alibaba hanno avuto una libertà pressoché illimitata di investimento e di finanziamento di nuove startup, costruendo imperi economici in grado di influenzare i settori dell’e-commerce, della finanza digitale, dei social media e dell’entertainment.

L’antitrust cinese sta quindi cercando di varare delle nuove norme che permettano alle piccole e medie aziende di non venire schiacciate dai colossi del settore attraverso l’acquisizione di dati sensibili dei consumatori e alleanze anticoncorrenziali.

Una posizione simile a quella che, ad esempio, sta adottando l’Unione Europea nei confronti di Amazon, accusata di aver utilizzato i dati dei venditori terzi a proprio vantaggio.

Vaccino anti-Covid e crisi della “stay at home economy”

Questo non è però l’unico parallelo che si può fare con l’economia occidentale. Anche a Wall Street si è registrato un crollo delle azioni della cosiddetta “stay at home economy”, in seguito alla notizia di Pfizer sui risultati positivi dello sviluppo del vaccino anti-Covid.

Molti investitori in tutto il modo starebbero sganciando i propri fondi da quelle società quotate in Borsa sviluppatesi enormemente con l’attuazione di lockdown e altre misure restrittive, le quali hanno costretto le persone a passare la maggior parte del proprio tempo all’interno delle proprie abitazioni durante la pandemia.

L’ipotesi di fondo è che, una volta terminate le restrizioni, l’utilizzo di questi prodotti subirà un calo a favore di compagnie che operano in altri settori, tra cui quello dei viaggi.

Argomenti:

Cina Borse Alibaba

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