Una metropoli cinese è passata da essere un inferno di smog ad avere 311 giorni di buona qualità dell’aria nel 2025. Ecco dove è successo e perché
Gli appassionati di sport olimpici ricorderanno ancora le immagini dell’edizione di Pechino 2008. Oltre alle medaglie i servizi giornalistici mostravano una città schiacciata dallo smog in cui si vedevano a malapena i palazzi.
Un film dell’orrore che, per fortuna, oggi non esiste più. Nel 2025 a Pechino ci sono stati 311 giorni con aria di qualità “buona” o “moderata”, la concentrazione di PM2.5 media è calata fino 27 µg/m³ e gli abitanti sono tornati finalmente a vedere l’azzurro del cielo.
Ma proviamo a capire come è stato possibile raggiungere un traguardo di questo tipo.
12 anni di successi nella lotta all’inquinamento
Nei 5 anni successivi alle Olimpiadi, la situazione è ulteriormente peggiorata. L’industrializzazione e l’urbanizzazione sfrenate della Cina hanno portato nel 2013 a una concentrazione media di PM2.5 di 100 µg/m³.
Da quel picco massimo, però, le cose sono cambiate drasticamente e Pechino sembra un’altra città. Lo scorso anno i giorni con buona qualità dell’aria, considerando tutti gli inquinanti, sono stati 311 e soltanto una giornata è stata classificata come “fortemente inquinata”. Nel 2013 erano state 58.
Gli enormi miglioramenti sono il frutto di scelte precise dell’amministrazione locale e di quella centrale. Sono arrivate chiusure temporanee delle fabbriche e blocchi del traffico, restrizioni severe per le industrie più inquinanti e un progressivo abbandono del carbone.
A Pechino, inoltre, è stato fissato un numero massimo di immatricolazioni di veicoli non elettrici e le auto termiche possono circolare solo pochi giorni a settimana.
Il ruolo decisivo delle auto elettriche
La mobilità elettrica è stata decisiva nel “miracolo ambientale” di Pechino. Nel 2020 le immatricolazioni di auto elettriche e plug-in erano il 5% del totale. Nel 2025 sono salite al 50%.
Una svolta estremamente rapida arrivata grazie a politiche commerciali, incentivi e standard sempre più rigidi sulle emissioni che hanno reso i motori termici sempre meno convenienti e competitivi.
Il risultato, confermato dai visitatori stranieri, è che oggi Pechino è una città in cui si respira bene, in cui ci sono pochissimi rumori e in cui è possibile ammirare arte e cultura nel loro massimo splendore.
L’inquinamento è sparito o è stato “spostato”?
Purtroppo, però, la situazione è meno rosea di quel che sembra. Il piano nazionale di riduzione delle emissioni di PM2,5 del 2013 ha indubbiamente migliorato la vita degli abitanti di Pechino, di Tianjin e di tutte le città dell’est comprese nella provincia di Hebei e nel delta dello Yangtze.
E ottimi risultati sono arrivati anche dopo il piano del 2018 che ha imposto tetti massimi di inquinamento per l’area di Pechino e per la pianura di Fenwei, ricca di riserve di carbone.
A ovest e a sud, però, le cose non sono andate esattamente così. Nel primo trimestre 2025 i livelli di PM2,5 in regioni come quelle del Guangxi, dello Xinjiang e dello Yunnan, sono cresciuti rispettivamente del 32%, dell’8% e del 14%.
Il miglioramento, a conti fatti, riguarda soltanto la zona costiera dal Paese. Ovvero quella più industrializzata, popolata e “famosa”.
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