Una delle città con più smog del pianeta è riuscita ad avere più di 300 giorni in un anno con aria di ottima qualità

Andrea Fabbri

14 Marzo 2026 - 07:21

Una metropoli cinese è passata da essere un inferno di smog ad avere 311 giorni di buona qualità dell’aria nel 2025. Ecco dove è successo e perché

Una delle città con più smog del pianeta è riuscita ad avere più di 300 giorni in un anno con aria di ottima qualità

Gli appassionati di sport olimpici ricorderanno ancora le immagini dell’edizione di Pechino 2008. Oltre alle medaglie i servizi giornalistici mostravano una città schiacciata dallo smog in cui si vedevano a malapena i palazzi.

Un film dell’orrore che, per fortuna, oggi non esiste più. Nel 2025 a Pechino ci sono stati 311 giorni con aria di qualità “buona” o “moderata”, la concentrazione di PM2.5 media è calata fino 27 µg/m³ e gli abitanti sono tornati finalmente a vedere l’azzurro del cielo.

Ma proviamo a capire come è stato possibile raggiungere un traguardo di questo tipo.

12 anni di successi nella lotta all’inquinamento

Nei 5 anni successivi alle Olimpiadi, la situazione è ulteriormente peggiorata. L’industrializzazione e l’urbanizzazione sfrenate della Cina hanno portato nel 2013 a una concentrazione media di PM2.5 di 100 µg/m³.

Da quel picco massimo, però, le cose sono cambiate drasticamente e Pechino sembra un’altra città. Lo scorso anno i giorni con buona qualità dell’aria, considerando tutti gli inquinanti, sono stati 311 e soltanto una giornata è stata classificata come “fortemente inquinata”. Nel 2013 erano state 58.

Gli enormi miglioramenti sono il frutto di scelte precise dell’amministrazione locale e di quella centrale. Sono arrivate chiusure temporanee delle fabbriche e blocchi del traffico, restrizioni severe per le industrie più inquinanti e un progressivo abbandono del carbone.

A Pechino, inoltre, è stato fissato un numero massimo di immatricolazioni di veicoli non elettrici e le auto termiche possono circolare solo pochi giorni a settimana.

Il ruolo decisivo delle auto elettriche

La mobilità elettrica è stata decisiva nel “miracolo ambientale” di Pechino. Nel 2020 le immatricolazioni di auto elettriche e plug-in erano il 5% del totale. Nel 2025 sono salite al 50%.

Una svolta estremamente rapida arrivata grazie a politiche commerciali, incentivi e standard sempre più rigidi sulle emissioni che hanno reso i motori termici sempre meno convenienti e competitivi.

Il risultato, confermato dai visitatori stranieri, è che oggi Pechino è una città in cui si respira bene, in cui ci sono pochissimi rumori e in cui è possibile ammirare arte e cultura nel loro massimo splendore.

L’inquinamento è sparito o è stato “spostato”?

Purtroppo, però, la situazione è meno rosea di quel che sembra. Il piano nazionale di riduzione delle emissioni di PM2,5 del 2013 ha indubbiamente migliorato la vita degli abitanti di Pechino, di Tianjin e di tutte le città dell’est comprese nella provincia di Hebei e nel delta dello Yangtze.

E ottimi risultati sono arrivati anche dopo il piano del 2018 che ha imposto tetti massimi di inquinamento per l’area di Pechino e per la pianura di Fenwei, ricca di riserve di carbone.

A ovest e a sud, però, le cose non sono andate esattamente così. Nel primo trimestre 2025 i livelli di PM2,5 in regioni come quelle del Guangxi, dello Xinjiang e dello Yunnan, sono cresciuti rispettivamente del 32%, dell’8% e del 14%.

Il miglioramento, a conti fatti, riguarda soltanto la zona costiera dal Paese. Ovvero quella più industrializzata, popolata e “famosa”.

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